Donnacce (recensione)

Nei testi firmati da Gianni Clementi succede sempre così, prima ridi e poco dopo uno schiaffo ti riporta alla realtà

Le donnacce in questione sono due signore di mezza età dell’angusta periferia romana, Tullia (Paola Tiziana Cruciani), nome di battaglia Sofia Loren, e Tindara (Alessandra Costanzo), conosciuta come Occhibeddi, romana la prima e siciliana la seconda. Le due donne decidono di ritirarsi dal loro "antico" mestiere e cominciare a pensare un po’ più a se stesse e al prossimo futuro, dopo aver dedicato ben trent’anni della loro vita a soddisfare le “gioie” altrui. D'altra parte, adesso, il mestiere è in crisi a causa dei tempi di ristrettezze, accentuati dalla concorrenza estera in patria (se così possiamo definirla).

Un viaggio a Sharm El Sheik è ciò che ci vuole, almeno per Tindara, ma proprio quando le due sono in procinto di lasciare la propria casa per recarsi all'aeroporto, un uomo (Pietro Bontempo) ne cambierà il destino, in tutti i sensi. Precipitato sul loro terrazzino dal piano superiore, dove esercita il giovane trans brasiliano Terezinha, in abbigliamento abbastanza discutibile, con maschera sadomaso e in preda al panico, l'uomo supplicherà Tullia e Tindara di aiutarlo. Le due amiche, all'inizio titubanti, dopo aver capito di poter ricevere qualcosa in cambio e anche di molto consistente, decidono di assecondarlo. Da qui inizierà una lunga notte piena di episodi divertenti e rivelazioni sconvolgenti, perché l’uomo misterioso si scoprirà essere un politico importante e per di più sano “esempio di moralità”.

A  questo punto si assiste a qualcosa di impensabile e come in "Ben Hur", opera dello stesso autore (Gianni Clementi), avviene anche qui un ribaltamento dei ruoli capace di far divenire colui che prima disperato chiede aiuto il vero padrone della situazione, muovendo le fila con sicurezza della vicenda, manipolando le due anime semplici e fondamentalmente buone a proprio piacimento ed interesse. Usate per godere intellettualmente della loro ignoranza, le due “peripatetiche”, ingenue ma vere, saranno oggetto della (apparente) levatura culturale dell’uomo, con una soccombenza mostrata peraltro nei momenti più assurdi e per questo divertenti. Ma è in altri di momenti che scorgiamo invece un individuo che sembra vivere una vita che in verità non gli appartiene, indotto dal ruolo, dalla bellezza del puro compiacimento altrui e, non per ultimo, dall'amore per il potere.

La storia senza dubbio porta alla mente episodi di cronaca affini e non molto lontani nel tempo. Situazioni già viste e che probabilmente ancora torneranno. Con quest’opera teatrale Clementi porta in scena gli emarginati, coloro che esistono e sono sempre esistiti, ma in un angolo oscuro perché troppo scomodi da mostrare. Sono proprio questi personaggi, nonostante tutto, ad avere la meglio, almeno dal punto di vista umano perché a prevalere è comunque quella società basata sul perbenismo e sull'ipocrisia, che qui il protagonista conosce bene e di cui fa parte. Uno spettacolo che turba appena la coscienza dello spettatore teatrale e lo porta a riflettere, in un periodo storico in cui, come non mai, l’apparenza sembra contare molto più della sostanza e in cui il destino, per di più, gioca brutti e infelici scherzi.

DONNACCE
di Gianni Clementi
con Alessandra Costanzo, Paola Tiziana Cruciani
e con Pietro Bontempo
regia Ennio Coltorti
scene Jacopo Manni
costumi Sorelle Rinaldi

content editor / social media manager
Scrivere mi piace, ma correggere i testi di più. Se mi cerchi e non mi trovi, è probabile sia andata a caccia di refusi. Quando non ho la penna rossa in mano, elaboro strategie per i social.
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