Quando l’estetica della meraviglia si mette al servizio del potere. Cronaca della conferenza stampa di presentazione della mostra.
Curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, la mostra non si limita a celebrare il genio indiscusso del Barocco, ma scava nel sodalizio umano e intellettuale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, l'uomo che, asceso al soglio pontificio come Urbano VIII, avrebbe cambiato per sempre il volto della Città Eterna.
Il racconto si apre in coincidenza con un anniversario dal forte valore simbolico: i quattrocento anni dalla consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, avvenuta nel 1626. È proprio in quel cantiere infinito che il legame tra l'artista e il Papa si è consolidato, dando vita a una strategia d'immagine senza precedenti. Durante la conferenza stampa, è emerso con chiarezza come la volontà di Urbano VIII fosse quella di riportare Roma al centro della scacchiera internazionale attraverso lo splendore dell'arte, in un momento storico in cui la città rischiava di perdere il suo primato politico. In questo ambizioso progetto, Bernini divenne lo strumento principale, plasmando l'identità stessa del pontefice e della sua famiglia attraverso un linguaggio visivo travolgente.
Uno degli aspetti più affascinanti sottolineati dai curatori riguarda la decostruzione del mito di Bernini come semplice "enfant prodige". Sebbene il suo talento fosse precoce, l'esposizione evidenzia come la sua maestria sia stata il risultato di un lungo e rigoroso apprendistato nella bottega del padre, Pietro Bernini. La mostra introduce il visitatore, grazie ad una sala dedicata, attraverso questo delicato passaggio generazionale, dove la rigidità del tardo manierismo paterno si scioglie progressivamente nel naturalismo carnale di Gian Lorenzo. Le sue opere non appaiono più come freddo marmo, ma come creature vive, palpitanti, capaci di instaurare un dialogo paritario con la statuaria classica e di superarla per intensità emotiva.
Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni, è il risultato di uno sforzo logistico imponente che vede coinvolte oltre settanta opere provenienti dalle istituzioni più prestigiose del mondo, tra cui il Louvre, il Getty Museum di Los Angeles e il Victoria and Albert Museum. Riportare a Palazzo Barberini la galleria dei ritratti degli antenati o far dialogare sculture monumentali come il San Sebastiano di Madrid con i dipinti più rari dell'artista ha rappresentato una sfida tecnica enorme, data la fragilità e il peso dei materiali. Tuttavia, come ribadito da Massimo Osanna e dai rappresentanti delle Gallerie, tale complessità era necessaria per restituire la pienezza di una stagione artistica in cui la pittura, la scultura e l'architettura si fondevano in un unico "teatro totale”.
A completare questa operazione culturale interviene il catalogo edito da Allemandi. Come sottolineato da Michele Coppola, il volume non è un semplice corredo alla visita, ma uno strumento di ricerca fondamentale che indaga il senso profondo del lavoro di Bernini alla luce delle nuove scoperte documentarie. In definitiva, "Bernini e i Barberini" si presenta come un viaggio nell'officina della meraviglia, un'occasione per riscoprire come l'intuizione di un grande mecenate e la mano di un artista visionario abbiano saputo trasformare la pietra in emozione pura, rendendo Roma, ancora oggi, la capitale mondiale dell’arte. L'iniziativa è realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo e il patrocinio della Fabbrica di San Pietro.
Ilaria Ragni









