Remo Anzovino in concerto

Un concerto raccolto ed emozionante, una diversa e suggestiva dimensione del suono di Remo Anzovino

Remo Anzovino
m&s - Remo Anzovino (foto © Claudio Cavalloro)

Si presenta al pubblico molto semplicemente, sedendosi al pianoforte e sovrastandolo, quasi a volerlo proteggere da sguardi e atteggiamenti malevoli, rassicurandolo e convincendolo così - con pochi e apparentemente semplici gesti - a "erogare" un coinvolgente fiume di suoni e melodie.

L'avvocato Remo Anzovino ottiene l'immediato silenzio assoluto da tutti i presenti nel luogo aperto che ne ospita il concerto, spazio totalmente e in poco tempo "saturato" dalle sue evocative partiture, dalle atmosfere dei brani che penetrano nei gangli dei partecipanti, entrando e sedendosi cortesemente, rispettando i tempi altrui, mescolandosi e confondendosi con i pensieri residenti, per un viaggio - lontano o vicino poco importa - costruito sulle suggestioni sonore e i conseguenti pensieri riflessivi e personali.

Un viaggio "immobile" (parafrsi del suo ultimo disco in studio del 2012, eseguito in massima parte) che, invece, conduce veramente lontano, un abbraccio tra nota musicale e pensiero che rende così ogni forma di tragitto o sentiero meno impervio, meno difficile da affrontare, con il braccio e la mente sostenuti dalla grande forza della musica.

Il luogo aperto si trasforma in sala da concerto, il cielo è ancora più raccolto, le poche nuvole non più minacciose di pioggia (il cruccio di ogni serata estiva) ma desiderose, loro come tutti, di ascoltare attentamente questo "educato signore della musica" nel suo passaggio momentaneo di fronte a un nuovo pubblico. Merita, anzi, richiede necessariamente un ascolto attento la musica di Anzovino, un ascolto che non può essere distratto da altro: il pubblico presente non mette fuori i cellulari, non si muove, non commenta, c'è chi chiude gli occhi perché il coinvolgimento musicale sia ancora più completo, perché le note entrino ancora più in profondità e si approprino di ogni spazio mentale disponibile.

Sul palco, oltre ad Anzovino, anche tre "accompagnatori musicali" che contribuiscono a rendere il viaggio ancora più suggestivo (come se fosse facile riempire ciò che è già pieno del suo): il fratello Marco Anzovino (musicista e anche scrittore) alla chitarra e percussioni, Vincenzo Vasi al theremin, "cose elettroniche" in genere e basso, Valeria Sturba al violino, voce e - anche lei - "cose elettroniche".

La serata si chiude - come è giusto che sia - con una "standing ovation", cui Anzovino risponde educatamente, ringraziando e sorridendo, dando appuntamento a chi vuole a tra pochi minuti, sotto il palco. Così che il viaggio di note possa continuare anche con le parole.

Poco prima del concerto lo abbiamo potuto incontrare, gli abbiamo chiesto - altro esempio di laurea in giurisprudenza sul palco - dove trovi il tempo per esercitare la professione di avvocato (è un penalista iscritto al Foro di Pordenone) e contemporaneamente quella di musicista. Abbiamo riassunto la nostra piacevole conversazione in una lunga e articolata risposta di sintesi.

Il tempo è un concetto relativo, a me piacciono entrambe le cose ed ho la fortuna di riuscire a fare entrambe le cose, mi piacciono molto e non potrei rinunciare a nessuna delle due. E' tutto molto serio, sia nella professione di avvocato che in quella di compositore e musicista. Come musicista mi considero però più un narratore, in terza persona, riesco a descrivere le cose che vedo e che mi colpiscono in forma sonora, la professione dell'avvocato mi permette di mantenermi costantemente agganciato alla realtà.

Penso che la "musica non nasce dalla musica", è un concetto ottocentesco che secondo me è stato superato. La musica nasce da altre discipline e il musicista/compositore diventa una spugna che assorbe da molto altro. E chiaro che non si esce dalle cosiddette istituzioni totali, dal carcere, e si scrive una musica su una vicenda, assolutamente no. Si rimane colpiti da una accumulazione di vicende umane. Il pentagramma non è una macchina da presa e la musica che faccio è una pagina bianca scritta da chi ascolta la mia musica. Ognuno poi scrive la sua storia.

Cerco di non essere mai esplicito, nei titoli, sono luoghi aperti alla fantasia. Poi ho il grande vantaggio della rinuncia alla parola "cantata", che mi lascia un forte margine di "segretezza", di parlare di ciò che voglio. 

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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