Peppino Mazzotta firma l’adattamento e la regia del capolavoro di Gogol, Le anime morte, portando sul palco un classico senza tempo. Attraverso la storia di un burocrate che escogita un piano per trarre profitto da una faglia nel sistema prendono vita sul palco una tragicomica galleria di personaggi con vizi e meschinità non troppo distanti dal rappresentare il nostro presente: una vera e propria “autopsia dell’umanità”.
Pavel Ivànovic Cicikov, funzionario pubblico, non è un uomo virtuoso, ma un prototipo umano che si rigenera in ogni tempo e modello sociale. Un burocrate truffaldino, il cui stato di servizio sembra tratto dalla peggiore cronaca della nostra attualità, animato da una forza che lo spinge verso la scalata sociale e lo obbliga a un pellegrinaggio infinito. Un uomo che, sotto le mentite spoglie del “brav’uomo”, non ha invece priorità spirituali e non è ostacolato da alcuno scrupolo o modello etico di riferimento. Cicikov mette in atto una truffa paradossalmente legale: compra “anime morte”, cioè servi della gleba deceduti ma ancora registrati, per ottenere un prestito dallo Stato e attraverso di lui Gogol’ fa l’autopsia all’umanità, in una prospettiva di redenzione progressiva che resterà, purtroppo, solo nelle intenzioni dell’autore. Le anime morte è un classico della letteratura e perciò non ci dobbiamo stupire se, come diceva Calvino, continua a parlarci.
Dalle note di regia di Peppino Mazzotta
Nikolàj Vasil'evic Gogol' nasce nel 1809, la prima edizione delle sue Anime morte è datata 1842, ma l'opera sembra adattarsi perfettamente al nostro presente. Come diceva Calvino, un classico non finisce mai di dire quello che ha da dire. E questo romanzo continua a parlarci anche perché, in materia di imbroglioni, corruttela e avidità, nulla sembra essere mai cambiato nei quasi due secoli che ci separano da Gogol'.
L'eroe del romanzo è Pavel Ivànovic Cicikov, funzionario pubblico e mascalzone: un prototipo umano che si rigenera continuamente, in ogni tempo e modello sociale. È un burocrate truffaldino animato da una forza centrifuga che lo spinge verso la scalata sociale, privo di priorità spirituali e di qualsiasi scrupolo etico. Eppure, se doveste incontrarlo, ne ricavereste un'ottima impressione: un brav'uomo, gentile, affabile, pieno di decoro.
Questo personaggio è il bisturi con cui Gogol' fa l'autopsia all'umanità, in una prospettiva di redenzione progressiva che resterà purtroppo solo nelle intenzioni dell'autore. Delle tre parti di cui doveva comporsi il poema — sul modello della Divina Commedia — solo la prima è integra, ed è quella di cui si occupa questo allestimento: la dimensione morale più bassa. La seconda sopravvive in frammenti scampati alle fiamme cui lo stesso autore la condannò; la terza non fu mai scritta. Le "anime morte" del titolo erano i servi della gleba deceduti tra un censimento e l'altro, per i quali i proprietari continuavano a pagare le tasse nell'attesa del conteggio successivo. Cicikov escogita un piano per trarne profitto: acquista questi morti censiti come vivi per ipotecarli e ottenere in cambio denaro contante — tutto nei limiti della legge, con regolari contratti di cessione e trasferimento.
Nel perseguire il suo scopo, l'eroe gogoliano compie un viaggio picaresco in un inferno di debilitante quotidianità, popolato da morti-viventi attaccati alla roba più che alla vita. Gogol' ci offre così una galleria tragicomica e grottesca di vizi e meschinità che è manna per la scena.
LE ANIME MORTE - OVVERO LE (DIS)AVVENTURE DI UN ONESTO TRUFFATORE
testo e regia Peppino Mazzotta
collaborazione alla drammaturgia Igor Esposito
libero adattamento da Anime morte di Nikolaj Vasil'evič Gogol’
con Federico Vanni, Ivana Maione, Gennaro Apicella, Raffaele Ausiello, Fulvio Pepe, Massimo De Matteo, Antonio Marfella, Alfonso Postiglione, Luciano Saltarelli
scene Fabrizio Comparone
costumi Eleonora Rossi
musiche Massimo Cordovani
disegno luci Cesare Accetta
contributi digitali Antonio Farina
aiuto regia Antonio Marfella
assistente ai costumi Federica Famà
assistente alla regia tirocinante Università Federico II Giacomo Sergio Buzzo
direttrice di scena Flavia Francioso
datore luci Fulvio Mascolo
fonico Daniele Piscicelli
capomacchinista Nunzio Romano
macchinista e attrezzista Marco Di Napoli
sarta Daniela Guida
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
durata 1h 50’ senza intervallo
spettacoli
dal giovedì al sabato alle ore 20:30
domenica alle ore 16:00
biglietteria
telefono 0422 1520 989
https://www.teatrostabileveneto.it








