Vivian Maier. La fotografa ritrovata (recensione)

La mostra  è un viaggio delicato nell'infanzia, negli scorci di vita, nell'intuizione di una donna sconosciuta

la mostra dedicata a Vivian Maier
m&s - Vivian Maier. La fotografa ritrovata (foto © media & sipario)

"Anche oggi sono uscita con la macchina fotografica. Ho fotografato una bambina: era all'angolo della strada, sporca. Sporcata dal gioco e sicuramente dalla povertà della sua famiglia. Ma il viso! Oh sì, quell'espressione di sfida negli occhi castani e quella rotondità delle guance erano così belle che non ho potuto fare a meno di farla mettere in posa, davanti alla vetrina del negozio di guanti, per aumentare il contrasto dell'eleganza e della pulizia con il suo bel visetto. Ero sicura che il suo sguardo avrebbe "bucato" la pellicola. Non le ho neppure dovuto dire di mettere in evidenza quell'orologio che portava al polso. Lo ha ostentato come fosse un trofeo e mi sono trattenuta dal chiederle dove lo avesse preso. Diciamo che ho deciso di trattarla "con i guanti" per non perdere quella genuinità e naturalezza che sto cercando da tempo. Prima di riprendere altre scene in giro per la città, mi sono nuovamente fotografata nel riflesso di una vetrina. E' un "esercizio" che ormai faccio continuamente: mi aiuta a guardarmi, attraverso l'obbiettivo, ma anche ad avere una minima idea di cosa gli altri possano vedere di me guardandomi. Ormai sono giunta alla conclusione che sia solo un riflesso quello che vedono, così come quello che mi rimanda la vetrina. O forse solo un "momento" di me stessa, che provo ad immortalare "scattandone" una fotografia". Vivian

Abbiamo "giocato" di fantasia (ma chissà poi quanto) scrivendo quello che avrebbe potuto essere una pagina del diario di Vivian Maier, "la fotografa ritrovata", le cui opere abbiamo ammirato visitando la mostra omonima allestita, ancora visitabile fino al 27 maggio 2018, nelle sale affrescate di Palazzo Pallavicini a Bologna, dove già avevamo avuto il piacere di vedere le tavole di Milo Manara.

In totale 120 fotografie - divise nelle 5 sezioni Infanzia, Autoritratti, Ritratti, Vita di strada, Forme e colore - di un'artista fino a pochi anni fa sconosciuta e sulla quale si è detto tutto ed il contrario di tutto. Bambinaia con la passione della fotografia? Fotografa che per mantenersi faceva la bambinaia? A prescindere da chi fosse realmente (anche se ormai ci si attesta più sulla seconda ipotesi) Vivian Maier passerà alla storia non solo per le sue fotografie, ma anche per il modo in cui sono venute alla luce.

L'enorme bagaglio fotografico di questa donna, nata nel 1926 e morta nel 2009, è rimasto sepolto all'interno di un box (per il quale la Maier non pagava più il canone di affitto da mesi),  fino a quando, nel 2007, l'americano John Maloof non lo comprò all'asta. Oltre ad abbigliamento femminile, "cianfrusaglie" varie ed oggetti di uso personale, Maloof trovò all'interno pellicole e negativi che decise di stampare e digitalizzare, pubblicando le immagini su Flickr (portale multinazionale di condivisione fotografica) e cercando nel frattempo informazioni sulla donna proprietaria e autrice di questa grande eredità visiva.

Dopo la sua morte - Maloof non riuscì a "trovare" la Maier fino a quando non ne lesse le poche righe del necrologio - gli scatti di questa "autrice sconosciuta" vennero esposti (e lo sono tuttora) in tutto il mondo, suscitando ammirazione, stupore e ricerca di correlazioni con altri fotografi e artisti suoi contemporanei.

Sicuramente la Maier non era un'"improvvisata" della fotografia e del mondo dell'arte: le citazioni, le influenze o le intuizioni nei suoi scatti sono troppi e troppo dettagliati per essere frutto della fortuna. La scelta delle macchine fotografiche - una Rolleiflex ed una Leica - e la ricerca dello scatto, del momento, quasi dell'atto fotografico in sé più che dell'immagine scaturita dalla macchina stessa, ci consegnano, al di là delle ricerche fatte e che si stanno facendo sulla sua vita, una donna colta, attenta all'ambiente e alla ricerca; la ricerca del quotidiano, della normalità e dell'anormalità che diventa essa stessa quotidianità.

I riferimenti pittorici a Edward Hopper nello scatto all'interno di un bar, il gusto francese nei punti di vista, l'osservazione maniacale nell'osservare le regole di composizione o al contrario il loro completo disfacimento nelle fotografie che strizzano l'occhio all'arte giapponese, al pointillisme o addirittura all'astrattismo, confermano la profonda conoscenza dell'evoluzione del gusto nella società e dell'arte in genere.

In un mondo dove l'apparire è una priorità, Vivian Maier si pone nel contempo controcorrente e all'avanguardia sviluppando solo una piccolissima parte della sua produzione e concentrandosi sul "gesto fotografico", come aveva fatto Ives Klein nell'arte, sulla concettualità e sul pensiero, dimostrando però di sapere sempre come e cosa stava fotografando quasi diventando, "ante litteram", collezionista di scatti o meglio di momenti di vita "altrui", congelandoli ed imprimendoli sulla pellicola ed anche nella propria mente vivendo, contemporaneamente, vite altre al di fuori di se stessa e riempiendo nel contempo la propria, mantenendo comunque da queste il giusto distacco. Un po' come ha fatto con il box fortunatamente ritrovato da Maloof.

Vivian Maier. La Fotografa ritrovata

curatela Anne Morin (DiChroma Photography)
archivio Maloof Collection e Howard Greendberg Gallery (New York)

dal 3 marzo al 27 maggio 2018

Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24, Bologna

www.palazzopallavicini.com

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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