Cinque secoli di dialogo tra Italia e Germania in mostra alla Basilica Palladiana di Vicenza.
Non solo capolavori d'arte, ma storie di incontri, viaggi, influenze e visioni che hanno attraversato i confini. Da questa idea nasce Ispirazione Europa, il nuovo progetto espositivo promosso dal Comune di Vicenza che tra il 2026 e il 2028 porterà in Basilica Palladiana tre grandi mostre dedicate ai rapporti tra l'Italia e Germania, Francia e Spagna.
La trilogia - curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli - è realizzata in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, ed è promossa e organizzata da Marsilio Arte, con main partner Intesa Sanpaolo. Ad aprire il ciclo, Italia Germania, prima tappa di un racconto che proseguirà con Italia Francia nel 2027 e Italia Spagna nel 2028.
Il progetto vanta la collaborazione speciale del Mart di Trento e Rovereto, del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno e della Casa di Goethe di Roma. Ha inoltre ricevuto il patrocinio dell'Ambasciata tedesca, rientrando tra le attività organizzate per le celebrazioni dei 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania.
Il percorso attraversa due secoli di relazioni culturali tra i due Paesi, con particolare attenzione al Novecento, quando il dialogo tra artisti, intellettuali e architetti-designer italiani e tedeschi diventa uno dei motori della modernità europea. La mostra è suddivisa in capitoli corrispondenti ai momenti più significativi di questa osmosi e riporta alla luce episodi, protagonisti e vicende fondamentali.
Il racconto prende avvio sul finire del Settecento, quando l'Italia diventa meta irrinunciabile per artisti e intellettuali tedeschi. Il viaggio compiuto da Johann Wolfgang von Goethe tra il 1786 e il 1788 contribuisce a diffondere nel mondo germanico l'idea dell'Italia come luogo di rigenerazione artistica e spirituale. In questo clima nasce a Roma la comunità dei Nazareni, pittori tedeschi che scelgono di vivere e lavorare insieme per restituire alla pittura una dimensione morale e religiosa ispirata alla purezza dell'arte rinascimentale. Tra i protagonisti spicca Friedrich Overbeck. Parallelamente si sviluppa il confronto tra diverse interpretazioni del classicismo europeo, alimentato dalle teorie di Johann Joachim Winckelmann e incarnato dall'opera di Antonio Canova, che in mostra si confronta con lo scultore nordico Bertel Thorvaldsen.
Alla fine del XIX secolo gli scambi si fanno più intensi grazie alle Secessioni, in particolare quella di Monaco, e alla visionarietà di Giorgio de Chirico che si confronta con Franz von Stuck, ma anche con la cultura simbolista di Max Klinger e Arnold Böcklin, quest'ultimo a lungo attivo in Italia.
Con l'inizio del Novecento il dialogo entra in una fase decisiva. Nel 1912 e nel 1913, a Berlino, la galleria Der Sturm ospita due storiche esposizioni nelle quali partecipano i futuristi italiani. Artisti come Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Gino Severini si confrontano con gli espressionisti tedeschi della Brücke e del Blaue Reiter - Franz Marc, August Macke, Emil Nolde, Karl Schmidt-Rottluff - in uno dei momenti più intensi di incontro tra le avanguardie europee.
Negli anni Venti il rapporto assume una dimensione più complessa, riflettendo le tensioni politiche e sociali dell'epoca. Il Realismo Magico italiano e la Neue Sachlichkeit tedesca mostrano sorprendenti affinità: una pittura sospesa tra precisione e inquietudine, capace di raccontare le fragilità dell'individuo dopo la tragedia della guerra. Felice Casorati, Antonio Donghi e Cagnaccio di San Pietro dialogano idealmente con Otto Dix, George Grosz e Christian Schad. Parallelamente si apre il capitolo dell'astrazione: le ricerche attorno al Bauhaus ridefiniscono il rapporto tra arte, architettura e società. In Italia, attorno alla Galleria Il Milione a Milano, le idee di Vasilij Kandinskij, Josef Albers e Willi Baumeister influenzano artisti come Mauro Reggiani, Fausto Melotti e Lucio Fontana.
Nel 1958 una mostra a Roma alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna — poi trasferita al Museo di Leverkusen — riapre, dopo le profonde ferite della guerra, il dialogo tra i due Paesi. Vi partecipano Alberto Burri, Piero Dorazio e Giuseppe Santomaso per l'Italia, Karl Fred Dahmen, Fritz Winter ed Ernst W. Nay per la Germania.
Il secondo dopoguerra è anche il momento in cui nasce il gruppo ZERO, fondato nel 1957 a Düsseldorf da Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker, in stretto dialogo con l'Italia di Enrico Castellani, Piero Manzoni e Agostino Bonalumi. Tra le figure più emblematiche emerge Joseph Beuys, artista e teorico che intreccia profondi legami con l'Italia, trasformando l'arte in uno strumento di riflessione politica e sociale. Il suo lavoro trova rispondenze con l'Arte Povera - sostenuta teoricamente da Germano Celant - e con artisti come Merz, Penone e Zorio. Emilio Vedova, per un periodo docente a Düsseldorf, fa da perno tra le due culture dialogando con gli azionisti viennesi Arnulf Rainer e Günther Brus.
Dalla fine degli anni Settanta il confronto prosegue con protagonisti di grande rilievo: Sigmar Polke, Gerhard Richter, Anselm Kiefer e Georg Baselitz affrontano nei loro lavori il tema della memoria storica e della responsabilità culturale dell'Europa dopo le tragedie del Novecento. Negli anni Ottanta i Neuen Wilden - Markus Lüpertz, Helmut Middendorf, Rainer Fetting - e la Scuola di Lipsia con Neo Rauch entrano in relazione diretta con la Transavanguardia italiana teorizzata da Achille Bonito Oliva, e con artisti come Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi e Mimmo Paladino.
Il percorso si chiude con lo sguardo rivolto al presente, attraverso una nuova generazione di artisti italiani e tedeschi che ancora oggi continuano a confrontarsi, mantenendo vivo lo scambio culturale tra Roma e Berlino.









