Abbiamo intervistato Mauro Perugini, a breve impegnato con due repliche del format teatrale Qui è così! Lo spettacolo è una fusione di tanti generi teatrali, con un unico protagonista che accoglie il pubblico nello spazio, scelto anche per la sua non convenzionalità, lo fa accomodare e mettere a proprio agio, per poi proporre una serie di temi di discussione, con cui interagire con chi è presente. Ne viene fuori uno spettacolo ogni sera diverso, perché ogni sera diversi sono coloro che accettano l'invito e perché ogni sera si sceglieranno dei temi che potranno essere dilatati o contratti, in funzione dell'interesse dimostrato. Un teatro insolito, non convenzionale, una sorta di pista da circo dove il direttore è intrattenitore, mago, attore e narratore, ma anche bigliettaio e trapezista, come spesso succede nei piccoli show che girano le province. uno spettacolo pensato dalla parte del pubblico che ne è il protagonista, dove si fondono dialoghi, coinvolgimento, proiezioni, improvvisazioni, monologhi, musiche.
Uno spettacolo "pericoloso" che lei è costretto a montare e smontare in fretta in funzione degli umori del pubblico
Assolutamente, ma non è pericolo. Io attingo alla mia storia professionale, mi sono formato tra gli anni '80 e fino agli anni '90 con il pubblico dei locali romani, ogni sera diverso, in una sorta di avanspettacolo di vecchia memoria, ma più moderno. Consideri che dopo le prime volte, i locali ti richiamavano proprio seguendo gli umori del pubblico. Dopo centinaia di serate acquisisci sicurezza e costruisci poi il "formato" che puoi riversare sugli spettacoli successivi, di sera in sera. Sicuramente deve esserci nelle tue corde il volerti cimentare in un "gioco" teatrale come questo. Quello che poi più mi piace fare è mettere in scena uno spettacolo non precostituito, che cucio addosso al pubblico, sempre però partendo da una domanda fondamentale: ma ci sarà pubblico? La prima domanda che chi fa teatro deve porsi, vista la crisi del teatro, non dobbiamo nascondercelo.
Chi è di conseguenza il protagonista dello spettacolo?
Il pubblico, naturalmente. Tutto è costruito mettendo al centro lo spettatore che poi mi da la misura di quello che sto facendo e in tempo reale. Uno spettacolo pensato per il pubblico e dove il pubblico è il referente e mi detta i tempi. Non è pericoloso, è sicuramente stimolante, a volte stressante, ma non pericoloso.
Rimaniamo nell'ambito delle difficoltà. E se il pubblico non è partecipe e rimane sulle sue? Si va tutti a casa prima?
Purtroppo, può accadere, lo spettatore può rimanere distratto, ma a questo punto, io dico sempre, è colpa di chi è sul palco, perché sei tu che devi dettare le regole. E nel titolo di questo spettacolo c'è un po' tutto questo. "Qui è così!" è l'idea di fare qualcosa che esca dalle convenzioni. In questi ultimi anni il teatro è sempre scivolato verso l'autoreferenzialità, togliendo spazio ed importanza al pubblico, mentre dovrebbe essere il fulcro di qualunque spettacolo. Se il pubblico si distrae, vuol dire che tu non ne stai catturando l'attenzione, quindi la colpa è tua. Sei tu che devi capire gli umori, devi percepirne l'elettricità, se non reagisce, e può anche capitare, non devi fare l'errore di forzare. Devi andare di "tecnica" e portare a casa la serata.
Potremmo definirlo come stand up comedy, ma più garbato?
Da addetto ai lavori, non amo quelle forme di show che mettono, gratuitamente, lo spettatore in difficoltà. E' una forma di intrattenimento che non ho mai amato. Quando divento spettatore sarei il primo ad imbarazzarmi se dal palco mi mettessero in mezzo in maniera aggressiva, anche se credo di avere molti più strumenti per controbattere. Chi è seduto in platea è e deve rimanere spettatore e non è un attore. A volte l'aggressività può essere un trucco. Ci può essere la necessità per l'argomento di usare un linguaggio forte, e questo lo comprendo, ma non lo capisco quando si cerca l'effetto a tutti i costi. Il mio è un lavoro totalmente diverso, l'idea a monte è che le persone sentono il bisogno di divertirsi, ma non sanno più come, perché hanno dimenticato come si "gioca". Il gioco è il più semplice dei presupposti per il divertimento. Il filo conduttore è quello di creare un clima di gioco, con varie tecniche, ma senza il classico monologo, iniziale e finale. Ci sono tante modalità, in modo tale che ogni spettatore possa riconoscersi in qualcosa e giocare tutti assieme. Non mi interessa mostrarmi come un "bravo attore", mi interessa principalmente che il pubblico passi una bella serata. E' questo l'obiettivo che mi sono dato con questo spettacolo.
Il tempo che Mauro Perugini può dedicarci è terminato. Non ha l'impegno delle prove dello spettacolo, a meno che non abbia già la lista di coloro che saranno presenti nelle due repliche, ma ha giustamente altro da fare e preparare. Da parte nostra non ci resta che ringraziarlo della piacevole chiacchierata.








