A conti fatti non sono molti gli artisti che possono guardarsi 40 anni di carriera trascorsi con così apparente semplicità e facilità, come una domenica assolata, ma non troppo, passata in barca sul lago a pescare e riflettere. Fabio Concato è un musicista che ha attraversato finora 4 decadi, mantenendo sempre uno stile - proprio - ben identificabile, con un suono che difficilmente può appartenere ad altri ed è con questa nostra certezza assoluta che riusciamo a incrociare una delle tante tappe del suo tour 2018.
La scaletta è obbligatoriamente ampia, si spazia dal molto lontano ("A Dean Martin", dal primo album del 1977) a vicino ("Non smetto di aspettarti", dall'ultimo album di inediti del 2012), anche se poi, molto più recentemente, molti dei "classici" sono stati rivisti in chiave moderatamente jazzistica. Anche il pubblico è quello che ti aspetti al concerto di un artista che ha molto da dire, eterogeneo, sicuramente adulto, ma con innesti di giovani e giovanissimi che non mancano mai e che fanno almeno tirare un sospiro di sollievo, smentendo chi pensa che la musica possa presto finire.
Fabio Concato sul palco è esattamente quello che vorresti vedere, perfettamente in linea con il suo stile musicale: un signore che si avvicina alla settantina e che ha ancora molta voglia di incontrare il pubblico e soprattutto di fargli incontrare la propria musica. La band è ben amalgamata, frutto delle tante date del tour, e contribuisce al proprio meglio a costruire il necessario sottofondo che il cantante utilizza, consegnando i propri sentimenti in musica e parole a chi lo ascolta, con attenzione e dedizione.
Come è naturale che sia, ci sono i brani che tutti conoscono e che hanno sentito decine e decine di volte. Ma si partecipa alla serata anche per avere di nuovo quei ricordi del passato dei quali Concato, ovviamente inconsapevole, è stato la colonna sonora. Molti i cellulari che registrano un passaggio, una strofa, quella stessa che poi si utilizzerà con leggera nostalgia. Fabio Concato, molto attento al suo pubblico, sembra quasi assentire con piacere alla garbata appropriazione di ciò che, in fin dei conti, sarebbe suo. Ma ogni artista sa che la propria musica rimane tale fino a quando non arriva alle orecchie della gente. Poi se ne va via, rimanendo comunque in buone mani.
L'album del 1984 (quello di "Ti ricordo ancora", "Fiore di maggio", "Tienimi dentro te", "Guido piano") è forse il più proposto, ma considerando quali canzoni lo compongono, come non essere d'accordo? Applausi sempre garbati, per non disturbare, ma più intensi accompagnano "Domenica bestiale" e quella del Telefono Azzurro ("051.222525"). Ma non c'è solo musica, visto che abbiamo la possibilità di apprezzare, tra un brano e il successivo, Fabio Concato anche come intrattenitore.
Rende divertente il modo con cui in tanti anni sono stati storpiati i suoi titoli più celebri: "Guido piano" che diventa "Quinto piano", o "Fiore di maggio" che si tramuta in "Gabbiano di maggio". Oppure la richiesta nei concerti di eseguire "quella bella". Richieste assurde a cui, ne abbiamo certezza, Fabio Concato ha risposto, risponde e risponderà sempre con quel garbo e quella classe che dalla sua musica entrano nella sua vita o viceversa. La chiusura della serata è con "Rosalina": lo avevamo detto che l'album del 1984 era stato quello più saccheggiato!
FABIO CONCATO
in
OPEN TOUR 2018
Musici:
Ornella D'Urbano, piano e tastiere
Gabriele Palazzi Rossi, batteria
Stefano Casali, basso
Larry Tomassini, chitarre








