Rendere un disco immortale e immediatamente riconoscibile, anche senza ascoltarlo: è questo il compito assunto da Paul Whitehead, autore di alcune tra le più celebri copertine del progressive rock. Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo "live" a lato di una sua piccola personale, durante la quale era anche possibile acquistare alcune riproduzioni delle sue opere più conosciute.
Nato nel 1945 a Londra, ma trasferito nel 1973 a Los Angeles, Whitehead è conosciuto, appunto, per aver "fatto vedere" la musica dei Genesis, Le Orme, Van der Graaf Generator, Peter Hammill e molti altri, illustrando, anzi dipingendo, dei quadri che sono diventati la cover dei dischi (rigorosamente in vinile) di questi grandi della musica contemporanea. La vendita di milioni di "copie", solo considerando i Genesis (ossia Trespass, Nursery Cryme e Foxtrot) siamo a più di 8 milioni, ha permesso ai più di familiarizzare con le sue opere, spesso ammirandole in ogni loro sfumatura durante il simultaneo ascolto del disco. La distanza tra l'occhio del "visitatore" e l'opera viene così completamente azzerata, permettendo una compenetrazione altrimenti praticamente impossibile.
Metafisico, interpretando la musica dei Genesis, quasi dechirichiano nel suo simbolismo, ed estremamente grafico nei lavori di questi ultimi anni, Paul Whitehead, indipendentemente dalla popolarità trasversale che la musica gli ha dato, è un artista completo e curioso. Riuscito ad entrare nel guinness dei primati per il murales più grande del mondo (arrivato a Los Angeles ha aderito alla Big Art, perché ha scoperto che la città era molto più grande di Londra) e con un eclettismo tale da trovarsi spesso in parallelo con la musica progressive, perché altrettanto sperimentale e visionaria. Come ogni anglosassone che si rispetti parla con noi molto pacatamente, inframmezzando alla sua lingua qualche parola di italiano (viene spesso nel nostro Paese), sorridendo della nostra sincera ammirazione per i suoi "dipinti", esposti esattamente come si dovrebbe: con le due facciate della copertina senza l'interruzione che ne limita la visione.
Ma nella vita artistica di Paul Whitehead non ci sono solo i Genesis. Affascinante il racconto "Le Ormiano" sull'incontro e la realizzazione di Smogmagica (album del 1975 de Le Orme) a Los Angeles. Dopo l'ascolto dei brani Whitehead si presentò con il dipinto raffigurante una Lei, che giocava sull'assonanza della pronuncia di L. A. (Los Angeles, appunto) e con la canzone "E' lei". L'immagine femminile, disseminata di simboli che riportano alla mente i titoli delle canzoni o le origini de Le Orme (una gondola veneziana), riporta un cartello in cui si può leggere "Le Orme find magic in the land of smog", titolo apparso su un quotidiano californiano durante la permanenza della band italiana. La frase piacque talmente che diede anche il titolo all'album. Ugualmente interessante (e riconoscibile nel tratto e nello stile) il suo approccio alla scacchiera per Fool's Mate, il primo lavoro solista di Peter Hammill.
Nonostante la sua produzione sia varia e vasta è comunque ricordato come "il pittore dei Sogni e delle Favole che fa comprare dischi per tenerli come opere d'arte" (cit. Maurizio Galia, Sogni d'immagine, Torino, 2003), e in effetti di questo si tratta, anche se non sono esposte in un museo. Ma non è detto che non lo saranno in un prossimo futuro.
Per ulteriori informazioni sull'artista vi suggeriamo di visitare il suo sito: www.paulwhitehead.com.








