Mafalda, il cui "papà" di matita è il disegnatore argentino Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte Quino, come tutte le donne si è affezionata a un'età e non l'ha mai più lasciata. Ha infatti sei anni, da sempre, e una testa arruffata di capelli spesso spettinati - perché le cose belle che, a dispetto di tutto, ci sono anche su questo pianeta, spettinano - e una visione totalmente disincantata della realtà, che affronta con grande ironia e sarcasmo. Si interessa all'ecologia, rifiuta le ingiustizie, è spesso arrabbiata con gli adulti che non comprende nella loro costante ostentazione di meschinità e ingiustizia. Ha quella dirittura morale che noi adulti le invidiamo, ma senza fare nulla, poi, perché qualcosa cambi, in una ostinata e fallimentare visione gattopardesca, che fa tanto cultura ma a poco serve, almeno oggi. Letta con gli occhi della contemporaneità, la nostra eroina ricorda una Greta Thunberg in versione sudamericana, con le idee ugualmente chiarissime e per questo totalmente ignorate.
Ispirata alla bambina del romanzo argentino "Dar la cara", di David Viñas, la bambina Mafalda è nata quasi per caso, inizialmente doveva essere il testimonial della campagna pubblicitaria di un marchio di elettrodomestici, tramontata questa prima ipotesi, la "nostra" viene invece pubblicata sulle strisce della rivista Leoplàn, nel supplemento umoristico Gregorio, a partire dal 29 settembre del 1964 (data che possiamo considerare come suo compleanno), prima di diventare protagonista indiscussa di una strip del settimanale Primera Plana, su richiesta del suo direttore Julián Delgado.
Il disegnatore, illustratore e fumettista Quino ha più volte ammesso di aver avuto come suo ispiratore un altro eccezionale maestro del mondo preadolescenziale, ossia Schultz. Ma se il mondo di Charlie Brown e dei Peanuts è (abbastanza) infantile e innocente, anche se riflette le nevrosi degli adulti, la visione di Mafalda è pratica, priva di ingenuità e disincantata. Una "piccola" adulta che spera di svegliarsi senza guerre e ingiustizie e che rifiuta ogni genere di compromessi, ostinata nella sua volontà di cambiare il mondo.
Le sue storie hanno venduto complessivamente più di 50 milioni di copie: le sue strisce sono state pubblicate in 50 paesi e tradotte in 20 lingue ma, come tutte le "primedonne", anche Mafalda (o il suo autore) soffre il successo e si ritira dalla scene. Dopo circa dieci anni di pubblicazioni quotidiane, nel 1973, infatti, Quino smette di disegnarne le strisce. La sua dichiarazione: "Mi ero stancato a denunciare tutto ciò che non andava attraverso Mafalda. Il momento in cui ho deciso di mettere fine alle sue avventure è coinciso poi con l’inizio di un periodo nero per l’Argentina. Quello dei sequestri, delle sparizioni, della dittatura. Il regime militare ha rafforzato la censura. Anche volendo, non avrei mai potuto continuare".
Nonostante la "fine" della sua carriera, Mafalda ha costantemente mantenuto il successo, con apparizioni straordinarie - quasi come Mina che fa sentire la sua voce senza mai apparire in pubblico - continuando a "cantare" e urlare ma senza urlare la sua ironia dai libri e dagli ebook, facendoci ridere e tanto riflettere. Alla bambina spettinata sono state dedicate vie, statue e riconoscimenti culturali e sociali. Auguri Mafalda per i tuoi primi 60 anni! Tanto, per tua fortuna, continuerai sempre a dimostrarne sei. Una raccomandazione: se devi crescere e diventare come tutti noi, rimani sempre così. È meglio per te e per noi.








