L'album è stato pubblicato nel 2018 ed è - ad oggi - ancora l'ultima produzione discografica in studio di Luca Barbarossa. Un ottimo progetto artistico che si ascolta sempre con molto piacere: 11 tracce, espresse con sonorità e voce che guardano indietro, senza nostalgia o mero compiacimento per il passato, perché Barbarossa è riuscito a leggere musicalmente il passato, il presente, ma anche il futuro, non solo della sua città, ma della contemporaneità sociale italiana, con una composizione particolarmente ispirata, in cui per la prima volta ha usato - senza mai esagerare - il dialetto romano per raccontare le sue storie. E visto il buon risultato, ci chiediamo perché abbia atteso così tanto tempo prima di farlo.
E gira e gira va 'ndo te pare / tanto sopra ste mura ce sta scritto / si proprio devi annà vattene pure / però nun te scordà che qui t'aspetto (da Via da Roma)
Il lettore/ascoltatore non si faccia però frenare dalla tipicità dell'accento (che al pari del napoletano e del siciliano costituisce sempre un valore in più), perché la godibilità del concept è piena e a prescindere da dove si abita, anche perché un tempo eravamo tutti "de Roma". Sono pochissimi i termini che necessitano di una ricerca, vedi ad esempio la "pischella" della spassosissima "mota", ma che comunque non tolgono nulla dal nostro piacere di ascolto e fanno collocare questo progetto e il suo autore a pieno diritto ne "li mejo" della "scuola romana" della musica d'autore nazionale.
Particolarmente azzeccate anche le due collaborazioni: Fiorella Mannoia ("Roma è de tutti") e Alessandro Mannarino ("Madur") sono protagonisti vocalmente all'interno del disco, l'unica comprensibile mancanza è quella di Aldo Fabrizi, anche se siamo indecisi su una sua ipotetica preferenza di partecipazione. Avrebbe scelto "La dieta" o "La pennica"? Sicuramente non avrebbe faticato per adeguarsi anche a tutti gli altri brani, interpretandoli con la sua pacata e giocosa lentezza. Ma la lista dei grandi esempi della romanità da coinvolgere nel disco è sicuramente lunga, basta solo avere fantasia, tanto chi non c'è più, con quello che in vita ha realizzato, c'è comunque e probabilmente ci sarà sempre, almeno nel nostro ricordo.
Il disco si ascolta piacevolmente tutto e non è minimamente stancante, indipendentemente dal fatto di essere romani o limitrofi. Il dialetto e l'accento romano si apprezzano ovviamente di più se si hanno costantemente nell'orecchio, ma non per questo un napoletano, un valdostano o un siciliano possono trovare difficoltà, tutt'altro. E' tutto sempre perfettamente comprensibile, molto curato e moderno: non è un progetto di musica folk, più facilmente inquadrarlo - se proprio dobbiamo - nella world music.
I testi raccontano la struggente bellezza di una Città realmente eterna, tramandata nei secoli da esempi - molti quelli cinematografici - noti a tutti, e del legame che ha con chi vi è nato, in alcuni casi incomprensibile. Dovendo per forza scegliere uno su tutti, la lista sarebbe stata troppo lunga e sicuramente incompleta, puntiamo l'attenzione sul bellissimo "Racconti romani", la commedia del 1955 di Luciano Franciolini ispirata alla raccolta di Alberto Moravia. In questo film, come nel disco di Barbarossa, si esprime quella melanconica "romanità" che appartiene a "ieri" e che sta inesorabilmente diminuendo, ma dove è ancora presente andrebbe comunque preservata, magari dal WWF.
me dice er piu cattivo, quello rasato a zero / come vie che sei romano, si sei tutto nero / t'arigiro la domanda, nun è pe fa questione / come vie che sei romano, si sei cosi cojone (da Madur)
"Se penso a te" unisce un cadenzato tempo elettronico ad un testo che avrebbe cantato molto volentieri anche Lando Fiorini. Eccezionale la denuncia sociale di "Madur", manifesto contro l'intolleranza, non solo degli pseudo-romani; impossibile pensare ad una seconda voce migliore di quella di Mannarino per il "romano de Centocelle". Così come l'ironica "Tutti fenomeni" che mette intelligentemente alla berlina i tanti "opinionisti tuttologi" che hanno invaso ogni piazza, mediatica o meno, il tutto cantato con un coro e con quel pacato sarcasmo dissacrante che in effetti è difficile trovare lontano dalla Capitale.
Sarà merito dell'aria che vi si respira, sicuramente non del traffico (non che da altre parti scherzino!). "Via da Roma" , testo di Luigi Magni (altro esempio di romanità d'eccellenza), è il racconto malinconico di chi vorrebbe abbandonare la sua città, tagliando quel legame fatto d'acciaio che è quasi impossibile spezzare. Sapendo chi sia l'autore, sembra quasi di ascoltare Nino Manfredi. Ma sarebbe la nostra un'ingiustizia, se puntassimo l'attenzione solo su alcune canzoni e non su tutti i brani. In questo il digitale è di aiuto, perché non costringe ad alzarsi e girare la facciata del disco per l'ascolto del lato B. Il disco è da sentire tutto, prendendosi i giusti tempi, senza fretta e magari con un caffè in mano (olè). Il resto della nostra frenetica vita può, in alcuni casi, ancora aspettare e senza fare borbottio.
ROMA E' DE TUTTI (2018)
Passame er sale
Comme stai
La dieta
Roma è de tutti (feat. Fiorella Mannoia)
Se penso a te
La pennica
Madur (morte accidentale di un romano) (feat. Alessandro Mannarino)
Tutti fenomeni
Via da Roma
La mota
Lallabbai
Testi e musiche di Luca Barbarossa,
con l'eccezione di "Via da Roma" (scritta con Luigi Magni)
Etichetta Margutta 86






