La mostra – pur offrendo una visione unitaria di un lavoro durato cinque decenni – ne ricalca il modo di rompere gli schemi con un progetto unico, distribuito su più spazi, dove una selezione ampia di fotografie narra in modo atemporale, non cronologico, atematico i molteplici aspetti del suo modo di fare fotografia.
Le immagini più note consegnano alla storia una delle pagine più sanguinose, struggenti e drammatiche della Sicilia. Ma la mostra intende aprirsi a un universo di fotografie realizzate fuori dalla sua terra, tappe di viaggi fondamentali per comprendere in modo più profondo l’insieme della sua opera e del suo pensiero. Fotografia, cronaca e vita privata confluiscono in unico percorso, che mette in luce la straordinaria sensibilità e l’umanità della fotografa palermitana. Alla sua città è dedicata una selezione di lavori realizzati all’ospedale psichiatrico, dove Battaglia coinvolgeva e rendeva protagonisti i pazienti. Un appuntamento che ha rinnovato più volte negli anni. Graziella del 1983 è uno di questi scatti e apre la mostra.
Letizia Battaglia e la tecnica fotografica
Fotografa autodidatta, per lei la fotografia scaturisce da una necessità e un’esigenza. Non conosce la tecnica e ha poche nozioni fotografiche. Sviluppa però immediatamente sensibilità e naturalezza nel comporre le immagini. Si trova al centro della scena, a contatto diretto con il soggetto da fotografare, a distanza di un cazzotto o di una carezza - come siamo soliti ripetere -, ma sempre con rispetto e dignità. Usa una Pentax K 1000 e con un grandangolo fotografa in modo incisivo. Negli anni cresce la sua abilità tecnica e approfondisce la conoscenza dei grandi maestri. Il suo stile, però, rimane molto personale. Plasticamente è più vicina alla scuola americana e alla fotografia d’autore francese, piuttosto che a quella italiana.
Dopo le stragi di Falcone e Borsellino e dei loro agenti di scorta, e dopo la barbara uccisione di Padre Pino Puglisi a Brancaccio, Letizia Battaglia decide di non fotografare più i fatti di mafia. L’ultima immagine, un ritratto che diventa icona contemporanea nella lotta alla mafia, è del 1992 e ritrae Rosaria Costa, la vedova dell’agente Vito Schifani ucciso nell’attentato contro il giudice Falcone.
Cinquanta anni di fotografia
Letizia Battaglia comincia l’attività di fotoreporter tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, tra la Sicilia e Milano, dopo aver raggiunto il fotografo Santi Caleca. Collabora con la rivista Le Ore e con il periodico ABC. Di quegli anni gli scatti della prima manifestazione del movimento femminista; Pier Paolo Pasolini al Cinema Turati ritratto durante un doloroso dibattito contro la censura; Franca Rame e Dario Fo sul palco della Palazzina Liberty. A Genova fotografa il processo contro il quotidiano L’Ora.
Nel 1974 torna a Palermo. Da quel momento, e fino al 1991, dirige il team fotografico del quotidiano pomeridiano L’Ora. Dalla cronaca nera agli incidenti d’auto, dai comizi politici allo spettacolo nulla sfugge al suo obiettivo. Nel 1975 conosce a Venezia il giovane attore milanese Franco Zecchin. Nasce un grande amore. Franco raggiunge Letizia a Palermo. Anche lui inizia a fotografare e, insieme, durante diciotto anni, scrivono una delle pagine più difficili della storia della fotografia italiana.
L’ascesa del clan dei Corleonesi con Totò Riina e Bernardo Provenzano al vertice della famiglia mafiosa e poi della "Commissione”, la struttura che comanda Cosa Nostra, apre una terribile stagione di sangue, che dal 1977 assorbe totalmente la vita dei due fotografi. Una carneficina che colpisce a morte non solo i mafiosi in guerra tra loro per il dominio del territorio e del traffico di stupefacenti, ma che scatena una guerra contro lo Stato e contro tutti coloro che contrastano il potere dei clan.
Non solo mafia. Non solo Sicilia
Letizia Battaglia penetra nel cuore di Palermo dove ricchezza e povertà convivono con rassegnata indifferenza. Entra nei vicoli, nei rioni, nei palazzi dell’aristocrazia. Realizza immagini forti e dolci, poetiche e drammatiche, che descrivono con rispetto la realtà sociale. Dopo gli anni delle immagini di mafia, le bambine tornano ad essere tra le protagoniste della costellazione visiva della fotografa. Immagini e sguardi pieni di dignità, con cui Battaglia e le “sue” bambine costruiscono un dialogo empatico, intimo e profondo. Le bambine e i bambini sono protagonisti non solo in Sicilia. Dalla Russia alla Turchia Battaglia insegue il loro sogno, i loro sguardi, la profondità di una giovane e fragile esistenza.
Tra gli ultimi progetti di Letizia Battaglia, prima della sua scomparsa nell’estate del 2022, una serie di nudi di donna: immagini poetiche e d’amore. Tra queste Olimpia a Mondello, del 2020, che chiude il percorso di mostra. Il catalogo è edito da Electa.
Letizia Battaglia
Senza Fine
a cura di Paolo Falcone
Palazzo di Città
Piazza Palazzo 6, 09124 Cagliari
mostra promossa da Comune di Cagliari
con la collaborazione di Fondazione di Sardegna
organizzazione Electa
in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia
e la Fondazione Falcone per le Arti
3 luglio - 26 ottobre 2025
dal martedì alla domenica
dalle ore 10 alle ore 20
biglietti
8 € intero | 4 € ridotto
la biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura
prenotazioni
telefono 070 6776482









