Pane e tulipani (recensione)

Ma perché proprio Venezia? Venezia è una città con grossissimi problemi idraulici (Costantino con sua madre)

Licia Maglietta è Rosalba
m&s - Licia Maglietta è Rosalba

Il film scritto (con Doriana Leondeff) e diretto da Silvio Soldini non sente il trascorrere del tempo (ha già compiuto 20 anni!) e ad ogni "passata" televisiva non può non essere rivisto, anche se nello scaffale è presente il DVD, casomai fosse necessario ripassare qualche battuta (esempio: Non vede un'autostrada da vent'anni. Cambi l'olio, gonfi le gomme e rispetti la sua età). Un cast eccezionale per un racconto delicato e romantico, sentimentale e poetico che non può non accontentare tutti gli spettatori, indipendentemente dalla loro età.

Chi nella sua vita non ha mai pensato di seguire l'istinto del momento ed "abbandonare" la propria abitudinaria (e per nulla interessante) vita per raggiungere, ad esempio, una città mai visitata? E' quello che succede a Rosalba (Licia Maglietta), casalinga pescarese che, durante un viaggio organizzato in autobus a Peastum con la famiglia, viene fortuitamente dimenticata in un autogrill. Aspettando che tornino a prenderla, rimproverata dal marito Mimmo (Antonio Catania) per la sua distrazione e goffaggine, Rosalba decide in un gesto di libertà di tornare a casa autonomamente, sfruttando un passaggio, ma in un impeto successivo di incoscienza (o coraggio?) non solo dà una svolta alla macchina, ma anche alla sua vita e raggiunge Venezia, dove non era mai stata.

Nella città lagunare Rosalba comincia un viaggio alla scoperta delle "calli" in senso di strade e delle calle in senso di fiore perché, perdendo "casualmente il treno" del ritorno a casa, decide di rimanere a Venezia e, senza un soldo, viene ospitata da Fernando (Bruno Ganz), cameriere in un ristorante e trova lavoro nel negozio di fiori del burbero Fermo (Felice Andreasi). Dalla casa di Fernando, che ogni mattina le fa trovare sul tavolo la colazione con grosse fette di pane accanto al vaso di tulipani che lei si porta dal negozio (da qui il titolo del film), si dipana la storia della casalinga alla riconquista di sé stessa, dei suoi spazi e del suo essere donna, senza però dimenticare i figli che, insieme ad altri buffi personaggi o ai parenti, le appaiono in sogno per metterla di fronte alle sue stesse scelte. Il marito, che non si rassegna a non avere più accanto la donna che gli "governa casa", le sguinzaglia dietro l'improbabile detective Costantino (Giuseppe Battiston) che, pur di essere assunto nella ditta di sanitari di Mimmo, accetta di mettere a frutto la sua passione per i gialli, cercandola - con scarsi e divertenti per noi che guardiamo risultati - per tutta la città.

Il film, che ha ottenuto tutti i principali riconoscimenti ai David di Donatello del 2000 (oltre a 10 Ciak d'oro, 5 Nastri d'argento e 3 Premi Flaiano) è una "favola" dei giorni nostri che non presenta difetti. Al di là della bravura di Bruno Ganz che caratterizza Fernando Girasole come uomo d'altri tempi, capace di riservatezza e nel contempo di gesti che farebbero innamorare ogni donna (anche quella più social dei giorni nostri), ogni attore sulla scena riesce a ritagliarsi una parte importante, anche grazie alle battute da manuale con citazioni d'autore come quella di Grazia Reginella, la convincente Marina Massironi: "Ho sempre avuto sfiga: la prima volta che uno mi ha baciata, è stato in un cimitero!": omaggio a Shirley MacLaine, che ne L'appartamento di Billy Wilder (1961) pronuncia più o meno la stessa battuta.

Se il giovanissimo Battiston fa già capire l'attore di spessore che sarebbe diventato, anche Catania è perfetto nell'interpretare l'antipatico e meschino Mimmo Barletta. Ma è la Maglietta che brilla di luce propria. Un'attrice che in questo film sembra l'equivalente di un abat-jour: già bello ed apprezzabile di suo, quando è acceso esprime tutto il suo potenziale, esattamente come quando Rosalba sorride ed entrando nella vita degli altri personaggi le illumina con il suo essere un perfetto mix di praticità e ingenuità.

Un film forse lontano dai classici canoni della commedia italiana per questa caratteristica onirica, quasi surreale, ma che a distanza di anni non stanca e acquista ancora più fascino e un persistente sapore, come un buon vino invecchiato. Considerato il cast e la naturale scenografia di Venezia non può che essere archiviato come "cult". Non sappiamo se entrerà nel nostro personale borsino natalizio, ma nei nostri affetti più cari c'è già. Disponibile per reiterate visioni su RaiPlay.

PANE E TULIPANI
regia Silvio Soldini
soggetto e sceneggiatura Doriana Leondeff e Silvio Soldini
con Licia Maglietta, Bruno Ganz, Antonio Catania, Marina Massironi e Giuseppe Battiston
fotografia Luca Bigazzi
musiche Giovanni Venosta

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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