La sala che ospita l'evento fatica ad accogliere le tante persone presenti all'incontro letterario con Scott Turow, notissimo scrittore statunitense (opera più celebre, probabilmente, "Presunto innocente", anche in virtù del film omonimo di Alan Pakula, con Harrison Ford, del 1990), in tour italiano con "La Testimonianza". Lo scrittore si accomoda a pochissima distanza dal pubblico, con sullo sfondo una biblioteca di circa 3500 titoli, uno scenario caldo ed accogliente che ben si presta a ospitare chi ha fatto della parola scritta una sua avvincente modalità di successo.
Quasi 70enne - accanto a noi a bassa voce una signora, con già stretto in mano il libro, mormora: "Dalla foto sembrava più giovane..." - Scott Turow si presta più che volentieri e in maniera molto piacevole a raccontare "La Testimonianza", la sua ultima fatica letteraria edita in Italia da Mondadori.Con un piacevolissimo eloquio, pacato e garbato, riferendosi sempre al romanzo esclusivamente con il titolo in italiano, lo scrittore si dimostra - ma quasi sembra essere una costanza dei grandi autori internazionali - totalmente disponibile verso il suo pubblico. Potrebbe sembrare un'osservazione scontata, ma non lo è, almeno con alcuni.
Illustra con molta precisione la genesi del libro, con un curioso e divertente aneddoto di vita personale avvenuto circa 40 anni prima, gioca appena, ma solo perché stimolato, con le difficoltà del traffico italiano (non che nelle highway americane sia meglio!), svela come l'episodio centrale del libro - la strage di 400 rom avvenuta durante la tragica guerra bosniaca - sia solo frutto della sua fantasia e si presta così a soddisfare le tante curiosità che ogni lettore prova nel momento in cui ha la possibilità di conoscere fisicamente chi gli ha tenuto e tiene tanta compagnia, in serate (solitamente) di avvincente lettura. La prima delle quali è vedere in carne ed ossa lo scrittore, fotografarlo per averne poi un ricordo indelebile, respirare la stessa aria nella stessa stanza, condividere il momento con i propri amici, analizzarne sguardi e parole che - fatalmente - poi influiranno sulla successiva libertà elaborativa. Un aspetto della lettura e della fantasia che non è sempre, anzi quasi mai, semplice soddisfare, almeno per il pubblico delle province italiane, lontane - anche per distanza fisica - dai grandi circuiti di presentazioni letterarie.
Scott Turow si racconta volentieri, parla della propria passata e presente professione (è stato sia pubblico ministero, prima, ed è ancora avvocato), facendo riferimento ad un ipotetico "non si sa mai" iniziale (anche gli americani a quanto sembra hanno timori per il proprio futuro, ma sarà così?), sottolineando come - ora - la professione di avvocato, esercitata blandamente per motivi di tempo, sia più per mettere meglio a punto la sua opera di scrittore. Una sorta di "risciacquatura dei panni in Arno" ci ha fatto venire in mente. Indipendentemente dal gradimento personale o meno del romanzo - ci riserviamo l'opinabile giudizio solo dopo la lettura - quello che maggiormente emerge dall'incontro è la piacevolezza dello stesso. E l'ora e mezza passata in sua compagnia ne è stata una chiarissima "testimonianza", una "prova" che non si può confutare, né in "appello", né in altri gradi di giudizio.








