Varcare il portone del bolognese Palazzo Pallavicini ha sempre un impatto notevole, per le monumentali scale che portano alle sale dove si esibì addirittura Wolfan Amadeus Mozart. Quando poi nella sala ci si trova davanti alla figura di Diabolik, armato e minaccioso, con gli intensi occhi azzurri non si può che rimanere senza fiato.
E’ questa più o meno la sensazione che si ha nel visitare la mostra dedicata al personaggio nato dalla penna e dalla felice intuizione di A. e L. Giussani. Due lettere per le iniziali di due nomi femminili, Angela e Luciana che, il primo novembre del 1962, portarono nelle edicole milanesi un nuovo fumetto “noir”.
Le sorelle Giussani, Angela (classe 1922) e Luciana (classe 1928) sono due donne forti e indipendenti della Milano bene. Angela non ha solo la patente di guida ma addirittura il brevetto di volo. E dopo il matrimonio con l’editore Gino Sansoni, proprietario della casa editrice Astoria, decide di coinvolgere la sorella Luciana in una sfida editoriale che la porterà a fondare l’Astorina e fare il “colpo grosso” attraverso la creazione, appunto, di Diabolik, un “antieroe” in calzamaglia (non come l’Uomo Ragno perché totalmente nera) dedito al furto con destrezza e spesso con l'omicidio.
Angela si ispira alle storie francesi e a Fantômas e, osservando i pendolari che si spostano verso il lavoro decide di creare un fumetto “completo”, una storia fine a sé stessa in un formato anticonvenzionale che possa essere facilmente trasportato dai lavoratori che vogliono evadere dalle noie del viaggio. Una lettura veloce, centoventi pagine con solo due o tre vignette a tavola, un vero e proprio giallo a fumetti. “Il re del terrore” sta prendendo forma e l’idea del “diavolo” ancora di più nella mente di Angela che, per drammatizzare ulteriormente l’aspetto di un personaggio che si muove nell’ombra, aggiunge la K al nome per un tocco inquietante in più. Un segno distintivo che porterà in tutti i personaggi: da Eva Kant all’ispettore Ginko al potente criminale King.
La prima stesura è proprio di Angela che però si affida a un disegnatore la cui storia sembra anch’essa uscita da un fumetto: la scelta cadde su un artista semisconosciuto (anche per ristrette possibilità economiche), Angelo Zarcone che sembra aver faticato a illustrare la storia, tardò nelle consegne, si fece aiutare da Brenno Fiumali, che firmò anche la copertina dell’albo e infine sparì nel nulla, dopo aver ritirato il sudato compenso.
In mostra a Bologna si trova proprio il fantomatico primo numero (posseduto da un collezionista privato) e le tavole originali di questo episodio pilota nel quale emerge lo stile discontinuo di mani diverse. Pur con ingenuità palesi si notano però la tenacia dell’ispettore Ginko e il fascino oscuro del criminale, nonostante le sopracciglia fin troppo folte e cespugliose.
Le sale dell’allestimento ripercorrono una storia non ancora conclusa: si comincia dalla presentazione delle sorelle Giussani con la loro meravigliosa macchina da scrivere, 150 metri di copertine (numero anch’esso simbolico, l’albo costava 150 lire) che si concludono con un leggendario “to be continued”: d’altronde Diabolik non è un pavido, si espone su fenomeni di costume e sui diritti civili, prende posizione contro la violenza sulle donne, interviene in materia di corruzione e di mafia, si oppone alla diffusione delle droghe e sostiene le categorie dei più umili ed emarginati. Un moderno Robin Hood che non ruba ai ricchi per donare ai poveri (a meno che il povero non sia lui) le cui vicende si snodano in un tempo senza tempo: un tempo apparentemente immobile in cui fluisce il corso della storia.
Copertine, tavole, modellini della meravigliosa Jaguar, riproduzioni dei suoi strumenti di furto, delle maschere con le quali la coppia Kant e Diabolik cambiavano il loro aspetto, la loro storia d’amore e un omaggio da parte di altri disegnatori: da Mimmo Rotella a Milo Manara; da Ferenc Pinter a Silvia Ziche; da Leo Ortolani, a Mastantuono, Baldazzini, Villa, Sergio Toppi.
Un successo che non si ferma, una storia immutata nel tempo pur avendo più di sessant’anni che affascina, ci dicono, anche frati che scrivono ai disegnatori attuali tramite i social per conoscere curiosità e notizie sui personaggi. Speriamo che Diabolik non entri anche nei loro monasteri. Sicuramente è entrato a Palazzo Pallavicini (per la gioia dei visitatori) e grazie a una sala interattiva e a un video si può assistere al furto dello spartito di Mozart con relativa fuga per le strade di Bologna.
DIABOLIK
dal 3 aprile al 20 luglio 2025
Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24
40122 Bologna









