Nel marzo dell’anno 415, in piena Quaresima, un crimine scuote la città di Alessandria d'Egitto: una folla tumultuosa e inferocita di cristiani (per alcuni autori composta di monaci detti parabolani) attacca la rispettata e sapiente Ipazia, matematica, astronoma e filosofa neo-platonica. La donna, allora circa sessantenne, viene uccisa e bruciara, la ferocia e immotivazione del gesto la rendono, secondo Augusto Agabiti, una "martire della libertà di pensiero”.
Gli assassini facevano parte di “una moltitudine di credenti in Dio”, che “si misero alla ricerca della donna pagana che aveva ingannato le persone della città e il prefetto con i suoi incantesimi”. Così parla della filosofa – come di una strega – la cronaca di Giovanni, vescovo di Nikiu, una diocesi del delta del Nilo. Scritto quasi tre secoli dopo l’assassinio di Ipazia, è il testo che offre più dettagli in merito alla sua morte, e rivela anche una palese avversione nei confronti della studiosa, le cui stregonerie avrebbero giustificato la sua atroce fine. Ma chi era veramente Ipazia, e perché fu uccisa?
Da questo quesito trae spunto lo spettacolo che ne racconta l’ultimo giorno. La narrazione è intervallata dal ricordo di una delle imprese “disperate” tentate dalla protagonista: salvare la biblioteca di Alessandria. A questo ricordo si alterna la voce sempre più veemente, e progressivamente più violenta, dell’autorità politica e religiosa. Partendo dal primo editto di Teodosio del 380 d.c. per arrivare ai veri e propri anatemi del vescovo Cirillo. Per la parte relativa ad Ipazia la narrazione, pur fedele alla documentazione storica, è stata in gran parte liberamente reinventata. Per quella relativa all’autorità politica i testi sono tratti dai quattro editti teodosiani. Per la parte relativa al vescovo Cirillo sono stati utilizzati frammenti dei suoi discorsi liberamente riadattati, tenendo come guida le testimonianze storiche che ci sono arrivate.
Note di regia
Immaginate un tempo quando il più importante matematico e astronomo vivente era una donna. Immaginate che abbia vissuto in una città così turbolenta e problematica come sono oggi Beirut o Baghdad. Immaginate che questa donna abbia raggiunto la fama non solo nel suo campo, ma anche come filosofo e pensatore religioso, capace di attrarre un largo numero di seguaci. Immaginatela come una vergine martire ma non per la sua Cristianità, ma da parte dei Cristiani perché non era una di loro. E immaginate che il colpevole della sua morte sia stato accolto tra i santi più onorati e significativi della Cristianità. Non avremmo dovuto sentirne parlare? La sua vita non avrebbe dovuto essere nota a tutti? Avrebbe dovuto essere così, ma così non è stato.
IL SOGNO DI IPAZIA
di Massimo Vincenzi
con Francesca Bianco
regia Carlo Emilio Lerici
voce fuori campo Stefano Molinari
musiche Francesco Verdinelli
giovedì 8 agosto alle ore 19:30 *
area antiche terme
Teatro Romano di Ferento,
Viterbo
* precede lo spettacolo (ore 18:30) la visita guidata al sito archeologico a cura di Archeotuscia
Prevendite online: www.ticketitalia.com
Prevendita a Viterbo: UNDERGROUND, telefono 0761 342987
Prevendita a Terni: NEW SINFONY, telefono 0744 407104
La biglietteria a Ferento è aperta dalle ore 18 nei giorni di spettacolo. Informazioni al numero 393 904 1725.
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