Alla fine degli anni '60 il mercato discografico italiano era attivissimo: decine e decine di titoli pubblicati, l'apertura verso nuovi artisti, un pubblico attento e più che disponibile all'acquisto. In questo bellissimo periodo per la cultura musicale, non solo italiana e probabilmente irripetibile, c'era anche lo spazio per nascenti iniziative, in questo caso di particolare pregio, perché realizzate da chi la musica non solo la vendeva, ma la "faceva" e in maniera indiscutibilmente importante. Ci riferiamo ovviamente alla Numero Uno, etichetta nata dalla voglia di indipendenza di Mogol, del padre Mariano Rapetti e di Alessandro Colombini. Parlare del Mogol di allora non poteva che evocarne anche l'altro lato, quello cantanto e musicato: ossia Lucio Battisti. Ma la Numero Uno non era solo a matrice battistiana, come sottolineato nell'incontro da Mara Maionchi (allora l'addetto stampa), anche se da solo il musicista avrebbe comunque mantenuto in piedi un'etichetta (malgrado il suo difficile rapporto con la stampa), visto che si potevano esibire ulteriori gioielli di famiglia come la Premiata Forneria Marconi, i Formula 3 ma anche Alberto Radius in versione solista, e poi Bruno Lauzi e Edoardo Bennato (solo con i 45 giri, i 33 giri sarebbero stati pubblicati da Ricordi), Ivan Graziani, Eugenio Finardi, Mango e qui ci fermiamo. Erano molti gli artisti nel catalogo, fino alla cessione alla RCA, prima, e la definitiva chiusura, avvenuta nel 1998, poi.
A distanza di 22 anni, ma ovviamente il lavoro preparatorio non può essere stato improvvisato da "4 amici al bar", l'etichetta ha deciso di rimettersi sui "piatti", anche grazie al colosso Sony. Da una parte si guarda al passato, con la riproposta del proprio prestigioso catalogo di allora, ma ci si proietta anche verso il futuro, arruolando artisti contemporanei come Iosonouncane, ColapesceDimartino e La Rappresentante di Lista. Una conferenza stampa, quindi, che ha il pregio della dinamicità, dell'ipotetico passaggio di testimone tra chi la musica l'ha fatta grande e chi si propone di fare altrettanto. Tutti insieme appassionatamente.
Le necessarie dichiarazioni - di Stefano Patara, executive director legacy & strategic marketing, e di Sara Potente, a&r manager di Sony Music Italy e neo direttore artistico - si incontrano e miscelano piacevolmente con i ricordi di Mogol e di Mara Maionchi, peccato che una leggera inceppatura della piattaforma non ci abbia consentito di ascoltare anche Franz Di Cioccio, ma sicuramente ci sarà una nuova occasione. Vera chicca l'ascolto di un’intervista inedita rilasciata da Lucio Battisti, nel 1976 a Max Onorari,dove l'Artista si lamentava di come la stampa costantemente rivedeva e riadattava a proprio piacimento le sue parole (chissà perché, ma la mente ci è subito andata alla teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici).
A questo punto, è ora di fare stop alle parole, se non unite alle note. E difatti la nuova Numero Uno guarda immediatamente (e intelligentemente) verso la vecchia Numero Uno, iniziando con la pubblicazione di quegli album che "ne hanno fatto la storia". Lo sguardo indietro è poi bilanciato dai nuovi artisti contemporanei e dai podcast: in totale 15 puntate, pubblicati sulle maggiori piattaforme, che permetteranno ai giovani di fare un'importante scoperta culturale e agli adulti di ricordare con grandissimo piacere "la storia dell’etichetta, dei suoi artisti e dei loro dischi". Se son (fiori) rosa, sicuramente fioriranno, non saranno fiori di pesco, ma va bene lo stesso.








