Se una persona usa la grafica come mezzo espressivo fin dalla giovinezza; se per molti anni crea immagini impiegando invariabilmente strumenti come matrici di legno, lastre di rame e pietre litografiche, oltre al torchio, all’inchiostro e a ogni tipo di carta per la stampa, alla fine questa tecnica diventa la sua seconda natura. Ovviamente, la tecnica stessa doveva essere la cosa più importante per questa persona, almeno all’inizio della sua carriera di artista grafico, altrimenti non avrebbe preso quella direzione.
Nel corso degli anni dovrà continuare a usare il medium prescelto con instancabile entusiasmo e senza dubbio lotterà tutta la vita per acquisire una competenza tecnica che non gli apparterrà mai completamente. Al tempo stesso, tutta questa tecnica è solo un mezzo, non un fine in sé. L’obiettivo che sta perseguendo è qualcosa di diverso da una stampa perfettamente eseguita. Il suo scopo è raffigurare sogni, idee o problemi in modo tale che altre persone possano osservarli e rifletterci sopra.
L’illusione che l’artista desidera creare è soggettiva e molto più importante dei mezzi fisici oggettivi con cui cerca di crearla.
M.C. Escher, 16 novembre 1953
Nel 1923 Maurtis Cornelis Escher si trasferì a Roma e oggi, dopo cento anni, i locali espositivi di Palazzo Bonaparte ospitano le sue opere e quelle di altri artisti influenzati dal suo prolifico lavoro.
La capitale ispirò fortemente la produzione del maestro, tant’è che i suoi scorci sono spesso presenti nelle xilogafie dell’artista. Nel 1934 ne realizzò ben 12, dal Colosseo alla Colonna Traiana, dal Colonnato di San Pietro al complesso di San Michele dei Frisoni. E' interessante sapere che questi disegni erano sempre immersi nella luce della sera perché, come scrisse Escher stesso, “le passeggiate notturne sono il più meraviglioso ricordo che ho di Roma”.
Soleva portare a compimento gli schizzi realizzati durante le "promenade" nel suo studio di Monteverde, dove realizzò forse una delle sue opere più celebri, nella quale egli ritrae sé stesso riflesso in una sfera metallica e alle sue spalle lo studio dove egli dimorò fino a quando, nel 1935, fu costretto a lasciare il nostro Paese a causa del fascismo.
La sua arte da quel momento subì un svolta, perché approdò a Granada dove ebbe modo di osservare l’Alhambra, interamente decorata con simboli geometrici tipici dell’arte araba. Iniziò a creare quadri dove la suddivisione geometrica creava delle suggestive illusioni ottiche. La produzione artistica di quel periodo influenzerà successivamente innumerevoli artisti, trovando applicazione nella moda, nel cinema e nell’interior design. A questi oggetti, creati sotto l’influenza dei lavori realizzati dopo il 1935, è dedicata l’ultima sezione della mostra, dove si possono osservare oggetti di uso quotidiano, poster, puzzle e persino spezzoni di film dove l’ispirazione escheriana è chiaramente presente. Punto forte della mostra è l’ottima integrazione fra la classica modalità espositiva di un museo e attività interattive, che rendono la mostra piacevolmente fruibile anche per i più piccoli.
La mostra, oltre alla sua finalità culturale ha anche uno scopo sociale poiché parte del ricavato sarà destinato a progetti di tutela della salute delle donne, in collaborazione con Komen Italia, partner dell’iniziativa espositiva. Il catalogo è edito da Skira.
C@L
ESCHER
a cura di Federico Giudiceandrea e Mark Veldhuysen
Roma, Palazzo Bonaparte
Una Mostra Arthemisia
Con il patrocinio di Regione Lazio
Comune di Roma – Assessorato alla Cultura
Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi
In collaborazione con Mc Escher Foundation Maurits








