I Racconti d'estate di Ascanio Celestini

E' un contenitore di parole il monologo che Ascanio Celestini porta in luoghi diversi, adattandolo a contesti e pubblico sempre diversi

intervista ad Ascanio Celestini
m&s - Ascanio Celestini

Un contenitore oppure un contenuto di contenuti che, a loro volta, contengono storie, ma anche riflessioni nello stile oramai noto e apprezzato di Ascanio Celestini, che nella nota che accompagna lo spettacolo scrive: "Spesso nelle barzellette accade ciò che vediamo nelle vecchie comiche: ridiamo per l'uomo grasso che scivola sulla buccia di banana, ma se quell'uomo siamo noi non ci troviamo niente da ridere. Allora ho pensato di recuperare alcuni racconti che ho scritto in questi anni e scriverne altri nuovi nei quali ci troviamo davanti ad un meccanismo simile a quello delle storielle. Ma a differenza di esse in queste mie storie c'è qualcosa che si inceppa. Incominciamo a ridere come da ragazzini ridevamo del fantasma formaggino e poi, invece di immedesimarci in Pierino, ci troviamo spalmati sul panino”.

Abbiamo incontrato l'autore ma anche interprete a ridosso di una sua salita sul palco e ci siamo resi conto, appena un'ora dopo la nostra breve chiacchierata, che i "Raccnti" portati in scena sono dei micro-monologhi all'interno di un più ampio monologo, legati tra loro dalla sua sensibilità artistica e riassemblati, di volta in volta, in funzione della serata.

E' uno spettacolo che può cambiare di sera in sera e riadattarsi, dove lei aggiunge continuamente
E' uno spettacolo aperto. A seconda dei posti dove andiamo, io cerco di capire quali racconti è meglio fare. Soprattutto in una situazione estiva, posso trovare una sera un pubblico di famiglie con bambini e la sera dopo di studenti, quindi cerco di avere una struttura sufficientemente aperta da poter fare non soltanto lo spettacolo di fronte a diverse tipologie di spettatori, ma anche di spazi diversi, recentemente ero all'aperto, in una fiera, e stasera siamo in un teatro, per forza di cose devo fare racconti diversi.

Non potendo sapere chi verrà a vederla è sempre costretto a rimodulare in pochi minuti...
Questo sì, ma fino a un certo punto. Io ho un mio repertorio di storie, logicamente adatte, cerco di avere un repertorio ampio su cui cui fare la scelta, cerco di non usare storie che sono già presenti in altri spettacoli, ad esempio “Discorsi alla nazione” o “Io cammino in fila indiana”, anche per non dare al pubblico lo stesso spettacolo che magari ha già visto, ma con un altro titolo".

Si sta avvicinando il momento del "chi è di scena" e abbiamo appena il tempo di soddisfare un'ultima (molto banale) curiosità.

Avendo molti interessi artistici preferisce questa forma di contatto diretto tra la sua scrittura e il pubblico?
Mi sono sempre mosso su spazi differenti, anche nel teatro. Questo è molto aperto, ci sono spettacoli più chiusi, dalla drammaturgia più compatta, sono spettacoli che vengono fatti davanti a tipologie di spettatori completamente diversi. Utilizzare scarto linguistico differente come televisione, radio, letteratura o cinema dipende dal fatto che la narrazione di una storia è fondata su immagini, non tanto su quelle che vengono viste dallo spettatore, ma immaginate, è interessante lavorare su queste immagini.

Dando seguito alle sue parole lo spettacolo, i racconti, hanno poi questa massima apertura di narrazione. Siamo stupiti nello scoprire Ascanio Celestini interpretare a modo suo i tempi serrati del cabaret televisivo, scremandolo di qualsiasi forma di interpretazione gestuale e visuale. C'è spazio anche per un paio di barzellette, non proprio originalissime, ma Gino Bramieri e Carlo Dapporto siamo certi non protesteranno e, anzi, guarderanno con indulgenza a questo omaggio. Nel corpo centrale dello spettacolo il racconto da estivo diventa storico, quella tipologia narrativa che è maggiormente nelle corde di Celestini e per la quale - assieme al teatro sociale - è maggiormente e giustamente noto. A noi che amiamo entrambe ci è parso più convincente, ma il risultato globale è comunque molto interessante.

RACCONTI D'ESTATE
di e con Ascanio Celestini

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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