Le Orme in concerto (recensione)

Pensare a Le Orme significa correre indietro negli anni, ai grandi classici del rock progressive italiano

Michi Dei Rossi
m&s - Michi Dei Rossi (foto © media & sipario)

Pensare a Le Orme significa far riafforare alla mente, ovviamente se gli anta sono già stati ampiamente superati, il periodo d'oro delle band italiane, in grado di inpensierire - per tecnica, vocalità e capacità compositiva - coloro che il genere lo avevano ideato, portato al successo mondiale e, progressivamente (sembra quasi un destino) dovuto abbandonare, sia per motivi anagrafici che per cambiamento di cifre stilistiche.

Ma se rimaniamo saldamente ancorati, con le unghie di un gatto, al piano dei ricordi, personali poco importa, il nome Le Orme è chiaramente rappresentativo di genere e band, suoni e atmosfere, dischi comprati con tanta fatica e preziosamente custoditi, ancora oggi. Ma rimane anche piuttosto difficile riuscire a scrivere qualcosa di particolarmente originale di una band nata nel 1966 e - da allora - portatrice sana, assieme a poche altre, del virus "progressive" italiano.

L'occasione per questo tentativo ci è data da un concerto, una data unica che Le Orme, in formazione a tre elementi (batteria, tastiere, corde) terranno a breve distanza. Una formazione che non può non evocare alla nostra mente un altro trio, forse il più importante di questa declinazione del rock e che, tanto per cambiare, ancora una volta è anglosassone. Ci riferiamo agli Emerson, Lake e Palmer (informazione di appannaggio esclusivo di chi questo genere non lo mastica).

In ogni caso, un concerto de Le Orme è evento importante, cui non si deve e non si vuole mancare, visto che abbiamo ancora nella memoria le piacevoli sensazioni lasciate dal nostro precedente incontro di alcuni anni prima, in occasione della presentazione e concerto per la pubblicazione de La via della seta, nel 2011. Molto tempo è passato, le formazioni sono cambiate e lo stile si è modificato o evoluto, in ogni caso è rimasto intatto l'affetto del pubblico, sia di quello agée che di quello più giovane, spesso figlio o nipote del precedente, perché il progressive è musica che si tramanda principalmente in famiglia, facendo ascoltare dischi in vinile custoditi come reliquie a chi dovrà poi fare lo stesso con le successive generazioni, questo almeno fino a quando esisteranno i giradischi e le relative testine.

Approcciando al concerto, non c'è nulla di particolare da dover presentare al pubblico, l'ultima uscita discografica è dello scorso anno ed è la riedizione, sia in italiano che in inglese, di uno dei più grandi e importanti successi "storici" de Le Orme, il "Felona e Sorona" del 1973, considerato, da pubblico e critica, uno dei manifesti imprescindibili del movimento cultural-musicale inglese declinato all'italiana. Trattandosi di nuova edizione in doppia veste è stata aggiunta la congiunzione "and" alla "e" italiana, i due mondi immaginari che compongono il titolo non hanno trovato variazione alcuna.

La serata quindi corre via, senza l'impegno di dover stimolare l'acquisto, ma solo con il piacere di ritrovarsi tra "amici", che probabilmente non si conoscono, ma che hanno la musica come collante. Come sempre succede, con le band che hanno così tanto da suonare, non tutto il pubblico, al termine, è stato soddisfatto dalla scaletta. Ma se si dovesse ottemperare alle richieste di tutti i presenti, il concerto sarebbe dovuto iniziare almeno due giorni prima. E probabilmente sarebbe stato eccessivo, per tutti. In ogni caso un incontro musicale con una band di questo calibro è sempre imperdibile, soprattutto per chi ama la musica di qualità. E come giudicare la piacevole chiacchierata dopo palco di Michi Dei Rossi & Co? Non sono tanti coloro che amano trattenersi a parlare con i fan, anche questo è sintomo di attenzione, ma anche e soprattutto di professionalità.

LE ORME (2017)
Michi Dei Rossi (batteria)
Michele Bon (tastiere)
Fabio Trentini (basso e chitarra)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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