Giorgio Armani abitava nel quartiere Brera proprio nella via parallela a quella della Pinacoteca: con questa scelta di vita aveva già compiuto un atto di amore verso la città e il suo cuore artistico, con cui era in evidente sintonia - e lo è stato fino all’ultimo scorcio della sua vita e carriera - data l’ulteriore scelta di ambientare la sua personale proprio qui. Lo stilista stesso l’ha curata, scegliendo circa 130 abiti fra le creazioni che sono state da lui consegnate per sempre all'Armani/Archivio.
Queste scelte sono state tutte ricambiate perché la mostra “Giorgio Armani: Milano per amore”, inaugurata il 24 settembre 2025 a sole tre settimane dalla morte dello stilista, non chiuderà più domenica 11 gennaio 2026 bensì si offrirà al pubblico fino a domenica 3 maggio.
Dopo averla concepita come festeggiamento dei suoi cinquant’anni di carriera, Armani ha collaborato anche all'allestimento dislocato tra le sale della Pinacoteca: il risultato è un forte connubio tra la storia dell’arte e la storia della moda, in cui entrambe le arti attraggono lo spettatore e rubano la scena l’una all’altra. Tuttavia alla fine si lasciano ammirare entrambe, non solo a seconda del grado di interesse personale verso una forma artistica o l’altra, ma perché entrambe attirano inevitabilmente lo sguardo e accompagnano nella visita sala dopo sala.
Abiti femminili, di alta moda ma non solo, e abiti maschili paiono sospesi in manichini assenti di cui s’intuisce solo la struttura ben celata, spesso sinuosa. In tal modo le creazioni acquistano un’anima, accentuando la sensualità femminile oppure l’eleganza maschile. Certamente in questo sono complici i tessuti impreziositi da perline, ricami e strass tanto ricercati quanto raffinati; ma lo stesso effetto viene creato anche nei capi di tono minore, seppure sempre di alto livello. I generi esposti non sono solo abiti da sera o adatti a particolari occasioni mondane, perché molti sono anche completi e tailleur che testimoniano la moda specie degli anni Novanta, alcuni degli anni Ottanta, per arrivare ai primi anni Duemila e agli ultimi appena trascorsi.
Scenografici nella loro disposizione geometrica esteticamente studiata, in alcune sale gli abiti sembrano essere a loro volta spettatori dei capolavori ospitati dalla Pinacoteca, una scenografia già di per sé degna cornice alla celebrazione dell’arte di Armani, anche grazie alle colonne che separano le sale. Le sue creazioni possono trovarsi di fronte alla “Cena in Emmaus” di Caravaggio; oppure possono essere esposte nella sala de “La Madonna del Carmelo” di Tiepolo; oppure possono sembrare sminuite dall’imponenza del Napoleone di Antonio Canova, che “Come Marte Pacificatore” accoglie il visitatore all’inizio del percorso espositivo - solo per citare alcune tra le numerose opere - e raggiungere il risultato di essere all’altezza e per nulla fuori luogo.
A volte, nuances e colori s’intonano con quelli simili delle pareti delle sale che li accolgono, mentre in altre sono scenograficamente accostati o contrapposti. C’è un solo tocco di rosso che si accende tra toni prevalentemente di grigio, verde, oro, argento. Toni delicati adatti a esprimere l’eleganza, nei quali però emergono il blu anche navy, il bianco, il nero; ci sono accenni di color cipria; accessori quali collane con richiami all’ambra; diversi abiti specie maschili in misto lino e ciascun capo ha una didascalia che descrive modello e materiali utilizzati.
Il blu è il colore prevalente, in toni elegantemente accesi, nella sala finale dedicata dalla Pinacoteca a Francesco Hayez con, tra le altre sue opere, il famoso dipinto “Il bacio” e l’altrettanto famoso ritratto di Alessandro Manzoni. In questa parte finale si accende il contrasto tra il blu degli abiti, quello delle pareti e l’oro delle imponenti cornici dei dipinti, con un impatto visivo che resta nella memoria insieme probabilmente al desiderio di ritornare per cogliere ancora meglio un’occasione resa irripetibile da diverse ragioni.
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