I neo trentenni (ma anche i "ragazzi" più grandi) ormai se ne devono fare una ragione: il gufo con la lettera di accettazione alla Scuola di Magia e Stregoneria di Howgarts non è arrivato. Si è però ancora in tempo per tentare un "accio biglietto" nei confronti di Harry Potter The Exhibition, la mostra con oggetti e costumi dei 7, pardon!, 8 film scaturiti dai 7 - questa volta sì - libri della donna più conosciuta del Regno Unito dopo la Regina Elisabetta, J.K. Rowlings.
Sono ormai pochi al mondo - e comunque tutti babbani - le persone che non conoscono almeno superficialmente le vicende del "ragazzo che è sopravvissuto", quell'Harry Potter che all'età di undici anni si scopre mago e anche scampato alla malvagità e maledizione di Lord Voldemort (Colui che Non deve essere Nominato). Dalla fervida immaginazione della scrittrice inglese sono nati i 7 anni scolastici densi di avventure, amicizia, amore e odio, fatture e incantesimi, maledizioni, creature magiche e incontri che si sono poi riversati - con differenze che i puristi (o purosangue) trovano quasi inaccettabili - nelle otto pellicole cinematografiche (il settimo libro è stato "diviso" in due film), i cui "memorabilia" hanno trovato collocazione nella mostra.
Babbani, purosangue, mezzosangue e maghi-no, tutti comunque in fila per avere la possibilità di vedere da vicino i costumi indossati da Daniel Radcliffe (Harry), Rupert Grint (Ron), Emma Watson (Hermione), con la speranza magari di poter toccare anche solo per un momento il boccino d'oro, la Coppa Tremaghi, o magari incontrare un Molliccio o un Folletto della Cornovaglia. La mostra si snoda attraverso un percorso che, partendo dallo "smistamento" passa dall'Espresso di Howgarts, alla Sala comune di Grifondoro.
Le aule di Difesa contro le Arti Oscure, ricostruite a seconda dell'insegnante, contengono gli oggetti cari a Gilderoy Allock o al Professor Lupin o alla tanto temuta Umbridge. I piattini decorati con i gatti guardano speranzosi verso l'Aula di Pozioni, dove campeggia il costume indossato dal compianto Alan Rickman (l'amato e odiato Professor Piton). Non è difficile, per chi visita l'allestimento, trovare dei potterhead (o potteriani) citare lo scambio di battute tra Silente (Dumbledore) e Piton (Snape): "After all this time? Always", che farà scendere una lacrimuccia anche a chi "ha la sensibilità di un cucchiaino". (cit.)
L'area dedicata all'Aula di Erbologia dà la possibilità di interagire con le mandragole (o mandragore) e la ricostruzione della Capanna di Hagrid quella di sedersi sulla sua enorme poltrona (ed ovviamente lanciare un incantesimo di "selfie"). Dalla Capanna si passa alla Foresta proibita, con Fierobecco e il ragno Aragog che sembrano introdurre alle sale più tenebrose, quelle delle Forze oscure, con i costumi dei Mangiamorte, la divisa di Azkaban di Bellatrix Lestrange, un dissennatore, la statua di Colin Canon pietrificato, i manifesti da ricercati dei Mangiamorte.
Si passa per un corridoio con gli stemmi della Case e gli abiti indossati per il matrimonio di Fleur e Bill e si conclude "in grande", appunto, con la Sala Grande di Hogwarts - peccato per la mancanza della riproduzione del soffitto - con la scenografia del Ballo del Ceppo, i costumi dei quattro campioni, i dolciumi che gli studenti possono comprare a Hogsmeade, i costumi della McGranitt e di Silente, di Fanny e dei gemelli Weasley.
La pietra filosofale, la Mappa del Malandrino, i Doni della Morte: gli oggetti sembrano fare l'"occhiolino" dalle teche, riportando alla mente dei più maturi il ricordo magari della visione del film al cinema e ai più piccoli la voglia di conoscere la saga del "maghetto" più famoso di sempre. Famiglie, adolescenti, ragazzi cresciuti insieme a Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso e Corvonero: la mostra è consigliata a tutti, neofiti, potteriani, maghi, streghe o babbani. L'importante è entrare declamando: "Prometto solennemente di non avere buone intenzioni!"









