I disegni esposti appartengono alla collezione Viti Antaldi e tracciano un ideale percorso con alcuni dei principali artisti che si sono avvicendati nel territorio pesarese tra il XVI e il XVIII secolo.
Centrale nel progetto espositivo è la figura di Raffaello (1483-1520): dei tanti disegni di Raffaello che avevano resa famosa la Collezione Viti Antaldi ne resta solo uno, ma estremamente importante: lo Studio di figura, disegno riconducibile alla prima attività dell’artista, preparatorio per la figura di Cristo nella Resurrezione conservata nel Museu de Arte di San Paolo del Brasile. Il prezioso foglio oliveriano, oltre a richiamare simbolicamente gli esordi di questa prestigiosa collezione, vuole evocare l’importanza che l’opera di Raffaello ebbe per gli artisti successivi. Tra questi anche i pittori che la mostra intende celebrare: dai più vicini Barocci e Cantarini, al Lazzarini che operò a distanza di due secoli dal grande Urbinate. Raffaello non fu soltanto un campione della pittura, ma anche un eccellente disegnatore. Attraverso i suoi esercizi grafici, conservati nei principali musei del mondo, la linea sintetica di alcuni o la morbidezza chiaroscurale di altri, è possibile seguire le diverse fasi di progettazione delle opere, dai primi abbozzi al cartone preparatorio, comprendere lo svolgersi del suo pensiero, riconoscere riferimenti e cambiamenti e perfino capire il ruolo che il disegno poteva assumere nel dialogo con la sua bottega.
Sebbene abbia scelto di rimanere nella sua città natale, Federico Barocci (1533-1612) è stato al centro della scena artistica italiana ed europea per quasi un secolo e si è imposto tra i più richiesti autori di opere sacre della seconda metà del Cinquecento. I fogli esposti in mostra esemplificano la sorprendente ricchezza del suo segno, passando da esiti più geometrizzanti, come quelli per la parte superiore della Deposizione di Senigallia, dove si registra la prima idea dei movimenti delle figure, a quelli ben più pittorici degli studi per l’Ultima cena di Urbino, o per la Circoncisione del Louvre, un tempo sull’altare maggiore della chiesa pesarese del Nome di Dio che tenne impegnato l’artista per molti anni. Insieme ai disegni sono esposti alcuni ritratti che, realizzati da artisti barocceschi, vogliono ricordare non solo uno dei generi più cari a Federico, ma anche evocare l’indagine introspettiva che i suoi allievi e seguaci si impegnarono a proseguire.
Simone Cantarini detto il Pesarese (1612-1648) si formò nella realtà culturale del ducato urbinate. Fu particolarmente prolifico anche nella produzione grafica. Il ricco corpus di disegni dimostra, insieme all’acquaforte, che praticò con formidabili risultati, la sua grande facilità inventiva, testimoniata in mostra da alcuni fogli diversi per tipologie: alcuni sono semplici schizzi a penna, altri, più rifiniti a pietra rossa, possono essere preparatori per opere pittoriche come la Trasfigurazione di Cristo della Pinacoteca Vaticana (1637). Insieme ai dipinti pesaresi normalmente esposti nella stessa sala, vengono presentati per l’occasione la Sacra Famiglia con santa Marta delle raccolte di Intesa Sanpaolo, riferibile alla prima attività del Pesarese ispirata a modelli barocceschi, e un’inedita Adorazione dei Magi di collezione privata.
Il canonico Giovanni Andrea Lazzarini (1710-1801) fu il principale artista pesarese del suo tempo, responsabile della creazione a Pesaro di una frequentata scuola d’arte. Maturò artisticamente a Roma nel culto dell’antico e dei grandi maestri del classicismo seicentesco, ma soprattutto nel mito di Raffaello. Anche per Lazzarini, ultimo protagonista del percorso espositivo, il disegno costituisce un fondamentale strumento di lavoro di cui si serve in ogni occasione: per studiare i modelli durante il periodo romano, per progettare e mettere a punto l’opera pittorica, per dialogare con i suoi collaboratori attraverso il linguaggio delle immagini. I fogli presentati raccontano tipologie grafiche diverse: primi pensieri, sui quali sarebbe tornato, per una delle opere della chiesa pesarese della Maddalena o per la pala di Gualdo (Forlì); modelli definitivi ben più pittorici per la Santa Illuminata di Massa Martana (Perugia); fogli di studio più disordinati per elaborare un Riposo nella fuga in Egitto, tema che amò particolarmente. Lo Studio per san Giuseppe da Copertino documenta, infine, il progetto per un’opera un tempo nella chiesa di San Francesco a Pesaro, al momento dispersa.
Il percorso espositivo è arricchito anche da opere rappresentative di alcuni degli artisti più direttamente legati a Barocci, promettenti collaboratori cresciuti nella sua bottega nel continuo esercizio del disegno e degli accordi cromatici modulati sulle tele, in grado di rispondere alle esigenze del maestro, sempre al lavoro su vecchie e nuove commissioni, così come su repliche e derivazioni. Il più anziano è Antonio Cimatori detto “Visacci” (1550 ca.-1623). Erano coetanei Antonio Viviani detto il Sordo (1560-1620), attivo nel Ducato ma anche a Roma, e il fedelissimo Ventura Mazza (1560-1638) da Cantiano che, morto Federico, concluse alcune sue tele e proseguì l’attività di copista delle opere più celebri del maestro. Chiude la rassegna il pesarese Giovan Giacomo Pandolfi (1567-1636 ca.) che, ponendosi in stretta contiguità con Federico Zuccari, non è annoverabile tra gli allievi diretti di Barocci di cui subì però l’influsso.
CAPITALE DEL DISEGNO
Raffaello, Barocci, Cantarini, Lazzarini
dalla Biblioteca Oliveriana per Pesaro 2024
a cura di Anna Cerboni Baiardi
con Anna Maria Ambrosini Massari
Pesaro, Palazzo Mosca – Musei Civici
22 settembre – 17 novembre 2024
La mostra è promossa da Comune di Pesaro e Fondazione Pescheria - Centro arti visive nell’ambito degli eventi di Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, con il contributo della Regione Marche e in collaborazione con Ente Olivieri - Biblioteca e Musei Oliveriani e Pesaro Musei, in partenariato con l’Accademia Raffaello di Urbino. L’organizzazione è di Maggioli Cultura e Turismo.
informazioni
tel. 0721 387541
www.pesaromusei.it









