Gregory, telefonata alla mamma teatrale (intervista)

Blocchiamo Veronica Liberale mentre, vicino Fontana di Trevi, sta raggiungendo la sala teatrale dove tra poco sarà in scena

Veronica Liberale è Fiorella
m&s - Veronica Liberale è Fiorella, la zia di Gregory (foto © Fabio Sabatini)

Scopo della nostra chiamata, a parte il costante piacere di confrontarci con un'autrice che apprezziamo praticamente da sempre (a partire dalla scoperta di Che Classe), è quello di conoscere meglio il suo ultimo e probabilmente più difficile lavoro, con cui è in scena a Roma. Il suo tempo è poco ed entriamo subito in argomento.

Uno spettacolo che nasce anche dal tuo totale coinvolgimento, anche personale
Gregory, come puoi immaginare, per me è un testo particolare, ed è il testo che io non avrei mai voluto scrivere. Perché racconta una vicenda che mi ha totalmente cambiato la vita, anche se ho voluto non mettere in scena il mio racconto. Io ho un bimbo autistico e so cossa significa ricevere una diagnosi di questo genere per il proprio figlio. Provoca delle sensazioni che sono quasi impossibili da capire. Inutile essere ipocriti o fingere con sé stessi: io l’autismo di mio figlio sono riuscita ad accettarlo con il tempo. Devi in pochissimo tempo trovare tanta forza ed essere consapevole che non saprai mai cosa succederà in futuro al tuo bambino, non sai cosa gli succederà quando non ci sarai più. Se riuscirà ad affrontare la vita e come. Sono tutte domande che ogni genitore si pone e con le quali si trova a dover vivere e convivere, giorno dopo giorno.

Mi dicevi che comunque non hai messo in scena la tua esperienza…
Ho scelto di non mettere al centro il bambino autistico, ma la sua famiglia. Ho voluto raccontare come dei nonni e dei genitori normali, una famiglia popolare e umana che è spesso al centro dei miei racconti, affronta l’autismo, senza avere gli strumenti culturali per potersi confrontare con il disturbo, del quale - fino alla nascita di Gregory - hanno totalmente ignorato l’esistenza. Ho immaginato così una maggiore giustificazione per la parte comica della commedia, anche se non è un titolo di studio superiore la discriminante per la consapevolezza dell’autismo. E’ una sindrome che ancora non si conosce bene e ci sono tanti luoghi comuni su di essa. Affrontare il problema con gli occhi e l’umanità di una famiglia semplice mi sembrava meno ipocrita: chi ha più risorse, non solo economiche, ma anche culturali, può reagire diversamente da chi invece si trova dall’oggi al domani con un bimbo in casa che apparentemente “non è normale”, che fa cose che gli altri bambini non fanno. Inutile nascondersi dietro un dito, anche se la normalità non esiste, resiste invece un concetto di “normalità” al quale tutti devono uniformarsi. Un bambino autistico non è come un altro bambino. Va accettato per quello che è. Nella sua unicità.

Era necessario per te scriverne
Forse sì. L’autismo come tema, anche non principale, anche solo sfiorato, in una mia commedia si è affacciato più volte, anche se poi l’ho sempre messo da parte. 

In Che Classe hai comunque sfiorato l'argomento
Esatto, anche se in quel caso si trattava della sindrome di Asperger. Evidentemente questo era il momento giusto. Non mi piace ingigantire le cose, specialmente se mi riguardano, ma forse era anche necessario parlarne e farlo alla mia maniera, in modo leggero, inserendo l’autismo nella vita di persone come tutti noi, che possiamo incontrare quotidianamente. Ripeto, non è la mia storia, è un mio racconto, di fantasia, ma è anche basato sulle mie esperienze e su quello che ho visto e vissuto in questi anni. Poi ho cercato di sdrammatizzare, di mettere massima attenzione alla leggerezza, perché non volevo costruire un dramma, ma allo stesso tempo volevo che fosse una storia che “mi facesse bene” sia scrivere che interpretare. Ho scelto di non avere un ruolo principale, ma di essere una sorta di narratore. C’è una componente drammatica che dà forza al testo, ma deve costantemente abbracciarsi con il sorriso, con la gioia. La mia fortuna, ma questo è il pubblico a deciderlo, è che io amo scrivere in questo modo. Poi ho trovato in questo il pieno sostegno di tutti i professionisti che sono coinvolti artisticamente in questo progetto, a partire da Nicola (Pistoia, regista della pièce, ndr). Quello che ci tengo a far vedere è che la forza necessaria per accompagnare nella vita un bambino autistico è uguale, anzi è minore della gioia che se ne riceve, come qualsiasi altro bimbo in una casa.

“Grazie Signore, io ora odo la vostra voce e tutto è bello quassù” (cit.)

Gregory non è importante solo per te, altrimenti non avreste ottenuto il bel risultato del crowdfunding
Il crowdfunding è stato fondamentale per riuscire a portare sul palco lo spettacolo in un momento così difficile. E non siamo troppo lontani dal raggiungere l’obiettivo (al momento di revisionare l'intervista il risultato è stato raggiunto, ndr). Ma quello che mi ha più stupita e fatta felice è stato vedere come tante persone del mondo dello spettacolo hanno abbracciato la mia idea e si sono messe a disposizione per quello che potevano, anche imbarazzandomi per la loro generosità personale e professionale.

Conoscendoti, non ne sono stupito
Io invece sì, è veramente una bella dimostrazione di vicinanza, ancora più importante perché viene da un settore in grosso affanno. Permettimi di aggiungere, prima di andare in prova, che c’è bisogno di gioia, per questo ho scritto questo testo. C’è bisogno di sorridere, di ridere, di avere speranza. Queste famiglie si devono sentire meno sole e la società deve capire che cos’è l’autismo. Non è un problema individuale, ma di tutti. Spero di aver dato anche io un minimo piccolissimo contributo. 

Ci dispiace solo che la nostra conversazione sia avvenuta al telefono, diversamente avremmo sicuramente voluto far sentire il nostro coinvolgimento abbracciando Veronica. Una forma personale e sincera di quella vicinanza che Lei e tutte le persone così sensibili meritano. E non solamente perché è riuscita a scrivere un bel testo, ma soprattutto perché è una Bella Persona e non tutti possono fregiarsi di questa caratteristica.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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