Tosca, simbolo di Roma (recensione)

Apertura della stagione sinfonica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con il capolavoro pucciniano

un momento del concerto
m&s - Tosca, un momento del concerto (foto © Accademia di Santa Cecilia/MUSA)

Tosca in forma di concerto per tre serate, alla luce del sole, senza buca che nasconde direttore ed orchestrali, senza scene, costumi, movimenti o trovate teatrali e senza la presenza del regista a imporre letture interpretative a volte stravaganti: ognuno immagina la vicenda secondo le proprie conoscenze e sensibilità. Solo la musica a far da colonna sonora a un thriller di inizio Ottocento con quattro morti (di cui tre dal vivo) acclamato in tutto il mondo, da oltre un secolo, dal giorno della sua “prima” al Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900 alla presenza della regina Margherita. Sei mesi dopo il 29 luglio, re Umberto I verrà assassinato a Monza.

Nell’anno del centenario (1924-2024) Giacomo Puccini non poteva ricevere regalo più gradito e glielo ha fatto di persona il sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia Michele dall’Ongaro come ulteriore gesto di amore al termine del suo impegno decennale (lascerà l’incarico nel prossimo gennaio) nella conduzione della prestigiosa istituzione musicale che ha aperto la stagione 2024-2025 con il canto lirico recentemente acclamato patrimonio Unesco. 

La modalità esecutiva di Tosca ha reso insidiosa, ma più gratificante, la performance dei protagonisti che, non avendo il sostegno del movimento teatrale, hanno dovuto affrontare - per dirla in gergo ciclistico - una cronometro in salita da soli contro tutto e tutti. A cominciare da Daniel Harding (49 anni anche pilota di aerei) che alla sua prima Tosca e al suo primo concerto da direttore dell’orchestra e del coro di Santa Cecilia ha vinto l’emozione e la scommessa, dimostrando di avere sicuri fondamentali per garantire continuità al lavoro svolto dal predecessore Antonio Pappano. Ha avuto la virtù e l’intelligenza di un approccio umile ma puntuale alle indicazioni di Puccini vergate in partitura come sua abitudine. Tenendo sempre d’occhio Roma e la romanità di cui è pervasa tutta l’opera. Dai sospiri del pastorello a bordo Tevere, agli attacchi perentori dei corni tra le brume mattutine di Castel Sant’Angelo, agli accordi solenni delle campane di San Pietro in Montorio, Sant’Onofrio e del Cupolone.

Sanno di Roma bigotta i profumi d’incenso e “Adjutorum nostrum in nomine Domini” nel superbo Te Deum a Sant’Andrea della Valle e i simboli sinistri del potere a palazzo Farnese. L’orchestra, tra le più accreditate del mondo, peraltro titolare di nobili ascendenze conferitogli dal suo mecenate-fondatore Sisto V nel XVII sec., ha risposto con diligenza alla bacchetta di Harding, tenendo i tempi giusti e serrati, senza esitazioni negli attacchi, grazie a prime parti di qualità. Ben riusciti gli effetti e le coloriture pervase dai leitmotiv di ogni personaggio. Quelli riferiti a Scarpia con l’uso sordo e tenebroso degli ottoni, quelli a Tosca e Cavaradossi con l’incedere vellutato di violini, fiati e arpa. Gradevoli i risvolti scherzosi sulle note del sagrestano e cupo l’audio a rimarcare le paure di Angelotti. 

Cast internazionale. Eleonora Buratto (42 anni), sempre più bella e affascinante, musicalmente impeccabile. È questa la sua prima Tosca in Italia. Ha confermato una potente emissione di voce, soprattutto nei drammatici fraseggi con Scarpia del secondo atto, affrontando   il “Vissi d’Arte” con convincente intensità. Il baritono francese Ludovic Tézier (56 anni),  pur non avendo mai visto a Roma i luoghi di Tosca si è calato con le giuste convinzioni nel ruolo insidioso di Scarpia dall’alto di una voce grandiosa e attenta al fraseggio. Jonathan Teleman (36 anni) cileno di origine ma statunitense di adozione, ama Puccini e si sente e si vede.  Il suo film - Bohème - di qualche anno fa per la regia di Mario Martone ci aveva dato le giuste garanzie.  Cavaradossi gli sta a pennello per figura e voce vigorosa, pervasa di coloriture nelle due romanze “Recondita armonia” e “E lucean le stelle”. Nella parte di Angelotti Giuorgi Manoshvili, in quella del sagrestano Davide Giangregorio. Spoletta Matto Macchioni, Sciarrone Nicolò Ceriani, un carceriere Costantino Finucci, un pastore Alice Fiorelli, maestro del coro Andrea Secchi, coro di voci bianche diretto da Claudia Morelli.  Nella terza rappresentazione presente Sergio Mattarella seduto accanto a Michele dall’Ongaro. Applausi convinti, anche se qualche volta fastidiosi e fuori tempo con la bacchetta del maestro ancora alzata. Ricca di ricordi la mostra con foto d’epoca su Puccini e il suo tempo nel foyer dell’Auditorium.  

Puccini, Tosca
melodramma in tre atti
libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma La Tosca di Victorien Sardou
in forma di concerto

Orchestra, Coro e Voci bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Daniel Harding 
maestro del Coro Andrea Secchi
maestro del Coro di Voci bianche Claudia Morelli

Floria Tosca, celebre cantante (soprano) Eleonora Buratto
Mario Cavaradossi, pittore (tenore) Jonathan Tetelman
Il barone Scarpia, Capo della polizia (baritono) Ludovic Tézier
Cesare Angelotti, un prigioniero politico evaso (basso) Giorgi Manoshvili
Sagrestano (baritono) Davide Giangregorio
Spoletta, Agente di polizia (tenore) Matteo Macchioni
Sciarrone, Gendarme (basso) Nicolò Ceriani
Un carceriere (basso) Costantino Finucci
Un pastore Alice Fiorelli, Vito Bondanese

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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