V&A East Storehouse

Come rendere un "deposito" avvincente e coinvolgente quanto un museo, o anche di più

V&A East Storehouse
m&s - V&A East Storehouse (foto © media & sipario)

Il problema è comune a molte delle istituzioni museali mondiali: riuscire a rendere fruibili i tanti "pezzi" presenti e catalogati ma che non riescono a trovare spazio nelle usuali esposizioni. Al V&A East Storehouse, la nuova casa dei tesori nascosti del Victoria & Albert Museum di Londra, la soluzione sono riusciti a trovarla.

Il nuovissimo spazio espositivo, visitabile gratuitamente, si trova a Stratford, East London (Parkes Street, E20 3AX), una vasta area non ancora totalmente sviluppata - ci sono molti cantieri, ma il più è stato già fatto - che ha trovato linfa vitale (e tanti finanziamenti) attraverso le Olimpiadi del 2012, per intenderci quelle in cui James Bond (con Daniel Craig in smoking da ordinanza) scorta Sua Maestà Elisabetta II per raggiungere in elicottero la cerimonia inaugurale.

A parte questo, ma che già basterebbe a dare l'idea di quello che tra poco vedremo, il villaggio olimpico (Queen Elizabeth Olympic Park) ha visto la nascita di una enorme stazione di scambio con il resto della capitale britannica e la nascita di poli attrattivi, ovviamente rimasti dopo la competizione internazionale e messi immediatamente a circuito, con la stessa velocità di operatività della stazione romana di Vigna Clara, nata con i Mondiali di calcio di Italia '90. Ma guardiamo oltre, per non andare fuori tema.

Uscendo dalla stazione di Stratford, navigatore alla mano, si cammina nell'enorme centro commerciale e con un occhio al London Stadium, in uso al West Ham United (sulla sinistra davanti a noi), si attraversa il ponte che ci lascia a poche centinaia di metri dall'ingresso del museo (in totale circa 20 minuti a piedi). Attenzione a non farsi trarre in inganno da un altro edificio che si intravede prima del ponte - sempre sulla sinistra - con l'insegna V&A: non è il "deposito" che stiamo cercando.

Il museo ha aperto da poco e non troviamo fila (la troveremo alla nostra uscita, quindi il suggerimento è di non arrivare troppo tardi), un addetto gentilissimo ci dà le poche e necessarie spiegazioni, ma ci eravamo già documentati, ci sono 3 piani visitabili, tutto a vista e bisogna lasciare borse o zainetti in dei box con la combinazione (e se vi dimenticate il numero c'è sempre un addetto paziente che interviene in vostro soccorso). Sempre al piano terra c'è l'immancabile caffetteria. Lasciamo le nostre cose, fotografiamo il numero scelto per la combinazione (non si sa mai) e saliamo la prima rampa di scale.

Quello che si apre alla nostra vista è una vera e propria meraviglia del design contemporaneo industriale che permette di spaziare con la vista praticamente dovunque, scaffalature trasparenti ottimamente organizzate permettono al visitatore di osservare gli oggetti esposti, un patrimonio che non meritava di rimanere nascosto in un archivio. I piccoli corridoi ci danno la possibilità di mettere il naso veramente a pochi centimetri da quanto viene esposto, tutto numerato e accessibile con un qr code per la descrizione dettagliata, più semplice di così è veramente difficile. Ancora una volta ammiriamo l'attenzione nella logistica e nell'organizzazione generale.

Come avviene spesso in teatro, la quarta parete - stavolta esposita - è totalmente inesistente, è tutto a nostra disposizione, al punto che è possibile prenotare fino a 5 "oggetti" che possiamo avere tra le nostre mani (con tutte le accortezza del caso) per una visione ancora più ravvicinata e immersiva e spaziare tra mezzo milione di oggetti tra arti decorative, moda e design. Dal tessuto ottomano alla sedia Bauhaus, dalla ceramica Tudor ai prototipi industriali contemporanei. La cultura come bene comune, da rispettare ma anche maneggiare, sfogliare, abitare e vivere.

Passeggiando nello storehouse si prova la stessa sensazione di una Car Boot Sale, ci si perde tra accostamenti senza un'apparente gerarchia, ma con l’entusiasmo della scoperta continua e con lo stupore suscitato di fronte a qualcosa che si conosce bene (la moka Bialetti) o un oggetto che non si pensava potesse trovare posto in un museo.

Il V&A East Storehouse non è un’appendice dell'altro museo, ma è un manifesto di come probabilmente sarà il museo del futuro: meno celebrativo e più condivisivo. Una soffitta da aprire senza timori, un invito a esplorare, stupirsi e riscoprire la vita nascosta delle "cose". E ora, alla fine del nostro articolo, la maggiore delle difficoltà: selezionare solo 10 delle 80 foto che abbiamo fatto per la galleria qui di seguito. Ulteriori informazioni su https://www.vam.ac.uk/east

N.B. Se non avete intenzione di programmare una visita a breve, dal 25 settembre apre The David Bowie Centre. Verrà data ugualmente la possibilità dei 5 oggetti tra le mani? 

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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