Sul palco sacchetti della spazzatura. Ad un tratto, dal fondo della sala si sente un uomo urlare qualcosa che sembra essere un "Adesso basta!". Una porta sbattuta e l'uomo che presumibilmente ha urlato raggiunge a grandi passi, nervosi e arrabbiati, l'"isola ecologica". Potrebbe essere una sera qualunque, una quotidianità qualunque, la classica scena finale di un litigio, probabilmente scaturito da una sciocchezza, che "fa esplodere" e dal quale, pur di prendere le distanze, ci si allontana con una qualsiasi scusa, ad esempio "buttare l'immondizia".
Sacchi neri, cassette della frutta, abiti inutilizzabili, lampade vecchie. A ben guardare - e le serie televisive investigative ce lo mostrano ogni giorno - nell'immondizia si può veramente ricostruire la vita di una persona anche perché, durante la propria esistenza si butta di tutto. Spesso "buttiamo via" non solamente "cose", elementi tangibili, ma anche e soprattutto pezzi di vita, ricordi, momenti, attimi che andrebbero nuovamente "illuminati" per raccontarci la loro storia. Da qui prende il via "Raccolta di Attimi" di e con Tomás Acosta, per la regia di Andrea Pasqua.
Una lampada, una piantana ancora funzionante, utilizzata come un McGuffin Hitchcockiano, diventa strumentale per illuminare 4 storie, quattro racconti completamente interpretati da Acosta che diventa, di volta in volta, con il solo aiuto di un indumento, l'uno o l'altro personaggio.
Un grembiule lo trasforma in un oste bolognese, sui generis, di quelli che ti aspetti in un'osteria alla buona, con le tovaglie a quadri bianchi e rossi sui tavoli, e che magari si ferma a fare quattro chiacchiere con i clienti, nello stile delle canzoni di anni fa di Francesco Guccini. È tarda sera e non solo temporalmente. Dopo aver versato un bicchiere all'ultimo cliente ed averne bevuto uno anche lui, si rende conto, un po' malinconicamente, di essere ormai a tarda sera anche nell'amore. Rivede la sua fiamma giovanile nel retro del ristorante, forse nella sua immaginazione, e ricorda la mattina dell'amore, la giovinezza, i sogni di ragazzo di campagna ingenuo e innamorato.
Il ricordo sfuma, così come cala la luce della lampada, che cambia vestito (il paralume) così come lo cambia Acosta, per riaccendersi sulla storia di Clitennestra nella versione data da Marguerite Yourcenar. L'attore prende da un sacchetto una gonna e indossandola "indossa" anche il carattere della figlia di Tindaro, che si macchia del delitto di Agamennone. Nel ruolo femminile Acosta appare credibilissimo. Non trascende nella macchietta o in atteggiamenti troppo marcati per enfatizzare le pose tipicamente femminili, ma mantiene un atteggiamento altero che chiunque riconoscerebbe in una regina. Non stupirebbe, con molto allenamento nel canto, vederlo in "Priscilla - il musical".
Di nuovo un buio e di nuovo una luce, questa volta sullo humor inglese di Tibor Fisher e nella sua "Gang del pensiero". Un nuovo paralume e una nuova giacca per Acosta che veste i panni di un filosofo rapinatore di banca. Un accostamento che già di per sé fa ridere - anche se concettualmente è molto particolare - e che pone maggiormente l'accento sulle qualità del giovane interprete. La "Raccolta" si chiude illuminando "Le opinioni di un clown" dello scrittore tedesco Heinrich Böll.
"Raccolta di Attimi" è sicuramente un progetto coraggioso in evoluzione: l'accostamento delle quattro storie ha un sapore particolare, tanto che inizialmente si fatica a capire quale sia il vero filo conduttore. E' sicuramente l'amore, nelle varie sfumature che accompagnano la vita, ma è anche la luce, il dare voce appunto agli attimi che ognuno vive senza rendersene conto - ancora di più nella società attuale, dove gli attimi vengono "rubati" dalla tecnologia social - e che sempre più spesso si "buttano via" senza viverli appieno.
Probabilmente non esiste un unico filo conduttore come non esiste un solo fascio di luce: diversi sono i fili sottesi ad una apparente mancanza di trama come tanti sono i fasci di luce che anche solo una lampadina può emanare a seconda del "vestito" che indossa. E' un po' l'essenza dell'attore che ha in sè diverse luci che vanno accese al momento giusto, come possiamo dire di aver visto in Tomàs Acosta.
L'artista regge completamente da solo uno spettacolo forse appena troppo lungo. Mantiene costante la presenza scenica nonostante i cambi di registro che lo vedono, anzi, vittorioso sulla caduta d'attenzione che prova il pubblico a circa metà dello spettacolo, quando l'attore lascia momentaneamente il palco spiazzando lo spettatore. Un espediente scelto per focalizzare l'attenzione sul fatto che il protagonista "viene" dalla vita quotidiana, ma che in realtà non sortisce l'effetto desiderato. Nei vari "personaggi" si percepisce un attento studio e nella parti più leggere si intravede qualcosa che ricorda un giovane Walter Chiari, un omaggio forse involontario del recente passato che non può non far piacere e che accresce il piacere di visione.
Beatrice Ceci
RACCOLTA DI ATTIMI
scritto e interpretato da Tomás Acosta
regia Andrea Pasqua








