Seconda nostra visita a Bletchley Park (vedi Bletchley Park e l'Enigma di Alan Turing), luogo inaccessibile e segretissimo durante il secondo conflitto mondiale, poi divenuto - come scrivevamo nel nostro precedente articolo - una attrazione storico-turistica di particolare pregio. Qui Alan Turing ha reso possibile la decodifica della macchina Enigma, utilizzata dai tedeschi per inviare informazioni indecifrabili, e al brillante (e maltrattato) scienziato britannico è dedicata - giustamente e meritatamente - buona parte di tutta la struttura e anche il nostro precedente articolo.
Quello che invece ha maggiormente attirato la nostra attenzione questa volta è un'interessante mostra temporanea - aperta dal 6 febbraio di quest'anno e dovrebbe essere visitabile per tutto il 2026 - dedicata all'argomento di maggiore discussione del momento: l'intelligenza artificiale.
The Age of AI, è il titolo della mostra, con il consueto rigore scientifico e didattico delle exhibition britanniche, conduce il visitatore in un viaggio storico attraverso ciò che sempre Alan Turing ha contribuito a far nascere, prima con i suoi studi sulla possibilità che una Macchina (di Turing) potesse correggere i propri errori e successivamente con il celebre articolo scientifico Computing machinery and intelligence, da cui sarebbe derivato anche l'altrettanto noto Test di Turing.
Da questo momento in poi, siamo nel 1950, sarebbe stato "solo" un problema di sufficiente potenza dei processori impegnati nel calcolo (anche di dissipazione del loro calore), perché la strada era stata correttamente individuata e tracciata. E difatti tra i pionieri della AI vengono indicati Turing, ovviamente, Irving John Good e Donald Michie, tutti e tre Bletchley Park Codebreakers, con l'osservazione che per questi tre uomini (visionari che usavano la loro immaginazione per esplorare grandi interrogativi) le uniche restrizioni erano costituite dai limiti della allora tecnologia. Pensiamo a quello che avrebbe potuto fare la loro naturale intuizione scientifica oggi.
Sempre qui si è tenuto, nel novembre del 2023, il primo AI Safety Summit, con la presenza di 28 nazioni (tra cui anche l'Italia), aziende, organizzazioni internazionali e accademiche che hanno prodotto la Bletchley Declaration, una riflessione ambiziosa sul futuro dell'uomo con (non contro) l'ausilio di una tecnologia sempre più simile a sé, in grado - se ben utilizzata - di aiutare a compiere passi evolutivi e non involutivi (per quello ci riusciamo benissimo da soli e senza la necessità dei calcolatori).
The Age of AI esplora l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla nostra vita quotidiana, dalla sua rappresentazione nei media al suo utilizzo per scopi medici. La mostra non si limita a celebrare le meraviglie tecnologiche, ma affronta con rigore scientifico - caratteristica che dovrebbe sempre contraddistinguere chi si occupa di scienza e non di "pancia" - sia le opportunità che i rischi cui si può andare incontro.
La cronaca purtroppo inizia a popolarsi di usi dal basso fondamentalmente sbagliati che possono sfociare in tragedia, frutto di mancanza di conoscenza o studio e di mancanza del corretto approccio a strumenti che non devono essere banalizzati (ma anche ignoranza totale delle famigerate "allucinazioni"). Fondamentale poi iniziare a interrogarsi sulla sostenibilità ambientale dei grandi processi di calcolo, visto il loro consumo smodato di risorse e la fame di energia che hanno. Tengo accesa una server farm o i macchinari di un grande ospedale? Non siamo ancora a questo livello, ma il problema andrà prima o poi affrontato, soprattutto risolto.
L'esposizione è di stimolo per i visitatori di tutte le età nello scoprire come l'intelligenza artificiale sia già parte integrante del nostro quotidiano, spesso in modi che sfuggono alla percezione comune. L'AI non risolve tutti i nostri problemi, non ci sostituisce al lavoro e non prenderà un giorno il sopravvento sugli uomini. È e sarà uno strumento di sempre più raffinata tecnologia che si mette al nostro servizio, perché - come osservato da Charles Babbage - non sbaglia, non si stanca e non si annoia. Inoltre non chiede le ferie e non si ammala, virus, ovviamente informatici, a parte.









