Ci conosciamo e stimiamo praticamente da sempre, da quando noi stavamo muovendo i primi passi di avvicinamento verso la comunicazione e il giornalismo e Pippo (gli amici, anche noi, lo chiamano così) era già abbondantemente conosciuto. Anche per questi motivi, nel rilanciare questa intervista, evitiamo le formalità e quella distanza che non c'è mai stata.
La terra di adozione, dove vive da più di 30 anni, corrisponde al viterbese, conosciuta anche come Tuscia, e la grande passione è per Dante e La Divina Commedia, che Pippo ha abbinato assieme, dando alle stampe un volumetto di 112 pagine, dalla facile lettura e dagli spunti suggestivi. Il titolo scelto è “Dante e la Tuscia” (casa editrice Serena), ma è il sottotitolo a fornire più interessanti chiavi di lettura: “Personaggi, luoghi, simboli e un'ipotesi suggestiva”.
I legami tra Dante e la Tuscia sono noti: la citazione del Bullicame (la fonte di acqua sulfurea di Viterbo) o l'omicidio di Enrico di Cornovaglia (avvenuto nella centralissima Chiesa di San Silvestro) appartengono al patrimonio culturale anche dei più distratti, ma Pippo Rescifina si spinge oltre, analizzando con attenzione quanto detto e scritto - praticamente dovunque - e collocando quindi, anche se con il beneficio del dubbio, altri elementi di contatto tra la Divina Commedia e il suo territorio.
Secondo i tuoi studi, "la selva oscura" sarebbe collocabile sui Monti Cimini…
È innegabile che Dante intorno al '300 sia passato da Viterbo e che abbia raccolto testimonianze su luoghi e fatti, nulla vieta che nel suo viaggiare possa essersi smarrito o abbia immaginato di farlo, d'altra parte la selva Cimina era stata descritta come “impraticabile e spaventosa” da Tito Livio. Così come è affascinante la tesi di Giuseppe Maiorano, che colloca Dante tra Viterbo e Bomarzo, ipotizzando un viaggio reale e avvalorando e accentuando così il realismo della prima cantica.
Dante conosceva bene anche Ferento (sito archeologico a 8 km da Viterbo)...
Nei canti VIII, IX e X dell'Inferno, viene descritta la città di Dite, che potrebbe corrispondere, ovviamente in fantasia, alle rovine dell'antica Ferento. Dante era a conoscenza della sua distruzione da parte dei Viterbesi e potrebbe averla presa a modello per “costruire” la città degli Inferi. Non solo, nel canto XIV “Tacendo divenimmo là 've spiccia fuor della selva un picciol fiumicello lo cui rossor ancor mi raccapriccia”, sembra si parli della fonte minerale dell'Acqua Rossa (la fonte naturale sgorga – ancora oggi – a pochissima distanza da Ferento). Si tratta ovviamente di un'ipotesi, ma la ricostruzione temporale degli accadimenti e soprattutto delle cronache conosciute all'epoca di Dante fanno sì che il tutto sia plausibile.
Il contatto tra Dante e Rosa, la santa patrona di Viterbo…
A questo argomento ho dedicato il primo capitolo del mio libro (e sorride, ndr), ma devo avvisare che l'ipotesi che avanzo è tanto suggestiva, quanto priva di documentazione scritta.
Nella prima Vita di Santa Rosa si riferisce della visione che la giovinetta ebbe e che determinò il suo ingresso nel terzo ordine francescano. Alcune fonti danno come certa l'appartenenza di Dante allo stesso ordine. Ancora più chiaro il rapporto con il nome “Rosa”, emblema dell'Amore celeste. Sul simbolo della Rosa e sul nome confluiscono poi molte ipotesi, tra cui trova accoglimento quella del rapporto mistico tra Dante e la santa dei viterbesi. D'altra parte, sembra impossibile che Dante, al suo passaggio a Viterbo, non avesse sentito parlare di Rosa, già oggetto di venerazione a partire dal XIII secolo.
Altro collegamento – ma che potrebbe essere giudicato troppo azzardato – è quello legato ai fenomeno degli eretici (patarini e catari): “nemici” di Rosa al punto da contribuirne all'esilio; Dante seguiva con forte interesse il catarismo, presente e influente a Firenze, come testimonia l'Osservatore Romano. Altro spunto interessante e degno di nota quello di John Ruskin (lo scrittore, pittore e critico d'arte, fondatore della Cambridge Art of School, che poi sarebbe divenuta la Anglia Ruskin University, ndr) in “Mattinate Fiorentine”, che descrive Dante come “Maestro di coloro che sanno” per gli iniziati. Il collegamento tra Rosa (santa) e “candida Rosa” nel finale dell'opera dantesca è ancora tutto da esplorare.
Quindi ci sarà un ulteriore approfondimento?
Quando si impatta con tesi così affascinanti e ricche di fonti e di interpretazioni, non si può mai scrivere la parola “fine”. Personalmente sono convinto che c'è ancora molto da scoprire, ma vedremo. Io comunque non ho mai smesso di approfondire.
E, rimanendo in attesa dei suoi ulteriori studi, ringraziamo e ci congediamo dall'amico Pippo.








