Totò Genio (recensione)

Museo di Roma in Trastevere: la mostra "Totò Genio" è un excursus nella vita dell’Uomo, oltre che dell’Artista

m&s - Totò (foto presente nella mostra)
m&s - Totò (foto presente nella mostra)

Sono passati oltre 50 anni dalla scomparsa del Principe Antonio De Curtis. Dieci lustri che sembrano un "soffio" anche grazie alla costante presenza "televisiva" del suo alter ego. 50 anni la cui durata può essere "annullata" visitando la mostra "Totò Genio", allestita fino al 18 febbraio 2018, nello spazio espositivo capitolino, dopo il successo ottenuto in "terra natia", a Napoli.

"La mostra - si legge nelle note del curatore Vincenzo Mollica - nasce per raccontare a chi lo ha amato e a chi non lo ha conosciuto abbastanza, il Principe e l'attore, l'uomo e la maschera". Quale metodo migliore per conoscere l'Uomo Totò, se non partendo dalla sua "napolaneità" e dall'inizio della sua carriera?

"Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi nel passare dal riso al pianto": è una frase dello stesso Principe a introdurci nel percorso fatto di cimeli, locandine, copioni e poesie che descrivono la carriera, l'amore che provava per la recitazione e le canzoni. Una carriera teatrale nata esattamente come il teatro, nel rito: travestendosi con cappelli e abiti della mamma, il piccolo Antonio recita la parte di colui che crede voler diventare, "o' prevete" (il prete), allestendo funerali per piccoli animali e studiando nel contempo allo specchio la propria fisicità che diventerà tratto distintivo della sua "marionetta". Marionetta o "macchietta", che affina guardando e studiando la gente in quello che lui stesso definisce "complesso dei gemelli siamesi", creando un legame fluido con colui che imitava.

Inutile scrivere per l'ennesima volta le tappe che hanno segnato la vita del Principe. Molto meglio cercare di riviverle attraverso i disegni, cimeli, lettere, foto e costumi. Le locandine dei suoi 97 film, le immagini meno conosciute del suo essere testimonial della Lambretta o della Perugina e i disegni realizzati da Pier Paolo Pasolini per la Terra vista dalla luna, episodio del film "Le streghe" interpretato da Totò, i disegni di Federico Fellini, fino ad arrivare a quelli realizzati negli anni ’50 da Ettore Scola per la rivista satirica Marc’Aurelio o agli omaggi realizzati da fumettisti celebri come Crepax, Pratt, Manara, Onorato e Pazienza.

I sodalizi artistici (uno tra tutti con un'altra "macchietta" degna di nota: il piemontese Macario) e quelli affettivi: Napoli e Franca Faldini, compagna di una vita. E' in questa sezione che, attraverso ritagli di giornale, poesie inedite, fotografie, si scorge l'uomo al di fuori dei riflettori, un uomo che si battè anche per rivendicare le origini nobili del suo cognome, tanto da portare l'intera compagnia con la quale stava lavorando ad omaggiare la lapide trovata per caso a Torino di un Antonio De Curtis vissuto qualche secolo prima.

"Nessuno mi ricorderà" (e come si sbagliava! verrebbe da dire) è la parte finale della mostra dedicata ai suoi tre funerali: il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo nel Rione Sanità a Napoli, in cui era nato. Attraverso fotografie, filmati storici provenienti dall’Archivio Luce e dalla Rai, giornali e ricordi, viene raccontato il meraviglioso addio che Napoli ha rivolto al suo più grande artista.

Leggendo, guardando, assistendo, immaginando (e purtroppo non potendo toccare) si lascia l'allestimento con il dispiacere che Totò non abbia mantenuto la promessa espressa in una delle sue frasi: "Non posso morire, c'ho un appuntamento". Ma siamo almeno fortunati per averlo potuto conoscere attraverso i suoi 100 film, alcuni belli, alcuni brutti, ma tutti intrisi della sua maschera e del suo stile, unico ed irripetibile, cui tutti prima o poi devono inchinarsi.

Il cinema non ha polvere, se la trova scappa. Il teatro vive nella polvere, se ne incipria. Io là vorrei morire, come Moliere, sorretto dal trovarobe, con il suggeritore che mi passa le ultime battute, quelle da consegnare ai posteri: sopra un letto di cartapesta e contro un cielo inzuppato di stelle dipinte. Poi la polvere sale, sale e mi porta tra gli angeli di terracotta.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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