Ricordi passati alla storia grazie ad un gatto

The Shows Must Go on! è il profetico nome di un canale YouTube dedicato al musical con più di 1,2 milioni di iscritti

la cover di Cats
m&s - la cover di Cats

Più di mezzo milione di dollari raccolti e più di 11 milioni di spettatori solo per il "Fantasma". E' innegabile che al pubblico di tutto il mondo i musical di Andrew Lloyd Webber, anche se in streaming, piacciano. Si è così creata una sorta di community mondiale virtuale che commenta, critica o elogia, ma comunque partecipa, segno di come la musica(l) riesca sempre ad avvicinare.

Volendo recensire Cats, più di 2,4 milioni di spettatori, che lo stesso Webber nel suo commento non ricordava così emozionante, cosa potremmo aggiungere che non sia stato già detto o scritto sui secondi gatti musicali più famosi al mondo? Il compositore britannico non ce ne vorrà, ma il primato spetta senza dubbio ai "gattacci di strada" della Disney e alle loro atmosfere jazz. Il Cats di Andrew Lloyd Webber, affiancato postumo per i testi da T. S. Eliot (il Premio Nobel per la letteratura era scomparso nel 1965), ha la regia di Trevor Nunn ed è un racconto musicale complesso da strutturare e portare in scena, realizzato con il contributo aggiuntivo, sempre per i testi, del regista e di Richard Stilgoe. Uno spettacolo teatrale che sostanzialmente si sviluppa sulle avventure di un gruppo di gatti, principalmente randagi, che devono festeggiare Old Deuteronomy (la loro guida, anche spirituale) e consacrare la scelta di uno di loro per l’ascesa al "paradiso dei gatti", difendendosi, al tempo stesso, dal cattivissimo Macavity.

Fondamentale Grizabella, la vecchia micia scacciata, che però ha dal suo una delle migliori composizioni di sempre, “Memory”, con una interpretazione indimenticabile di Elaine Paige (ottimamente sorretta da Veerle Casteleyn, nel ruolo di Jemima). Qualità senza discussione, in stile West End, con orchestra di 70 elementi e la regia di David Mallet. Il successo planetario è ampiamente giustificato dall’eccellenza visiva che si sposta dal trucco (analogico) alla bellezza dei costumi, ma un discorso a parte va fatto per le coreografie di Gillian Lynne, che è riuscita a dare corpo a uno stuolo di gatti danzanti tutte le sere, inizialmente per 21 anni di seguito a Londra. Detto questo, cosa potevamo inventarci di nuovo? Noi abbiamo provato la strada del racconto breve.

Il gatto acciambellato sullo sgabello davanti al pianoforte in salotto (il suo punto di osservazione preferito) si stiracchia, disturbato dal vociare nell’ingresso. C’è una strana frenesia nell’aria, lo sente attraverso ogni pelo del suo manto multicolore. E’ probabile che il nome “umano”, Joseph, che gli ha dato Andrew, quello che pensa di essere il suo padrone, sia dovuto proprio a questa sua caratteristica, ma non è così importante. Nella casa si trova bene, ha buon cibo, grattini sotto il mento e tanta musica. Peccato che tutte le volte che comincia a zampettare sul pianoforte, per comporre, lo prendano sempre in braccio, allontanandolo e mettendosi a suonare al suo posto. Ma ha la soddisfazione che le sue poche note poi vengano spesso sfruttate come incipit.

Il “vociare” si è spostato nel salotto. Joseph riconosce Tim Rice, accompagnato da un altro uomo mai visto. Andrew è abbastanza agitato, Tim ha in mano un taccuino, per “annotare delle parole”, il terzo ha in mano dei fogli sui quali si intravede una scrittura fitta e un libretto. Qui c’è aria di un nuovo musical! Infatti, è così. E stanno anche parlando di gatti? Possibile? “Trevor, è perfetto! E’ esattamente quello che avevo in mente”. I tre si spostano al pianoforte, ma fanno troppa confusione e Joseph sceglie quindi di spostarsi in un’altra stanza.

Dal giorno dopo, nella casa regna il “musical caos”. Andrew lo ha spodestato dallo sgabello del pianoforte. Suona, si ferma, scrive, risuona e discute con Trevor (che si chiama Nunn e telefona continuamente ad un certo Richard Stilgoe). “… Old Deuteronomy si rivolge a Grizabella che si è presentata alla festa. A questo punto il pubblico comprende che avrà un ruolo principale. E poi…”
Trevor parla velocemente, Andrew suona e scrive sullo spartito. Nessuno lo prende in considerazione. Joseph si avvicina e salta sulla tastiera del pianoforte, così che capiscano che vuole libero il suo posto. Ma non fa in tempo a “comporre” che viene gentilmente messo in terra. “Dopo. Quando dovremo studiare i tuoi movimenti assieme a Gillian”. Le piace Gillian, è una gentile e distinta signora che gli fa sempre tante coccole.

Nelle settimane successive la partitura prende sempre più corpo. Gillian sono giorni che non si fa vedere, impegnata con le prove, Tim si è eclissato e sono continue le discussioni tra Andrew e Trevor, perché manca ancora una canzone. I due decidono di andare in teatro, lasciando Joseph finalmente padrone dello sgabello e del suo pianoforte. Meglio approfittarne, finché si può. Il gatto balza agilmente sulla tastiera. Le zampe si muovono e la stanza risuona della sua melodia. Azzarda anche qualche miagolio di accompagnamento quando per errore con la coda fa volare via un paio di fogli, che finiscono nel caminetto. Joseph ha appena il tempo di leggere il titolo, “Remember”, che tutta la composizione scompare, bruciata, proprio mentre entrano Andrew, seguito da Trevor, il Richard “telefonico” e Tim Rice. Immediatamente scatta il panico. Andrew tenta di recuperare i fogli, ma non c’è niente da fare: “Remember” è persa per sempre. Joseph vorrebbe prudentemente allontanarsi, ma fortunatamente Tim gli corre in aiuto, con la sua solita franca schiettezza: “Mezza pena. A me proprio non piaceva”. Il compositore però non si fa convincere e si mette di getto al pianoforte, cercando di ricostruire la partitura bruciata.

La sera stessa, Joseph, ammettendo il suo errore, prova a consolare il padrone, che non si è mai allontanato dal pianoforte, ma è inutile. Si alliscia alle gambe del suo umano, che capisce e lo prende in braccio, carezzandolo. Bene, è già qualcosa, ma non abbastanza. Agilmente, approfittando dello stato di Andrew, salta sulla tastiera e prima che ne venga allontanato riprende la composizione interrotta prima dell’incidente. “Fermo, che fai? Hai già combinato un guaio, io devo lavorare”. Ma Joseph, come tutti i gatti, è molto testardo e continua a zampettare sui tasti. Ecco, ci siamo. Miagola, accompagnandosi al pianoforte e lo vede illuminarsi. Finalmente ha capito, ora può lasciargli il pianoforte. Le mani del compositore umano si muovono veloci, suona e scrive, Joseph ascolta e sottolinea, con miagolii di accordo o disaccordo. “Ci sono, Joseph. Aveva ragione Tim. E anche tu. Grizabella canterà Memory”.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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