Un piccolo appartamento disordinato, una luce accesa sul comodino e una donna che spiega all’uomo con cui sta cosa dire alla moglie quando tornerà a casa. Così si apre “Petrolio: una storia a colori”, un’overture che lascia un senso di perplessità negli spettatori. Come può una donna suggerire al suo uomo le parole da dire alla moglie per tenerla con sé? Semplice: non è il suo uomo. O, meglio, non è l'unico.
Natasha (Beatrice Gattai) è una prostituta dell'Est-Europa che accoglie clienti a domicilio.
Evitiamo di tediare il lettore raccontando per la seconda volta come si struttura il racconto, che invitiamo a seguire recuperando la nostra precedente recensione - vedi Petrolio. Una storia a colori (recensione in video) - per passare immediatamente con le impressioni che ci ha suscitato, stavolta assistendo dal vivo.
“Petrolio: una storia a colori” è un costante crescendo di intensità ed emozioni, e l’unica parola che risuona dentro dopo lo spettacolo è “troppo”. Troppo veloce, troppo intenso, troppe situazioni, troppo surreale ma al contempo troppo veritiero, troppe tematiche trattate, troppo brutale, troppo sconvolgente… troppo bello!
Prostituzione, adulterio, disabilità, violenza sessuale, aborto, infertilità, utero in affitto… una serie di argomenti delicati e complessi affrontati in una rappresentazione di un’ora dai ritmi serrati che lascia senza fiato e con il cuore a pezzi. Realtà che sembrano così lontane dalla vita comune, ma che invece esistono e se ne parla di rado, per un incomprensibile pudore sociale che porta solo al silenzio e all’omertà.
La riuscita dello spettacolo è innegabile, grazie all’unione di elementi fondamentali che sono stati messi in gioco e utilizzati con una precisione quasi chirurgica. Il testo, scritto da Beatrice Gattai, è la base giusta da cui partire: tutto ciò che è stato visto in scena è uscito dalla sua penna e dalla sua fantasia, nonché dal suo coraggio, necessario per mettere nero su bianco certe tematiche e affrontarle come se fosse la quotidianità.
Senza la regia di Alessio di Clemente, probabilmente la resa sarebbe stata diversa, meno efficace, meno da “senza fiato”. E cosa dire delle luci? Apparentemente un disegno semplice e abbastanza basico, ma che raggiunge livelli altissimi in una delle scene più brutali della rappresentazione: il momento in cui si attua il cliché dell’uomo stolto che prende contro la sua volontà la donna che ama, convinto così di dimostrarle i propri sentimenti e, soprattutto, di essere ricambiato e poter fare quindi con lei ciò che vuole, tanto nella sua testa “lei ci sta”. Natasha passa, in quel momento, da un sogno a colori (le tinte calde dell’arancione) a un incubo rosso sangue.
Sconvolgenti anche le interpretazioni, perché portare sul palco tre personaggi di tale spessore è tutto fuorché facile. Natasha è una protagonista decisamente complessa: non si limita a essere la prostituta che soddisfa i propri clienti, ma ne accoglie gli aspetti psicologici, aiutandoli ad affrontarli in modo talvolta delicato, come una carezza, e talvolta duro, come uno schiaffo in pieno volto; è una ragazza che sogna in grande ma non esce dai suoi confini, non si affida a nessuno perché l’esperienza le ha dato un bell’insegnamento su questo, eppure rimane sempre pronta ad aiutare.
Natasha utilizza tecniche educative specifiche per insegnare a Emanuele, ragazzo disabile che viene portato da lei per imparare a gestire la propria sessualità nonostante l’autismo, il rispetto verso la donna. Rispetto che cerca di insegnare, nei confronti della moglie, anche a Giuseppe, cliente di mezza età che inizialmente si mostra dolce e umano, ma con il passare dei minuti diventa sempre più bestia.
A prestare il volto e le movenze a Emanuele è Andrea Lintozzi, che ha interpretato il ragazzo disabile in maniera forse leggermente marcata, ma assolutamente credibile, senza uscire un solo secondo dal ruolo; una bravura davvero da brividi: portare in scena una disabilità come l’autismo, che limita lo sviluppo delle funzioni intellettive, cognitive, comunicative e comportamentali, ha sicuramente richiesto studio e notevole lavoro e Andrea ha davvero meritato tutta la stima e gli applausi del pubblico. E che dire di Alessio di Clemente, che oltre a occuparsi della regia ha interpretato Giuseppe in maniera naturale e decisamente coinvolgente? Tre personaggi, tre volti in scena, un’ora di spettacolo e un solco che rimarrà nell’anima e nel cuore degli spettatori per molto molto tempo.
Martina Venturini
PETROLIO
Una storia a colori
di Beatrice Gattai
con Beatrice Gattai, Alessio Di Clemente, Andrea Lintozzi
disegno luci Diego Pirillo
tecnico luci Giulia Pompili
produzione Pat – Passi Teatrali
regia Alessio Di Clemente








