In un affascinante gioco tra testa e cuore, sul confine tra verità e finzione, Arturo Cirillo debutta in prima nazionale con Le false confidenze di Pierre de Marivaux, un classico settecentesco che indaga il paradosso dei sentimenti attraverso il meccanismo del “teatro nel teatro”.
Prodotto dal Teatro di Roma, in sinergia con Marche Teatro e Teatro Stabile di Catania, l’opera si presenta come un moderno trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento, in cui non vi è malattia né esasperazione, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso delle confidenze e il vero del cuore, dove l’amore può germogliare inaspettatamente.
Lo spettacolo, infatti, propone una visione contemporanea di questo capolavoro del Settecento francese, rivelando Marivaux come un acuto osservatore delle metamorfosi dell’animo umano. La vicenda si snoda attorno a un inganno deliberato e a un ossimoro programmatico già presente nel titolo. In un intreccio dove il denaro e l’interesse economico occupano una posizione centrale, senza mai riuscire a governare del tutto il destino, i personaggi si muovono in un labirinto di confessioni e menzogne, recitando la verità mentre la dissimulano.
Al centro della trama, il giovane Dorante, nobile decaduto, si fa assumere come amministratore dalla ricca vedova Araminta con l’obiettivo di farla innamorare. A muovere i fili, con il gusto sottile di far crollare le difese di una donna austera e razionale, è il servo Dubois, che incarna il piacere dell’intelligenza capace di orientare le gerarchie sociali. Viene così messo in moto un meccanismo di seduzione che finirà per scombinare ogni piano razionale: dentro la truffa, inaspettatamente, germoglia un sentimento reale concreto.
Lo stesso Arturo Cirillo chiarisce nelle note di regia la natura quasi scientifica di questo congegno emotivo: «Le false confidenze è un testo che rasenta la perfezione, a volte capita che nella drammaturgia di un autore ci sia un’opera che abbia un raro e felice equilibrio. Un testo in cui tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza, in cui il tema, oltre la trama, è particolarmente messo a fuoco ed esposto con grande coerenza, con la lucidità con cui si dimostra un teorema. Con Molière ho avuto questa impressione lavorando su La scuola delle mogli, con Marivaux con Le false confidenze. Molière è grottesco e viscerale, e sottende spesso un discorso sulla malattia, Marivaux è invece abitato da sentimenti molto interiorizzati, che coinvolgono il cuore quanto la testa. Le false confidenze (dove già il titolo è un ossimoro) è un modernissimo trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento, in cui non vi è malattia né esasperazione, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso (le confidenze) e il vero (il cuore), in cui può accadere d’incominciare ad innamorarsi senza accorgersene».
Le false confidenze
di Marivaux
traduzione e regia Arturo Cirillo
con Elena Sofia Ricci (Araminta), Giacomo Vigentini (Dorante), Rosario Giglio (Signor Remy),
Orietta Notari (La Signora Argante), Francesco Petruzzelli (Arlecchino), Arturo Cirillo (Dubois),
Giulia Trippetta (Marton), Giacinto Palmarini (Il Conte),
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
disegno luci Pasquale Mari
suono Federico Mezzana
assistente alla regia Mario Scandale
assistente scenografo Stefano Pes
costumista collaboratrice Anna Missaglia
foto Manuela Giusto
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania
spettacoli
martedì, giovedì e venerdì ore 20
mercoledì e sabato ore 19
domenica e giovedì ore 17
biglietteria
tel. 06.684.000.311 -









