Inti-Illimani: Vale la pena Tour (recensione)

In scena un simbolo di impegno sociale e musicale da più di 50 anni. Feat. Giulio Wilson

Inti-Illimani in concerto
m&s - Inti-Illimani in concerto (foto © media & sipario)

Siamo stupiti dall'età del pubblico romano (Auditorium Parco della Musica). Ci aspettavamo, prima di entrare, di trovarci di fronte ad una platea (e 3 gallerie) di over e over, ma non è così. Come sempre succede quando chi è sul palco ha veramente molto da raccontare, sotto si trovano rappresentate tutte le generazioni, riteniamo che i più piccoli non abbiano trovato disponibilità dai nonni-sitter, ovviamente anche loro presenti al concerto, costringendo i genitori ad offrire loro una bella serata di musica, che speriamo sia piaciuta. Probabile che molti (noi lo abbiamo fatto) prima di affrontare la serata abbiano anche riascoltato qualche vinile, preferendolo a Spotify (nel nostro caso la scelta è caduta su "Hacia la libertad" del 1975), suscitando così un'ondata di emozioni legata ai momenti in cui il disco "girava" sul piatto (leggi giradischi) e diffondeva le sonorità caratteristiche e le voci che la band cilena negli anni non ha - fortuna nostra - mai dimenticato o - peggio ancora - rinnegato, cercando consensi facili da un nuovo pubblico. Chi con questa musica è cresciuto desidera ritrovare le stesse atmosfere e non sarà deluso.

Altro segnale - ed è l'ultima nostra divagazione - che abbiamo di fronte un altro genere di artisti, totalmente diversi dal mainstream del momento, è costituito dal fatto che Giulio Wilson e parte degli Inti-Illimani stanno conversando amabilmente sottopalco, prestandosi ai saluti affettuosi di chi sta entrando in sala. Immancabili le foto "rubate", ma in maniera discreta. Non c'è traccia di servizio di sicurezza in giacca strizzata, collo taurino e auricolare, solo la presenza del cortese personale che aiuta a trovare il proprio posto. Il concerto può iniziare. Sono le 21:10.

Il primo a guadagnare il palco è Giulio Wilson, doppia o tripla veste per lui: opening act della serata, ma anche autore del brano che dà il nome al tour (che immaginiamo, anche senza aver visto la scaletta, verrà eseguito in chiusura) e di conseguenza artefice principale di questo breve - forse troppo - passaggio italiano degli Inti-Illimani. 30 minuti suddivisi su 6 brani tratti dal suo ultimo disco, con "L'albero sognante" che evoca l'aspetto più poetico del cantautorato italiano del secolo scorso, quando la differenza tra una canzone e una melanconica favola era costituito solo dalle note che incorniciavano perfettamente il testo. 

Velocissimo cambio di set up, viene rimossa la batteria (non ne hanno bisogno, ci sono percussioni in abbondanza) e gli Inti-Illimani sono pronti. Inutile dire che gli applausi arrivano da tutto il pubblico, già felice solo della presenza della band, ospite graditissimo degli italiani (non tutti ma molti) a partire dagli anni '70. E questo clima festoso di famiglia allargata è pienamente respirabile. "América novia mía" è del 1977 e suscita in noi quel brivido annunciato (e sperato) del ritorno al passato, allo stesso tempo ci offre un suono che in pochi possono permettersi di presentare nel XXI Secolo.

Assistiamo ad una costante alternanza tra applausi, canzoni e applausi. Jorge Coulón, unico tra i presenti ad aver sempre militato negli Inti-Illimani, a partire dal 1967, è il perfetto padrone di casa e si occupa anche di raccontare alcuni aneddoti che vengono accolti dal pubblico con lo stesso calore con cui la serata è stata aperta. Si celebra l'avvenuta elezione come Presidente del Cile di Gabriel Boric, 36enne e non corrotto. E speriamo che le solite "democrazie" evitino di mettere bocca e consulenti in un Paese che ancora piange la scomparsa di tanti, troppi, e la cancellazione delle colpe di altri. Non a caso Amnesty International è al fianco della band per questo tour. "El Pueblo Unido" suscita - ed è normale che sia così, anche per l'immensa qualità artistica del brano - l'ovazione del pubblico. L'applauso diventa quindi standing ovation, con sventolio di bandiere cilene e il concerto potrebbe - con la piena soddisfazione di tutti - anche concludersi ora. Ma non è così. Dalla scaletta manca ancora la canzone che dà il titolo al tour, anche se nessuno, almeno tra noi, sembra essersene accorto.

Giulio Wilson torna sul palco anche per correlare la prima intensissima parte con quella che verrà ora. Lo spartiacque avviene con l'esecuzione di "Buonanotte Fiorellino" di Francesco De Gregori. Non perdiamo tempo per indagarne il motivo: se va bene a loro, perché non dovrebbe essere altrettanto per noi? Tutti nuovamente seduti per goderci la seconda parte, consapevoli di essere stati già appagati dalla prima. Con l'artista fiorentino si esegue "Vale la pena" e ci si avvia alla fine del concerto che non potrebbe vedere scelta migliore, come brano di chiusura, de "La Fiesta De San Benito". Perché di questo si tratta. Sul palco si suona e canta (molto bene) e sotto si abbandonano le proprie poltrone perché la fiesta e il ritmo ti costringono praticamente a muoverti, ad abbandonarti a quelle sensazioni che solo la buona musica riesce a suscitare e - come andiamo ripetendo spesso - se non siete capaci di capirne il motivo, ci dispiace per voi, perché nella vita vi state veramente perdendo qualcosa. 

Gli otto musicisti (non se ne abbia a male Wilson) hanno intepretato al meglio la serata, spostandosi di continuo tra le varie postazioni, è praticamente impossibile che ci sia stato uno di loro bloccato su di un unico strumento e tutto questo movimento artistico, unito alla grandissima bellezza delle proiezioni alle loro spalle (il nono elemento della scena) ha contribuito a rendere la serata unica, irripetibile speriamo di no (non ci dispiacerebbe rivederli ancora da queste parti, tanto la strada la conoscono), ma probabilmente da ricordare per molto tempo ancora.

Imarts in collaborazione con
Amnesty International Italia
presenta
INTI-ILLIMANI IN CONCERTO
con Giulio Wilson in
VALE LA PENA TOUR
Comunicazione
Daniele Mignardi Promopressagency

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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