Mogol si accomoda per l'intervista e per il racconto di un'epoca incredibile che appartiene - a pieno titolo - alla storia musicale italiana del secolo scorso. Apprezza (ma anche noi) che il giornalista chiamato a condurre l'intervista utilizzi un corretto e educato "Lei" o "Maestro", altro bel segno di distinzione da tanti improvvisati.
Quello che segue è un format con il quale - come qualsiasi altro artista - Mogol si sta proponendo sulle piazze italiane (anche in compagnia di Amedeo Minghi), che prevede l'analisi dei testi di alcune canzoni del duo protagonista (in questo caso, ovviamente, ci riferiamo a Battisti-Mogol) e la loro esecuzione da parte, sempre per la specifica serata cui abbiamo assistito, della Scarlatto Band. Un incontro dove la musica, molto conosciuta, si amalgama con le parole, direttamente dalla voce di uno dei due protagonisti. Quello che viene raccontato dal palco va ovviamente rapportato all'Italia dell'epoca. Sicuramente la musica è senza tempo, ma alcune sensazioni e vicissitudini (vedi la collocazione e contestazione politica di Lucio Battisti) vanno ricollocate nel contesto della fine degli anni '60 e '70 per essere maggiormente capite, visto che a parti casi sporadici i libri di storia contemporanea non ne parlano.
Con "Pensieri e parole" (1971) Mogol rimbrotta "amorevolmente" la propria band (la Scarlatto proviene dal Cet, il Centro Europeo di Toscolano, che Mogol ha fondato nel 1992 e che dirige) per aver tagliato via dall'esecuzione una strofa sulla quale si era appena costruito un complesso ragionamento. Altro piccolo incidente: si parla di un argomento che prevederebbe una canzone che non è in scaletta per la serata. Riconosciamo che selezionare i pezzi per un concerto di circa due ore, comprensivo di intervista, che ripercorra circa 10 anni di carriera (ad altissimi livelli) e qualche decina di milioni di dischi venduti è difficile, se non impossibile. Per quanto ci riguarda non possiamo che considerare i due episodi come marginali, ma non siamo noi gli autori.
L'alternanza tra parole e musica prosegue fino a quando - ma questa è solo la nostra impressione - Mogol sembra essere disturbato (avrà percepito l'eccessivo "chiacchiericcio" che anche noi sentiamo dalla platea?) o aver voglia, per suoi motivi, di chiuderla così. Si congeda anche velocemente dal suo intervistatore e lascia lo spazio alla sola musica della band. Non vengono fornite e non chiediamo spiegazioni, non sarebbero nemmeno dovute.
La Scarlatto Band stenta a decollare, come se l'ingombrante presenza del creatore dei brani aleggi su di loro, armato di una "penna rossa" per sottolineare gli eventuali errori. Con "Impressioni di settembre" (la musica è di Franco Mussida, ma il testo appartiene a Mogol in condivisione con Mauro Pagani) l'atmosfera sul palco sembra completamente sciogliersi, la band inizia a fare il proprio mestiere, anche divertendosi, con Valter Sacripanti - motore di nome e di fatto - che sostiene ogni brano "pestando" armonicamente la propria batteria. Evidentemente c'era solo bisogno di scaldarsi. La serata si chiude con il classico bis richiesto dal pubblico e uno successivo che Carla (Carlotta) Scarlatto e Band decidono di eseguire. Inutile dire che applausi e sorrisi finali sono sinceri e per tutti. La matita rossa è rimasta nel suo astuccio.







