Isola Tobia Label: riascoltiamo gli esordi

Oggi c'è chi sta lavorando al nuovo album, chi lo ha già fatto e chi sta scrivendo. In comune hanno la stessa etichetta e il nostro piacere di riproporli

m&s - i tre artisti
m&s - i tre artisti

Chi ha detto che solo la televisione si presta, nel periodo estivo, a riproporre il proprio passato? Per quale motivo - escludendo "compleanni" fondamentali - non dobbiamo riprendere in mano (meglio nel lettore digitale, almeno fino a quando ancora resisterà) un disco e tornare ad ascoltarlo, con lo stesso interesse e curiosità della prima volta?

Diremo di più: la riscoperta periodica potrebbe restituire sensazioni che nel passato avrebbero potuto essere meno percettibili e dare così una chiave diversa di lettura, specialmente quando si ha più tempo per poterlo fare e una maggiore (nostra) maturità di ascolto.

Data questa inevitabile quanto inutile premessa, avremmo potuto più semplicemente sbrigarcela scrivendo (o anche tacendo) che ne avevamo solo voglia. Passiamo quindi a mettere in ordine i rispettivi dischi di esordio di tre artisti di Isola Tobia Label, etichetta dichiaratamente (e realmente) indipendente. La sequenza è rigorosamente in ordine cronologico e per fortuna nostra il sito da cui attingiamo permette una efficace ricerca, filtrando quanto pubblicato per artista e data, mettendoci al riparo da almeno questi errori. E permettendoci così di farne altri.

MIRIAM FORESTI - IL GIARDINO SEGRETO

Pubblicato nel dicembre 2018, il disco riflette - prima di ogni altra cosa - i gusti personali e l'attività svolta dall'artista. Dieci tracce che ondeggiano tra folk e jazz, ricercatezza e passione con la presenza di Javier Girotto (sax soprano) e altri 15 musicisti nella registrazione alla Casa del Jazz di Roma. Il tema dominante è la possibilità di ricominciare, ci viene enunciato nelle note che accompagnano la cartella stampa, ma ne cancelliamo subito il ricordo per farci prendere dalle sensazioni personali, quelle suscitate dall'ascolto della voce solista: avvolgente e discreta, come una buona tazza di tè in inverno. Miriam ha la capacità di prenderti per mano e di condurti nel suo mondo, dove si entra con la stessa delicatezza che lei ci dimostra esibendosi. Purtroppo abbiamo solo le testimonianze video a disposizione, ma prima o poi riusciremo a colmare questa nostra lacuna.

Aquilana senza esserlo di nascita, "L'odore delle piccole cose" è il brano scritto, ripensando al terremoto: Due settimane dopo sono tornata a casa per raccogliere le mie cose: nella fretta di uscire durante la scossa avevo preso con me solo giacca, occhiali da vista e cellulare. Era rimasto tutto come quella notte, non c’era più nulla al proprio posto, ma la cosa che mi colpì più di tutte fu l’odore. La tua casa normalmente ha un odore neutro per te che la abiti. Ecco, quel giorno avvertii qualcosa di diverso, un odore mai sentito prima che mi fece capire che tutto era cambiato per sempre. Mentre "I Know A Place" è dedicato a Nick Drake, un incontro fondamentale per Miriam, al punto da costruire attorno a questo poco conosciuto artista britannico il suo secondo album.

MIZIO VILARDI - UNA FORMA D’AMORE CHE MI DEVO

Amare è l’unica cosa seria che ci resta da fare e realizzare questo album per me è sicuramente una delle forme d’amore che devo a me stesso. Non si tratta semplicemente di un progetto discografico che ferma un preciso momento della mia vita, ma piuttosto una raccolta di canzoni registrate in momenti differenti e che coprono diversi anni di esistenza. In dieci tracce (e probabilmente non c’è modo più appropriato per descrivere dei brani musicali) lascio impressi gli ulivi della mia terra, la notte che porta ricordi e i sogni che diventano canzoni, tra i posti che abito e i luoghi della mia memoria.

Con queste sue parole Mizio Vilardi descrive il suo progetto e riesce a farlo sicuramente con efficacia, da parte nostra riconosciamo al disco la coerenza enunciata e il grande senso di territorialità e appartenenza (è pugliese), "radici" inestirpabili e addirittura esaltate con il dialetto presente in due canzoni. Ottimo chitarrista, dal vivo - anche in questo caso abbiamo solo i video come testimonianza - riesce a togliere facilmente l'eccesso di morbidezza che contraddistingue il suo concept e ad imprimere quella giusta forza e acidità che sono caratteristica comune dell'olio buono: forte e con un sapore persistente.

LIANA MARINO - PARTENZE

Anche in questo caso abbiamo una cantautrice che ha scelto di esprimere il proprio senso artistico attraverso 10 brani (volendo essere fiscali sarebbero 11, ma visto che l'undicesima traccia è una "ghost", possiamo tralasciarla), con predominanza di chitarra e voce. Forte l'emotività che accompagna il suo lavoro, sia in digitale che dal vivo: ne siamo testimoni visivi, perché in questo caso, finalmente, siamo riusciti ad essere presenti ad un suo concerto, dove era predominante lo scambio di sensazioni che dal palco riesce a scendere sotto e avvolgere i presenti. Una coperta di Linus che si stropiccia e diventa elastico e sotto la cui protezione riusciamo tutti a trovare il nostro posto. Liana catalizza l'attenzione del pubblico con una merce oramai molto rara: la gentilezza con cui porge a chi ascolta i suoi brani.

La musica si muove tra le individualità espressive della canzone d’autore e i toni essenziali e immediatamente coinvolgenti della tradizione popolare, a questo Liana intreccia in modo naturale ritmi soft rock (molto soft) e folk. Testi e melodia che arrivano attraverso una voce limpida e pulita e il suono di una chitarra acustica suonata principalmente in fingerpicking, si fondono con naturalezza e spaziano tra malinconia e allegria, speranza e leggerezza, evocando, in alcuni casi, immagini evocative cui le canzoni si prestano ad essere colonna sonora.

Siamo giunti alla fine del nostro breve excursus. Ci avviamo a conclusione ribadendo gli stessi concetti con i quali abbiamo aperto e che sono comuni a molte espressioni artistiche, di palco e non. Repetita iuvant? E' probabile. In questo caso, sì. Ogni volta che ascoltiamo o riascoltiamo un disco, assistiamo ad un concerto (o a una rappresentazione teatrale), ne riceviamo sfumature diverse, vuoi perché siamo diversi noi che ascoltiamo, vuoi perché sono diversi gli umori degli artisti che si esibiscono. Chissà cosa ricaveremo da questi stessi dischi tra un paio di anni? Non ci rimane che pazientare per scoprirlo. I dischi tanto sono lì, sullo scaffale, pronti per essere riascoltati: basta non prestarli.

Info: www.isolatobialabel.com

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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