La ragazza d’argento (recensione)

Come ogni giorno Alba osservava la città, che sembrava prometterle una scintillante felicità...

La ragazza d'argento
m&s - La ragazza d'argento

Con questo incipit - didascalico come in un film del cinema muto - si apre il cortometraggio scritto e diretto da Alex Scarpa e Margherita Giusti Hazon, recentemente premiato alla IX edizione del San Benedetto International Film Festival. 

L'Alba della didascalia (Paola Calliari) vive in un mondo in bianco e nero, indossa abiti degli anni '20 e attorno a sé non ha voci, ma solo il suono di un pianoforte e di un violino che - come in un vecchio film muto - sottolineano ogni evolversi della sua storia. Si trova in un parco, sta per essere raggiunta da un uomo che ha con sé un anello e probabilmente anche una proposta che la ragazza non vuole però ricevere, visto che scappa, quasi barcollando, come spesso accade alle eroine sopraffatte dalle emozioni del cinema americano. Fortunatamente, sulla sua strada quasi inciampa in un piccolo cofanetto in legno, una sorta di portagioie intarsiato. Buio.

Ritroviamo Alba in un mondo a colori, il suo vestito ora sappiamo che è giallo, indossa scarpe di cuoio, alle labbra ha un rossetto che si intona con le scarpe e il portagioie è ai suoi piedi, in terra, con accanto un prezioso cerchietto per capelli. La ragazza è giustamente disorientata, non riesce a riconoscere questo luogo - una cineteca - al quale prima apparteneva, perché era proiettata sul telone bianco, ma dal quale adesso, per la prima volta, può allontanarsi e compiere quella naturale esplorazione della vita che tutti gli esseri umani attuano dal loro primo vagito. Alba può guardarsi in una superficie riflettente, sentire i rumori dei suoi passi e della strada, finalmente allontanarsi dalla pellicola che finora l'aveva protetta, ma allo stesso tempo imprigionata. E qui il nostro pensiero va verso The Truman Show (1998, di Peter Weir), è quasi invevitabile, anche se sappiamo che l'ispirazione reale - dichiarata dall'autrice/regista - provenga invece dalla visione di La rosa purpurea del Cairo (1985, di Woody Allen).

L'esplorazione della ragazza e la nostra ricerca di citazioni vengono però interrotte dalla comparsa fortuita di Filippo (Filippo Santopietro). Alba lo nota al centro di un ponte che affaccia sui navigli (dalla Trento in celluloide siamo passati alla Milano contemporanea), apparentemente sta per gettarsi, lei interviene per fermarlo, anche se non riescono ancora a parlarsi, o meglio, lei parla ma lui non riesce a sentirla e la scambia per una allucinazione. Poco dopo Filippo ringrazierà Alba con uno dei gesti più romantici che auspichiamo in ogni coppia: le porta un fragrante croissant farcito in cui la ragazza immerge il viso con il piacere, infantile e coinvolgente, di una bambina. Da questo momento i due condivideranno un'intera giornata, dall'alba al tramonto, fatta di scambi di emozioni che meritano di essere visti e quindi preferiamo non insistere sul racconto.

È possibile condensare una favola in soli 24 minuti, 23, se escludiamo i titoli di chiusura? Probabilmente sì, visto che i due autori/registi sono riusciti a farlo, imprimendo forte delicatezza all'intera vicenda ed estrema cura in ogni particolare visivo. È una piccola storia, di idee e sentimenti che si affianca con la sua dignità artistica a chi invece sceglie altre vie per il proprio racconto. Nel consigliarne la visione non possiamo fare a meno di porci una domanda: è stato detto tutto o c'è qualcosa che ancora manca? Come sempre le domande sono importanti, le risposte non sempre sono necessarie. 

Paola Calliari
Filippo Santopietro
in
LA RAGAZZA D'ARGENTO
una favola di Alex Scarpa e Margherita Giusti Hazon
da un'idea di Margherita Giusti Hazon
scritto e diretto da Alex Scarpa e Margherita Giusti Hazon
prodotto da Alex Scarpa
produttori associati Ivan Caso, Filippo Barracco, Roberto Gallina
direttore della fotografia Roberto Gallina
suono in presa diretta Letizia Anna Ratti
make-up artist Lucia Santorsola, Ilaria Giada Andrezzi, Sara Spinelli
hair stylist Lisa Moser
montaggio Alex Scarpa
colonna sonora originale Francesca Badalini
montaggio presa diretta Filippo Barracco
montaggio effetti sonori Claudio Gramigna, Irene Grosso
rumorista Stefano Mellino
mixage Andrea Buttafuoco
backstage Luca Belluardo
progetto grafico locandina Alice Iuri
ringraziamenti Cineteca Milano Mic, Lombardia Film Commission, Trentino Film Commission
riconoscimenti premio Sybila (San Benedetto International Film Festival)
durata 24 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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