Warhol & Friends (recensione)

A distanza di 31 anni dalla morte Andy Warhol non smette di "replicare" la sua arte e affascina oggi come allora

In scena quasi contemporaneamente due diverse esposizioni, a Roma al Complesso del Vittoriano e a Bologna a Palazzo Albergati, entrambe dedicate al genio indiscusso della Pop Art: siamo praticamente certi che anche il comitato organizzativo (Gruppo Arthemisia) abbia pensato di rendere così omaggio al genio (indiscutibile) di Andy Warhol, "replicando" le sue opere in due location contemporaneamente e non fornendo nessun appiglio agli amanti dell'arte, ma solo a parole: dall'Italia centrale in giù, è possibile visitare la "vera essenza di Warhol"; mentre dall'Italia centrale in su, ci si può immergere nella "pop art" degli anni ottanta, scoprendo non solo l'artista di origini slovacche, ma anche i suoi "Friends", compiendo un viaggio in un decennio che ha lasciato tracce indelebili non solo in ogni sfaccettatura dell'arte, ma anche nella storia. Per nostra comodità, abbiamo visitato la seconda.

In realtà il decennio che si trova descritto, illustrato, spiegato, immaginato, vissuto e realizzato artisticamente (vorremo trovare degli altri verbi per rendere appieno quello che è l'exhibition) da Warhol, parte da ben prima degli anni Ottanta, perché la genesi di un periodo artistico non è frutto solo dell’ispirazione del momento, ma anche e soprattutto di una storicità pregressa che trova (momentanea) completezza nell’apice creativo di uno o più suoi esponenti. L’allestimento è diviso in undici sezioni nelle quali ci si “perde” volentieri, avendo comunque sempre ben chiari dei punti di riferimento forniti da date, eventi caratterizzanti, simboli. In Andy Warhol Highlights si estrinseca la poetica di Warhol che comincia la sua carriera artistica trasferendosi da Pittsburgh a New York, la “nuova Mecca” dell’arte. Dai libri illustrati alla pubblicità, dai negozi d’abbigliamento ai dischi, Warhol arriva alla celebrità quando, nel 1962, “Time” pubblica le 32 Campbell’s Soup. 

Estremizzando il concetto di “pop”, nell’accezione di popolare, e riproducendo in maniera seriale (con ben poche differenze tra un esemplare e l’altro) un oggetto o un soggetto, Warhol supera il concetto dell’opera d’arte come unicum, in una provocazione evidente: l’arte può essere “consumata”, anche visivamente, come qualsiasi altro prodotto. Questa “astrazione” diventa paragonabile solo alle rivoluzioni compiute da Marcel Duchamp (forse in un azzardato rovesciamento o interpretazione di decontestualizzazione dell’arte) segnando l’inizio dell’arte contemporanea così come la conosciamo. Ad attirare l’attenzione, sicuramente il ritratto di Marilyn Monroe, elaborazione e interpretazione cromatica del famoso scatto di Gene Korman, durante le riprese del film "Niagara" (di Henry Hathaway, 1953) ed icona, come Mao Tze Tung, la Coca Cola, il Dollaro, della “nuova era americana”.

Anche solo una delle altre dieci sezioni presenti nel percorso espositivo basterebbe per consigliare la visita alla mostra: in un decennio (quello appunto degli anni ‘80) che comincia con l’elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti e con l’uccisione di John Lennon, New York calamita ancora di più (se possibile) verso se stessa tutte le menti creative in vita. Si diffonde la Street Art (che compone la seconda sezione): una rivoluzione in cui “ricadono” Basquiat, Haring, Scharf e lo stesso Warhol, in una frenesia che solo la visione della metropolitana e della banchina d’attesa riescono a spiegare.

La New Wave, La Transavanguardia internazionale, Neo Geo - Appropriazionismo - Concettuali, Woman: sezioni che conducono, o semplicemente accompagnano con le opere presenti dei vari artisti, i Portraits di Warhol e le sue Polaroid. “Quando mi sono fatto l'autoritratto, ho evitato di riprodurre tutti i brufoli perché è così che si dovrebbe fare sempre. I brufoli sono una condizione temporanea e non hanno niente a che fare con il tuo vero aspetto. Ometti sempre i difetti: non fanno parte della bella immagine che vuoi ottenere”.

Warhol affronta il ritratto come l’autoritratto, con pochi tratti salienti che descrivono il soggetto - sia esso Marylin, Agnelli, Lenin, realizzando e creando degli status symbol - e con la stessa tecnica che utilizza nel cinema o nelle sue fotografie, scattate con un macchina Polaroid dalla quale non si separa mai. Opere d’arte che dalla sua mente si “sviluppano” istantaneamente davanti ai suoi occhi quasi in una “performance” e che diventano copertine di dischi dei Rolling Stones o piccoli (ma solo per dimensioni) capolavori. Famoso e ovviamente esposto, il “Ritratto di Andy Warhol con la sua polaroid” realizzato da Oliviero Toscani.

Discorso a parte meritano la sezione Just Kids: Robert Mapplethorpe e Patti Smith live e Songs for Drella: la fine del decennio. La sezione dedicata ai primi due prende il nome dal memoir letterario (Just Kids appunto) dedicato da Patti Smith a Robert Mapplethorne, con il quale iniziò la carriera artistica, prima di imbracciare la chitarra elettrica. I due “crescono” nel mondo della Beat generation e della New York Bohèmienne, a stretto contatto con Warhol e con altri menti libere del Paese, quasi in una “comune” artistica. Giovani, passionali, senza inibizioni, passano il tempo a disegnare, fotografare, utilizzano ogni tipo di spazio per riempirlo di arte, citandosi e copiandosi in una frenesia poco contenibile, fino a diventare fotografo lui e "sacerdotessa del punk" lei. Vi consigliamo, in proposito, di lasciarvi il tempo per rimanere nella stanza "54", dove senza soluzione di continuità viene proposto il meglio del meglio, in video, della musica di quegli anni: una vera gioia per le orecchie e un'immersione nostalgica nella disco.   

A Mapplethorne viene diagnosticato l’AIDS nel 1986 e muore tre anni dopo. Nel 1987 scompare Warhol a causa di complicazioni per un “banale” intervento chirurgico. E’ la “Fine del decennio” che non può che essere celebrata attraverso Songs for Drella: Lou Reed e John Cale, che grazie a Andy hanno iniziato la carriera nei Velvet Underground, ritornano insieme per una dedica musicale al “genio” della Pop Art. Drella è Warhol, nell’unione simbolica delle sue due sfaccettature più evidenti tra le tante: Dracula il vampiro e la tenera e innocente Cinderella. 

Chiude la mostra l’undicesima sezione, “I Volti degli anni ‘80”. In un'epoca nella quale non esisteva ancora il "selfie", si aveva comunque ben chiaro il concetto dell’apparire, dei “quindici minuti di celebrità” che non si potevano negare a nessuno, concettualizzati allora da Warhol, ora trovano (purtroppo) massima completezza nell'inseguimento di un "like". Per fortuna, e la mostra lo dimostra chiaramente, l’apparire di questi artisti e dei loro soggetti corrispondeva ad una reale profondità dell'essere, mentre oggi... lasciamo stare, ci attende un obbligatorio passaggio per il bookshop.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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