Si trasforma in un razzo missile / Vola tra lampi di blu / Ha la mente di Tetsuya ma tutto il resto fa da sé. Se siete perfettamente in grado di attribuire ogni strofa, e soprattutto di andare avanti con ritornello e rimanente testo di questa e di altre canzoni sullo stesso tema, questo artista non può non incuriosirvi.
E’ probabile che i tanti esigenti appassionati dei cartoni a tema "robottoni" giapponesi (tipicamente i ragazzini della fine degli anni ‘70 e ‘80) abbiano gridato alla meraviglia, assistendo ad una delle collettive o personali che Fabrizio Spadini va partecipando o allestendo in Italia a partire dal 2016 (anno del debutto del suo progetto artistico a Lucca Comics). La più recente esposizione ha avuto luogo a Roma nel dicembre scorso, dal titolo più che appropriato La Colonizzazione dell’Immaginario, curata da Jacopo Nacci, che nel catalogo edito per l'occasione, parlando dei quadri esposti nella Capitale, suggeriva di metterli "uno accanto all’altro", così da "seguire la traccia di un minuzioso percorso esplorativo che sembra non voler rinunciare a nessuna possibilità di composizione, come se ogni nuova combinazione potesse custodire un altro pezzo di illuminazione o una folgorante gnosi definitiva". E ci uniamo al coro di consensi, sia per la parte artistica che per quella più fantasy: l'una - a nostro parere - non esclude mai l'altra.
Navigando online tra le sue opere - causa pandemia non è stato possibile fruire delle sensazioni visive dirette, ma attendiamo il momento per poterlo fare dal vivo - non possiamo che apprezzare la miscelazione totale tra il mondo pittorico ufficiale e gli “anime” (ma noi li chiamavamo semplicemente Ufo Robot), o la saga di Guerre Stellari (per i più giovani Star Wars) oppure il classico Godzilla (che non guasta mai), che sembrano trovare una perfetta collocazione tra atmosfere diverse, declinando semplicemente in altra forma il concetto universale di arte.
Prendendo in prestito lo spirito e le parole di Pablo Picasso, “Solo chi conosce le regole può trasgredirle”, riteniamo che questo sia un ambito nel quale Spadini si trova perfettamente a suo agio, rispettando con i suoi oli su tela il “capolavoro” altrui, ma aggiungendo il proprio tocco artistico (veramente c'è molto di più!), per rendere l’ispirazione da un modello pittorico universalmente conosciuto poi un'opera completamente e compiutamente originale, semplicemente posizionata in una “bottega”, che comunque non ha e non può avere riscontri nella storia dell’arte, almeno finora. Ma la nostra è un'ovvietà, visto che non possiamo sapere cosa ci riservano le sperimentazioni di questo Terzo Millennio.
E' particolare come le influenze pittoriche, le contaminazioni, siano tante e comunque tutte correttamente miscelate nella "tavolozza" di Spadini: se in "Aenigma Robot" è facile trovare alcune delle caratteristiche simbolo della "metafisica" di De Chirico (assenza di personaggi umani per enfatizzare la solitudine che oltre a diventare manichini, statue, ombre e personaggi mitologici per l'artista contemporaneo sono i Robot; campiture di colore piatte e uniformi; scene che si svolgono al di fuori del tempo) o più che evidenti rimandi picassiani, in "Oil Robots" è evidente il richiamo ai macchiaioli toscani. Non solo la luce crea la visione delle forme grazie a "macchie" di colore ma gli stessi soggetti, nella loro immobilità temporale, pur con le dovute distanze, sembrano provenire direttamente dalla corrente artistica ottocentesca. (paragrafo a cura di Beatrice Ceci)
Se comunque ammettiamo (noi che scriviamo) la nostra non sufficiente competenza nella storia dell'arte, ma ci riteniamo - a torto o a ragione (non spetta a noi dirlo) - abbastanza qualificati per parlare di Godrake, Jeeg, i due Mazinga e tutti gli altri personaggi che appartengono alla storia dell'intrattenimento adolescenziale, possiamo sicuramente affermare che le opere di Fabrizio Spadini sono sempre e comunque usufribili, basta guardare al proprio passato di telespettatori e aggiungere quel pizzico di fantasia che ogni adulto dovrebbe sempre possedere. Se poi questo può anche sostenere o favorire una maggiore attenzione verso l'arte "classica", o viceversa, ecco che l'operazione culturale rappresentata può definirsi veramente completa.
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