L’immaginario sonoro e visivo di Brian Eno approda a Parma con un progetto artistico diffuso, a quattro anni dalla sua ultima creazione italiana e dopo il Leone d’Oro alla carriera conferito da La Biennale di Venezia nel 2023.
Nel Complesso Monumentale di San Paolo sboccerà Seed, progetto artistico che si articola e sviluppa in due fasi: la prima prevede la presentazione al pubblico, per un periodo di circa tre mesi, dell'installazione audio site-specific Installation for Giardini di San Paolo, creata da Brian Eno e dalla giornalista e scrittrice turca Ece Temelkuran. Al termine - nella seconda fase - l'opera troverà nuova vita e definitiva collocazione presso la Casa del Suono. L'esperienza d'ascolto vissuta dal pubblico nei Giardini di San Paolo sarà infatti oggetto di field recording e impressa su vinile - stampato in un’unica copia e a cura dello stesso Eno - integrato nella collezione permanente della Casa del Suono, a testimonianza della collaborazione tra l'artista britannico e la Città di Parma.
Seed esplora temi e concetti che da sempre ispirano la ricerca di Eno: la visione e la manipolazione del tempo e del suono, ma soprattutto il rapporto dell'uomo con la natura, i luoghi e il paesaggio. Ponendo al centro dell'opera il visitatore, protagonista di un'esperienza unica e irripetibile, Seed ambisce a generare una riflessione sul senso dell'Arte e sul valore della Bellezza, nella nostra vita e nell'economia di ogni singola giornata che viviamo.
Realizzata all’interno della Crociera dell’Ospedale Vecchio, My Light Years presenta per la prima volta in un unico luogo, in modo ampio e analitico, la collezione completa delle installazioni e delle opere audiovisive di Brian Eno, offrendo una panoramica estesa del suo percorso artistico tra luce, suono e sistemi generativi. Tra i lavori cardine del percorso espositivo emergono 77 Million Paintings (2006) e Face to Face (2022), due opere che sintetizzano la riflessione di Brian Eno sul tempo, sulla percezione e sull’identità nell’era digitale.
La dichiarazione di Brian Eno: La mia sensazione è che fare arte possa essere più utilmente pensato come il giardinaggio: pianti alcuni semi e poi inizi a osservare cosa succede tra loro, come prendono vita e come interagiscono. Questo approccio è talvolta chiamato "procedurale". Io lo chiamo "generativo". Proprio come un giardino è diverso ogni anno, anche un'opera d'arte generativa potrebbe essere diversa ogni volta che la vedi o la senti. L'implicazione è che un'opera del genere non è mai veramente finita, non c'è mai uno stato finale. Ai Giardini di San Paolo realizzerò una nuova opera pensata specificamente per questo luogo. Riempirà l’intero spazio, che è molto suggestivo e che rappresenta una sorta di posto segreto, chiuso per molti anni e oggi finalmente svelato”.
Sulla collezione che sarà esposta all’Ospedale Vecchio l’artista aggiunge: Mi ha davvero entusiasmato. È un edificio immenso ed è stata una vera e propria sfida capire come distribuire le opere in uno spazio così grande. Alcune sono contemporanee, ma la maggior parte sono più datate e includono alcune delle primissime installazioni luminose che ho realizzato negli anni ’70. Sarà uno spettacolo piuttosto vario e richiederà al pubblico lunghe camminate.









