Modugno, tu si na cosa grande (recensione)

Omaggio in forma di concerto a Mister Volare nel trentennale della morte

Peppe Voltarelli
m&s - Peppe Voltarelli (foto © Claudio Cavalloro)

Sia ringraziato in ogni momento Peppe Voltarelli per quell’ora di sana nostalgia che ha regalato agli spettatori, ricordando Domenico Modugno, campione del made in Italy, nella ricorrenza del trentesimo anniversario della morte (1994-2024).

Voltarelli, classe 1968 di buone radici calabresi, è tanta roba: autore di canzoni, attore e scrittore. Al suo attivo ci sono album musicali, alcune colonne sonore e gli spartiti di un paio di concerti. Si è aggiudicato per tre volte la Targa Tenco con “Ultima notte a Malà strana”, “Voltarelli canta Profazio” “Planetario”. Protagonista pure  del film “La vera leggenda di Tony Vilar”. Ha ricordato Modugno  con gioia, ironia surreale e garbo, interpretando e mai imitando le sue canzoni più celebri, con l’accompagnamento dei trentacinque musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo (tra archi, fiati, legni, ottoni,  tastiera, percussioni), diretta con piglio e sobrietà da Giancarlo de Lorenzo.

Apertura anni Cinquanta con Amara terra mia che racconta Modugno emigrante: costretto al triste abbandono del paese natio di Polignano a Mare (Puglia) per un viaggio carico di speranza, che lo porterà a vincere quattro Festival di Sanremo dal 1958 al 1966 (Nel blu dipinto di blu, Piove, Addio e  Dio come ti amo). Dei primi anni anche Lu pisci spada (motivo struggente riferito a un fatto realmente accaduto), e Vecchio frack, peraltro “rivoluzionato” da un ardito e gradito arrangiamento di Valter Sivilotti, cui si devono anche gli altri adattamenti, musicali, come quello di Musetto che consente a Voltarelli di soffermarsi con pensieri liberi e sagaci sui comportamenti degli italiani post guerra, alle prese col boom economico.

C’e attualità anche in racconti e aneddoti sui borghi della Liguria (percorsi dall’”Omaggio” a Modugno) tra gente semplice e di buon appetito seduta ai tavoli delle sagre. Immagina tra le poltrone della platea della sala un groviglio di scariche elettriche (pizzicorini come li chiama) durante l’ascolto dei popolarissimi O caffè e La donna riccia.

Lazzarella (che è stata bissata alla fine) ha aperto il cuore, la mente e i sensi al primo amore di Mister Volare (ma non solo), quando le adolescenti avvampavano, alle prese con le ventate di primavera e i primi approcci amorosi, puntualmente redarguiti dai severi genitori. Durante le due canzoni regine Tu si na cosa grande e  Dio come ti amo, il pubblico del teatro è  piombato in un silenzio totale, trattenendo il respiro come accade nelle occasioni più emozionanti cariche di ricordi giovanili. Modugno era lì tra loro, in carne e chitarra a guardare e sorridere.

Voltarelli ha dato dimostrazione, con rapidi cambi di tonalità, di un talento vocale e teatrale da doppio asterisco. “Mi sono rivisto giovane - ha detto - con mille castelli in aria come lui, ad affrontare la mia vita di cantautore con le stesse difficoltà e speranze incontrate da Modugno. Mi affascina il suo percorso di vita, il suo Sud, il suo mare, la sua immediatezza, la capacità di mettere insieme pulsioni e sentimenti”. Voltarelli lo dimostra presentando con la dovuta riverenza una delle sue ultime composizioni Cantare. Ripetuti applausi di un pubblico festoso e appagato, come in un elegante e discreto salotto d’antan.   

MODUGNO 30
Amara terra mia
Lazzarella
O ccafè
Lu pisci spada
Tu si na cosa grande
Cosa sono le nuvole
Vecchio frac
L’avventura
La donna riccia
Nel blu dipinto di blu
Musetto
Dio come ti amo
Cantare *

* brano di Peppe Voltarelli dedicato a Domenico Modugno

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Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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