Il teatro non è solo “spettacolo” ma è anche scrittura. Scrittura dei testi da recitare o far recitare o da dirigere, ma la scrittura può anche essere quella della “propria” vita. Nel caso di Umberto Orsini il sold out è il ricordo della “costruzione” di un Attore.
La prima cosa che mi viene da pensare quando sto per entrare in scena è che anche quella sera mi capiterà di dire cose importanti, profonde, a volte spiritose, a volte drammatiche, raramente banali. E questo è un privilegio enorme. Sottrarre due ore del nostro tempo all’ovvietà delle parole quotidiane per dire parole scritte da altri è una cosa impagabile. Che ladro è l’attore, e nello stesso tempo che benefattore!
Basterebbero queste parole, stampate sulla quarta di copertina, ad invogliare l’acquisto dell’autobiografia di Umberto Orsini, dal titolo appunto “Sold Out” e pubblicato con la casa editrice Laterza, se già non lo facesse l’immagine dell’attore che campeggia sulla copertina: un primo piano in bianco e nero, con luci (ma soprattutto ombre) sapientemente dosate, lo sguardo magnetico ed un sorriso che pare diventare un sogghigno. Un ritratto affascinante ed anche un po’ diabolico che sembra invitare il lettore ad immergersi nelle pagine per poter scoprire quel qualcosa che solitamente è celato dalla “maschera dell’attore”. Un'ulteriore prova di come Orsini sia capace di fare il proprio mestiere (e anche il fotografo Filippo Milani, autore dello scatto): una mimica che equivale al vedere una mano tesa che accompagna lo spettatore/lettore all’interno della propria vita attraverso le parole scritte.
Orsini, nel libro, fa quello che sa fare: racconta! “In palcoscenico sono un interprete, uno che racconta storie, ma sono storie spesso sublimi, storie di vincitori o di sconfitti, storie di re o di mascalzoni, storie di vita o di morte…” mentre in questa biografia è l’interprete di se stesso. Attraverso la scrittura ci si immerge non solo nella carriera professionale dell’artista attraverso i ricordi della sua giovinezza, i suoi esordi, le prime emozioni di uomo come di attore, ma anche nella genesi dello spettacolo “Il costruttore Solness”.
Un percorso che comincia “quasi” con la lettura del testo e si conclude con un nuovo inizio: la messa in scena del Costruttore mentre Orsini, in un curioso gioco di parole, “costruisce” davanti agli occhi del lettore lo “spettacolo” della sua vita componendo, come sul palco, tutti gli elementi che lo hanno portato ad essere quello che è o stipando dentro il baule da portare con sé tutti i ricordi delle vita. Molto diverso da “Baciami come uno sconosciuto” di Gene Wilder o “Un grande avvenire dietro le spalle” di Vittorio Gassman, il libro di Orsini si presenta come una “confessione” o addirittura un’intervista romanzata (forse anche grazie all’intervento del curatore Paolo Di Paolo) che nulla toglie al fascino indiscusso del protagonista di questa vita straordinaria.
Classe 1934, novarese, Orsini rischia di diventare un notaio di provincia, ma il fascino del cinema e del teatro - nonché quello della voglia di indipendenza ed una naturale propensione all’arrangiarsi (che poi in teatro è fondamentale) - hanno, per fortuna, il sopravvento. Orson Welles conosciuto in un viaggio in treno, Luchino Visconti, Zeffirelli, Ronconi, Gassman per non parlare delle donne (da Rossella Falk e Virna Lisi a Charlotte Rampling) e la fama televisiva. Le pagine si riempiono, non sempre in ordine cronologico stretto, di aneddoti che toccano anche la passione per il tennis e le amicizie con i colleghi.
Amicizie diverse, più o meno intime come quella con Romolo Valli dalla quale nasce un codice segreto che diventa il leit motiv della vita di Orsini ed anche della biografia: Valli gli regala un piccolo romanzo dal titolo “Dove corri, Sammy?” che è la sintesi del desiderio, della voglia di arrivare, del successo che spinge ogni passo - anche ora, a 86 anni - di Orsini, sia sul palco, che nella vita.





