Celeste

In scena la storia della "pantera nera", delatrice degli ebrei del ghetto di Roma

immagine di tre persone in piedi
m&s - Celeste

Non si sa molto di lei, ma alle cronache, su qualche articolo di giornale, qualche ancor non troppo logora memoria tira fuori questa vecchia, impolverata ma spietata storia. La storia della “pantera nera”, come era chiamata. La vicenda di quella bellissima e fatale ragazzina di diciotto anni, Celeste Di Porto, nata a Roma nel 1925, che, dopo il rastrellamento del ghetto romano a opera dei tedeschi guidati da Kappler, decide di diventare una delatrice. Di vendere gli ebrei. I suoi correligionari. Inizia così un vero e proprio periodo buio per gli ebrei del ghetto; coloro che venivano “salutati” con un cenno della mano da colei che era riconosciuta come una delle più belle ragazze di Roma, non avevano scampo. Per ogni “capo”, lei guadagnava cinquemila lire. E non importa se a finire nelle mani delle camicie nere fossero donne, bambini o uomini. No. La “pantera nera” era indifferente al genere, alle età. Solo la sua famiglia doveva essere risparmiata. Ma il padre non riuscì a portare questo enorme peso sulla coscienza, e si consegnò alle SS. I fratelli la rinnegarono. Solo la madre continuò a volerle bene.

La nota di autore/regista: «La storia di Celeste Di Porto nell’infinito panorama delle storie legate al periodo nazista, probabilmente rappresenta un “unicum”, una sfaccettatura totalmente differente dai canonici punti di vista da cui si racconta questo triste avvenimento storico. Celeste è una figura rara, una ebrea, una ebrea che nella sua psiche evidentemente subì lo scatto del classico “istinto di sopravvivenza” che la spinse a commettere atti orribili contro la sua gente. Spietata, sì, e questo spettacolo non ha alcuna pretesa di assolverla, ma di narrare. Di raccontare ciò che lei fece, sforzandosi di immaginare anche il perché, o inventarlo. Perché alcune storie non lasciano traccia, se non una scritta nel muro di una cella carceraria. Una scritta incisa con un chiodo. E con tutta la rabbia di chi non sa. L’inconsapevolezza di chi è all'oscuro di tutto. Ebbene, facendo luce in modo coerente, seguendo quindi la voce di un personaggio scomodo ma reale, ci si pone l’obiettivo di un racconto. Di una narrazione che va, esile, ad infilarsi nell’enorme, smisurato, archivio di un periodo storico che verrà ricordato come un periodo malato».

Liberaimago
presenta
CELESTE
testo e regia Fabio Pisano
con Francesca Borriero, Roberto Ingenito, Claudio Boschi
costumi di Rosario Martone
luci Paco Summonte
suggestioni sonore live di Francesco Santagata
assistente regia Francesco Luongo
durata 80 minuti circa, escluso intervallo

Testata Giornalistica
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