Vincent Peters è nato a Brema nel 1969 e all’età di vent’anni si trasferisce a New York per lavorare come assistente fotografo, fino al 1999, anno nel quale torna definitivamente in Europa, dopo qualche periodo altalenante tra la Grande Mela e il Vecchio Continente a seguito del “giusto” incontro con Giovanni Testino. Da qui la sua carriera comincia a prendere il volo, cominciando a “scattare” nel mondo della moda presso l’Agenzia guidata dallo stesso Testino.
Trovata la strada nella quale incanalare la sua arte, Peters inizia ad essere richiesto da tutte le principali maison, da Armani a Bottega Veneta, Hugo Boss, Adidas, Bottega Veneta, Diesel, Guess, Miu Miu, Prada, Lancôme, Hermès e Louis Vuitton, cominciando però ad affiancare alle campagne di moda il ritratto delle celebrità che, davanti al suo obiettivo, riusciranno a mettersi a nudo di fronte al pubblico, mostrando fragilità spesso nascoste dalle pagine patinate dei magazine. Contemporaneamente le modelle da lui ritratte diventano attrici del suo scatto ponendo sulla stessa linea donna e artista, privilegiando comunque spesso (se non sempre) il bianco e nero.
Nelle sale affrescate di Palazzo Albergati di Bologna, dopo il successo di Palazzo Reale a Milano, è possibile ammirare una selezione di fotografie in cui la luce, declinata nell’aspetto lunare, è la protagonista assoluta, perché sapientemente utilizzata per definire emozioni e raccontare le storie dei soggetti ritratti.
Una fusione tra cinematografia (non solo per i soggetti scelti) che raccoglie a piene mani le influenze del neorealismo, con l’aspetto onirico della psicoanalisi, tra la filosofia platonica (Non è la sostanza di un’immagine che conta, ma nell’idea che se ne trae), fino alla volontà quasi pittorica - forse di matrice familiare, avendo entrambi i genitori insegnanti d’arte con qualche digressione nella pittura - di trascendere il reale per portarlo nell’ideale, ma sempre mostrando il sentimento. La poetica che si evince da queste immagini “senza tempo” è quella che nasce, come sostiene lo stesso artista, da ciò che si è e che si è stati, sia nell’occhio che fotografa, sia nel soggetto fotografato: Non si fa una fotografia solo con la macchina fotografica. Si portano nell’atto fotografico tutte le immagini che si sono viste, i libri che si sono letti, la musica che si è ascoltata, le persone che si sono amate.
E così, percorrendo le sale si trova cristallizzata la bellezza di Monica Bellucci, ma anche il sentimento materno verso la figlia (Peters è da sempre stato legato da profonda amicizia con l’attrice e la fotografa da almeno 15 anni), Vincent Cassel ritratto come un divo degli anni ’50, ma anche Penelope Cruz, Cameron Diaz, Scarlett Johansson.
Un'intera serie è dedicata a Emma Watson nei panni di una giovane donna arrabbiata dallo sguardo intenso. È l'espressione degli occhi il focus di ogni immagine patinata del progetto, anche quando la sensuale Charlize Theron rifugge dagli sguardi coprendosi con un lenzuolo immacolato. Il bianco e nero è ciò che i nostri occhi non possono vedere. È un linguaggio unico che la fotografia ha portato in questo mondo. Un linguaggio che nelle opere d’arte fotografica di Peters si trasforma in una conversazione dove l’onestà intellettuale gioca la carta vincente.
Un percorso di immagini che sembra seguire un fil rouge, come il pensiero di Peters: un viaggio senza fine e/o tempo nel quale l’artista è la guida che ci accompagna fino ad un certo punto, dopo il quale è la mente dello spettatore, dell’osservatore, del pubblico a dover trovare la destinazione, la conclusione o un luogo dove non si sarebbe stati senza aver potuto ammirare quelle immagini, vivendo le sensazioni in maniera intima.
Beatrice Ceci
VINCENT PETERS
TIMELESS TIME
Palazzo Albergati
Via Saragozza, 28
40123 Bologna
date al pubblico
28 giugno - 1 ottobre 2023
con il patrocinio di
Comune di Bologna
mostra prodotta e organizzata da
Arthemisia
in collaborazione con
Nobile Agency
www.palazzoalbergati.com
www.arthemisia.it









