Neri Marcorè: Le mie canzoni altrui

Per Neri Marcorè la poesia non è di chi la scrive, ma di chi se ne serve, esattamente come sono le canzoni altrui

Neri Marcorè in concerto
m&s - Neri Marcorè in concerto (foto © media & sipario)

Neri Marcorè sale sul palco insieme all'amico e musicista, Domenico Mariorenzi. Rispetto all'orario originariamente comunicato sono leggermente in ritardo, ma non è una critica, anzi. Potremmo dire che la calma e la serenità - leit motiv di tutto il concerto - cominciano proprio da questo tranquillo approcciarsi agli spettatori, che sono tanti e tutti seduti in posti correttamente distanziati (a normativa di contrasto contro il Covid-19).

I due musicisti si siedono, imbracciano le chitarre e cominciano il concerto che, nonostante il distanziamento doverosamente applicato, appare da subito molto intimo. Marcorè, che abbiamo già potuto apprezzare nelle vesti di interprete di alcuni tra i "pezzi" più pregiati delle firme autoriali (citiamo Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber), inframezza le "sue" canzoni con i ricordi, per spiegare come "canzoni altrui" sia semplicemente la sintesi di quei tanti capolavori della musica italiana appartenenti, appunto, agli "altri". E' anche probabile, più che probabile, che il suo pensiero, a riguardo, sia il medesimo di tanti altri scrittori musicali, forse meno onesti nel riconoscerlo. Ma chi non desiderebbe, dopo l'ascolto di una setlist così, mettere la firma su racconti così intensi e concentrati, creazioni che hanno spiegato molto meglio di qualsiasi altra forma di linguaggio un pensiero, un'idea, un sentimento. E che sono rimaste indelebilmente stampate nella nostra memoria.

Partendo da "Ho sognato una strada" di Ivano Fossati a "L'abbigliamento di un fuochista" di Francesco De Gregori, passando per "Fiume Sand Creek" di Fabrizio De Andrè (ovviamente immancabile) e “Monna Lisa” di Ivan Graziani, Marcorè sembra interpretare, parafrasando, la celebre battuta di Massimo Troisi nel film capolavoro di Michael Radford, "Il Postino" (1994), ossia che "la poesia non è di chi la scrive, ma di chi se ne serve". E quanta poesia c'è, appunto, in queste canzoni? Ma siamo sicuri che non sia eccessivamente riduttivo definirle solo così? In ogni caso Marcorè "se ne serve" e serve al pubblico la "sua" particolare poesia, l'unione dei tanti versi scritti dai grandi autori rappresentati in un'unica serata.

E’ un viaggio, sentimentale e mentale, ma anche geografico, che parte dall’Italia e arriva all’Argentina, con commenti a lato dell’artista (attore/cantante, musicista, presentatore, imitatore) che parla dell’immigrazione, dei divertenti giochi di parole o errori nati dal suo nome e da quello dell’amico musicista Domenico Mariorenzi (chitarra, pianoforte e bouzouki), spesso storpiati sulle stesse locandine. Due amici che si sono conosciuti durante il periodo militare e che sembrano (con le dovute distanze per assenza di “criminalità”) quelli della canzone “Il bandito e il campione”, due ragazzi del borgo cresciuti (non) troppo in fretta.

Il concerto è piacevole e rappresentativo di tutto o quasi, si va dall'immancabile Lucio Battisti (periodo Mogol) a Samuele Bersani. Si arriva alla fine e Marcorè chiude il libro di poesie e l’album dei ricordi o così ci è sembrato, saluta il pubblico e ne riceve l'ultimo e meritato applauso. Il viaggio nella poesia musicale "altrui" del Novecento si ferma, temporaneamente, qui. Abbiamo ora il tempo di guardare l'orologio: sono passate quasi due ore e mezza e noi, come tutti, non ce ne siamo resi conto. Merito delle canzoni, senza dubbio, ma anche di chi, "senza pretese, senza pretese", è salito sul palco per portare la musica "nel paese". O no?

Mauro Diazzi Management
presenta
LE MIE CANZONI ALTRUI
Fabrizio De André e gli altri maestri della musica d’autore
con Neri Marcorè (voce e chitarra)
e con Domenico Mariorenzi (chitarra, pianoforte, bouzouki)

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
Change privacy settings