Le tante sfumature di Federico Perrotta (intervista)

Intervistiamo telefonicamente l'attore e autore abruzzese in un "bucolico" intermezzo tra le repliche di "60 sfumature di Pino"

Federico Perrotta al telefono
m&s - Federico Perrotta al telefono (foto © media & sipario)

In sottofondo audio, appena prima che iniziassimo la nostra conversazione, c'è stato il passaggio degli zampognari, evidentemente fuori periodo, anche se Federico Perrotta si trova ad Ortona, dove fra poche ore andrà in scena con "Io sono Abruzzo", mostrando quell'attaccamento alle proprie origini che ci hanno ricordato il Gabriele Cirilli degli esordi. Abbiamo poco tempo prima che debba concentrarsi sulle prove, per poi - come succede a tutti i lavoratori dello spettacolo - spostarsi nuovamente per cambiare palco, raggiungendo Pino Insegno con il quale è da tempo in scena per "60 sfumature di Pino Insegno", di cui è anche coautore.

Abbiamo recensito le sfumature quando erano 58, cosa è successo allo spettacolo in questo periodo, a parte l'aggiornamento anagrafico?
Ci sono stati, come succede sempre, piccole aggiustature e cambiamenti, ma l'impianto dello spettacolo rimane lo stesso, anche se con una leggera evoluzione. E' un solido racconto, ma senza autocelebrazioni, dei 40 anni di percorso artistico di Pino, di conseguenza ci sono sempre altre "sfumature" da poter raccontare, che possono cambiare di continuo. Poi Pino ripete sempre di essere arrivato a "quota 100" perché i 60 anni li ha compiuti, in più ha anche 40 anni di carriera. E abbiamo anche superato, abbondantemente, le 100 repliche.

Con una struttura del genere, è possibile andare avanti veramente ancora per anni...
Attraversando più settori dello spettacolo, dal doppiaggio alla televisione e al cinema, di cose da raccontare ce ne sono veramente tante. Anche le circuitazioni nei sistemi di comunicazione ne costituiscono una buona alimentazione. Oltre a questo lo spettacolo ha un costante successo e viene continuamente richiesto dai teatri, al punto che è anche difficile incastrarne le repliche tra gli impegni trasversali di Pino e anche i miei, io sono sempre contentissimo di farlo.

Nello spettacolo c'è un percorso all'interno del mondo dello spettacolo italiano, una bella carrellata storica...
Siamo riusciti a trovare sempre qualcosa di speciale da raccontare. Soprattutto l'evoluzione che i mezzi di comunicazione hanno portato per realizzare questo. Poi c'è la bella capacità di racconto di Pino, addirittura partendo dal suo esordio nel doppiaggio del porno, per poi approdare ai grandi film drammatici, dimostrando così che un attore comico può sicuramente prestare la propria voce ad ogni genere di personaggio. Poi c'è un gioco sottile tra le parti a leggere e accentuare le sfumature del racconto. Il mio ruolo non è quello del classico "disturbatore", ma il mio personaggio è stato disegnato e voluto diversamente, per aiutare Pino a ricercare meglio nei cassetti della sua memoria e crescere nel racconto fino ad arrivare ad un coup de theatre che preferisco non raccontare, per non togliere il piacere di vedere lo spettacolo a chi assisterà e ci legge prima.

La grande spalla, pensiamo a Peppino De Filippo o Aldo Fabrizi per Totò, è come un "mediano del palco", si riconosce?
Assolutamente. E in questo Pino è veramente abile, è un sensibile conoscitore dei meccanismi comici. E' capitato e capita che mi abbia "passato il ruolo" e quando succede Pino è una spalla eccezionale. Non tutti sanno che ha avuto la possibilità di lavorare con i più grandi dell'avanspettacolo italiano (cita Gianni Agus e Carlo Campanini, cui aggiungiamo Gino Bramieri, e tanto può sicuramente già bastare, ndr) per cui ha potuto veramente imparare il mestiere a fianco dei più grandi nomi dello spettacolo. La metafora calcistica è assolutamente calzante e precisa.

C'è anche spazio per "improvvisare", vista la vostra complicità di palco, o è tutto attentamente codificato? 
Qualche battuta fuori copione c'è sempre, è quasi naturale, ma cerchiamo sempre di mantenerle sotto controllo, perché il passo che possa far diventare uno spettacolo empatico e interessante, ma con una sua struttura, una serata di cabaret è un istante. Pino ha la maestria di uscire, di togliere la quarta parete, ma senza intaccare la costruzione del telaio dello spettacolo. Poi non bisogna mai esagerare, in nessun verso.

Cambiamo argomento, se non le spiace. "Uomini sull'orlo di una crisi di nervi" ha festeggiato i 25 anni di palco...
Io lo faccio da circa 2 anni e mezzo ed è stata una scommessa, vinta, da parte di Rosario Galli (coautore e regista, ndr) che voleva mettere su una compagnia in occasione del 25esimo anno di "Uomini". Un collega gli ha parlato di me e mi ha chiamato. Abbiamo creato una compagnia eterogenea, con cinque dialetti diversi, e siamo veramente ben assortiti. Noi ci divertiamo tantissimo, lo spettacolo funziona bene ed è scritto così bene - tornando all'improvvisazione - che il margine di cambiamento è praticamente ridotto all'osso, perché è stato tutto già ben sviluppato e limato in questi 25 anni di repliche. E' anche difficile trovare qualcosa da modificare in uno spettacolo che funziona già così bene.

Le chiedo un'anticipazione sulla prossima stagione, sta preparando qualcosa di nuovo?
Ci sono delle belle novità, ma non ne posso parlare ancora, perché non abbiamo ancora acquisito i diritti di uno spettacolo molto importante, un testo fortissimo che con Pino abbiamo scoperto e che ci piacerebbe mettere su, ma aspettiamo la "firma". Invece per quanto riguarda la Compagnia UAO, con il fratello di Pino, Claudio alla regia, debuttiamo a fine agosto con Coppie felicemente infelici, è un testo molto divertente che doveva debuttare nella scorsa stagione, ma è stato bloccato dal Covid. Lo riprendiamo dal 22 agosto con tre date tra Marche e Abruzzo e poi proseguiremo nella prossima stagione. Almeno questa è la nostra intenzione.

Una curiosità: la Compagnia UAO ha questo nome per l'espressione americana di stupore o è una sigla?
No, in realtà è un acronimo, di Unità Artistica Organizzativa, nel senso che siamo artisti che si organizzano. Ma è anche la prima espressione esclamata da mia figla quando è nata, non ha detto mamma o papà ma "uao".

La nostra chiacchierata è stata telefonica, ma abbiamo la certezza che papà Federico si sia immediatamente "sciolto" al pensiero della sua bimba, come è normale e giusto che sia. Non ci rimane che ringraziarlo per il tempo che ci ha dedicato e per la sua grande cortesia. Lo lasciamo alle prove. Chissà se le zampogne torneranno come colonna sonora della sua serata. Dovremo ricordarci di chiederglielo al nostro prossimo incontro.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings