Nerone alla Domus Aurea (intervista)

Intervista ad Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale

Domus Aurea, Sala Achille a Sciro
m&s - Domus Aurea, Sala Achille a Sciro (foto © Erco Illuminazione)

Dal 3 al 19 ottobre 2025, la Domus Aurea torna a risplendere con la quarta edizione di Moisai. Il progetto, ideato dal Parco archeologico del Colosseo, ogni anno intreccia arti performative e patrimonio storico.

Dopo tre edizioni scandite da appuntamenti diversi, il 2025 segna una svolta decisiva: per la prima volta il programma si concentra in un unico spettacolo site specific, replicato per tre weekend consecutivi (3-4-5, 10-11-12, 17-18-19 ottobre, con doppia replica ogni giorno alle ore 16:30 e 17:30).

Il titolo scelto è Nerone: autoritratto con figure, un percorso teatralizzato firmato dalla regia e ideazione di Fabrizio Arcuri e dal testo di Fabrizio Sinisi, che trasforma la visita alla Domus Aurea in un rito collettivo: non una semplice lezione di storia, ma un’esperienza immersiva in cui parola, musica dal vivo, danza aerea, coreografie e installazioni sonore restituiscono alla “Casa della Luce” la sua funzione originaria di meraviglia e spettacolo.

In scena, accanto a Gabriel Montesi e a Iaia Forte (3, 5, 10, 11, 12 ottobre) e Francesca Cutolo (4, 17, 18, 19 ottobre) nel ruolo della madre, la voce del contralto Maurizio Aloisio Rippa, le attrici e gli attori della Stap Brancaccio e le danzatrici dell’Accademia Nazionale di Danza, insieme alle acrobazie aeree curate dalla compagnia di Claudio e Paolo Ladisa. Le musiche, interpretate dall’Ensemble musicale Santa Maria di Corte (arpa, flauto e violoncello), accompagneranno il pubblico lungo un itinerario che dalle gallerie conduce fino alla Sala Ottagona, trasformata per l’occasione in una scena viva e itinerante.

Con Moisai 2025, la Domus Aurea non è più solo un sito archeologico da visitare, ma diventa palcoscenico contemporaneo, spazio di memoria e di visione, luogo dove le Muse, simbolo di ispirazione e creatività, tornano a incontrare artisti e spettatori.

Ne abbiamo parlato con Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, per approfondire il valore di questa edizione e il nuovo corso della rassegna.

Dottoressa Russo, Moisai giunge quest’anno alla sua quarta edizione. Lei, come Direttrice del Parco archeologico del Colosseo per le prime tre edizioni, ha seguito il progetto fin dalla nascita. Lo ha fortemente voluto e sostenuto. Quale bilancio traccia di questo percorso e cosa ha significato Moisai per la Domus Aurea e per il patrimonio culturale romano?
Moisai è nato con l’intento di restituire alla Domus Aurea la sua vocazione originaria di padiglione delle arti, luogo in cui parola, musica, danza e architettura si intrecciavano nella volontà di Nerone di creare un teatro totale. Nei primi tre anni abbiamo voluto che le Muse tornassero ad abitare la Sala Ottagona, generando un dialogo tra l’antico e le voci contemporanee. Il bilancio è straordinariamente positivo: abbiamo visto crescere l’attenzione del pubblico romano e internazionale, abbiamo restituito alla città un monumento vivo e abbiamo dimostrato come il patrimonio archeologico possa rigenerarsi attraverso le arti performative.

Quest’anno Moisai cambia formula: non più nove serate diverse, ma un unico spettacolo site specific replicato per tre settimane. Qual è il significato di questa svolta? 
La scelta di concentrare l’esperienza in un’unica creazione nasce dall’esigenza di approfondire il legame tra la Domus Aurea e il linguaggio teatrale. Non si tratta più di una serie di appuntamenti distinti, ma di un’opera che abita il monumento, lo percorre e lo trasforma in scena viva. È un passaggio che rafforza la dimensione di Moisai come progetto culturale internazionale, capace di proporre un modello innovativo di fruizione del patrimonio: il monumento non solo custodito e visitato, ma vissuto come spazio di immaginazione.

Nerone, figura centrale di questa edizione, è stato per secoli al centro di giudizi contrastanti: tiranno, incendiario, ma anche artista e mecenate. Che cosa significa oggi raccontarlo in quella che di fatto è la sua casa? 
Raccontare Nerone significa confrontarsi con la complessità della storia. È vero, la tradizione storiografica ci ha consegnato l’immagine di un imperatore crudele e dissoluto. Ma Nerone è stato anche un artista, un uomo che concepì la Domus Aurea come un’opera totale, fondendo architettura, giardini, artifici scenici, opere d’arte. Interrogarlo oggi non è un atto di riabilitazione, ma di comprensione: la Domus Aurea diventa il luogo in cui la sua visione estetica rivive e ci invita a riflettere sul rapporto tra arte e potere, tra creazione e distruzione.

Il pubblico che segue Moisai è sempre più ampio, con una forte presenza di visitatori stranieri. Cosa rappresenta questa risonanza internazionale per Roma e per l’Italia? 
Rappresenta una conferma del valore universale del nostro patrimonio. La Domus Aurea è un sito unico al mondo: la sua storia, i suoi affreschi, la sua architettura parlano a tutte le culture. Moisai, portando le arti contemporanee dentro questo spazio, costruisce un ponte tra civiltà e sensibilità diverse. Il fatto che spettatrici e spettatori da ogni parte del mondo si riconoscano in questa esperienza significa che l’Italia non custodisce soltanto il passato, ma offre al presente un laboratorio vivo di creatività e riflessione.

Guardando avanti, quali prospettive vede per Moisai e per la valorizzazione del patrimonio attraverso le arti performative? 
La prospettiva è quella di un dialogo sempre più stretto tra patrimonio e contemporaneità. Moisai ha dimostrato che un sito archeologico può diventare un palcoscenico capace di parlare a nuove generazioni e a pubblici internazionali. L’auspicio è che questa esperienza continui a crescere, coinvolgendo sempre più discipline e artisti, e che possa diventare un modello per altri luoghi della cultura in Italia e nel mondo. Perché la bellezza del nostro patrimonio non è un’eredità immobile: è una fonte inesauribile di ispirazione per il futuro.

Maya Amenduni

Testata Giornalistica
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