In uscita, per Record Kicks, il nuovo album dei Calibro 35, il nono in carriera della band composta da Tommaso Colliva, Enrico Gabrielli, Massimo Martellotta e Fabio Rondanini, che in 18 anni di carriera si è imposta per la maestria tecnica e un amore smodato per il groove, annullando ogni possibile contraddizione fra coerenza ed eclettismo, fra rigore esecutivo e libertà creativa.
Articolato in undici tracce – di cui tre composizioni originali - Exploration segna il ritorno alla label indipendente Record Kicks e vede la partecipazione di Roberto Dragonetti al basso. Arriva a due anni di distanza dall’ultimo album Nouvelles Aventures, pubblicato da Universal Music e rappresenta un ideale sviluppo del precedente EP Jazzploitation.
La band introduce così il disco: “Diciotto anni dopo si torna a fare quello che facemmo nel primo disco, ossia prendere materiale altrui e farlo nostro. Dopo l’esperienza di Jazzploitation, che abbiamo definito una ‘rapina alla Calibro’, un’incursione nel mondo del jazz, continuiamo a confrontarci con alcuni ‘classiconi’”.
Dagli Azymuth a Lucio Dalla, da Piero Umilani a Herbie Hancock, questo nuovo viaggio dei Calibro 35 è sì, da un lato, un ritorno alle origini; ma è anche un proiettarsi in avanti verso nuove evoluzioni e, al tempo stesso, un movimento in profondità, con incursioni che non si limitano all’universo cinematografico degli anni ’60 e ’70 ma anche a quello televisivo, in particolare degli anni ‘80. Esploratori provetti, perlustrano dall’alto gli sconfinati territori del repertorio jazz per precipitarsi poi in picchiata una volta individuato l'obiettivo: il brano da reinterpretare, giocando sulle stratificazioni accumulate e portandole ancora a un livello ulteriore.
La scelta, per queste riletture “alla Calibro”, si concentra su composizioni che sono in qualche modo archetipiche, seminali, iconiche. È il caso, ad esempio, di Chameleon di Herbie Hancock con il suo riff di basso synth che nel 1973 ha in qualche codificato il jazz funk degli anni a venire. Di Nautilus di Bob James, pezzo fondamentale nella definizione di un certo groove anni ’70 – non a caso ricampionato innumerevoli volte da tutti i giganti dell’hip hop –, oggi ri-suonato dai Calibro con una passione e un divertimento che sono il più sincero omaggio verso quel parterre de rois di musicisti newyorkesi (con Idris Muhammad alla batteria, Ralph Mc Donald alle percussioni e Gary King al basso oltre che allo stesso Bob James al Fender Rhodes) che incise il brano originale.
Come tutti i viaggi di scoperta, l’esplorazione non è però soltanto un movimento verso l’altro ma è anche un movimento verso se stessi. In questo caso: verso il repertorio jazz ma soprattutto verso la propria relazione con il jazz. Così i Calibro in Exploration presentano ben tre composizioni originali. Si parte da Reptile Strut, brano di apertura del disco: una traccia strumentale granitica e cangiante al tempo stesso, un pezzo jazz/rock che gioca sulla compattezza di basso e batteria, sulla chitarra funky, sulle evoluzioni dei fiati e sulla dimensione quasi onirica delle tastiere. Poi Pied de Poule, una strumentale lisergica e malinconica che sembra rievocare tutti gli immaginari stereotipati dei b-movies, dall’erotico all’exotico, dai diabolici personaggi asiatici a fanciulle in abiti succinti. E, infine, The Twang, un brano ispirato dal leggendario progetto Incredible Bongo Band, un pezzo dalle mille evoluzioni, che si apre con una chitarra tarantiniana, prosegue sui territori della psichedelia ed esplode maestoso nella sezione fiati.
In conclusione i Calibro 35 ci offrono una sofisticata riflessione sulla musica come universo di continue stratificazioni ma mantenendo integra l’attitudine alla continua (ri)scoperta, al groove e soprattutto al divertimento, ovvero il piacere di suonare insieme. Che poi è, da sempre, la vera anima del jazz.
Tracklist
1. Reptile Strut
2. Discomania
3. Nautilus
4. Jazz Carnival
5. Gassman Blues
6. Pied de Poule
7. Chameleon
8. Mission Impossible
9. The Twang
10. Coffy is the Color
11. Lunedì cinema








