Raccontare Sir Tom Jones è impossibile, probabilmente anche imbarazzante. Cosa mai si potrebbe scrivere di un Artista in attività dalla seconda metà degli anni '60, con pezzi inossidabili (ne citiamo solamente due: "It's not Unusual" e "Delilah"), ma in grado di aggiornarsi senza tradirsi ("Sex Bomb") e conquistare così anche il pubblico delle discoteche? Ma d'altra parte qualcosa dobbiamo pur scrivere, non è sufficiente dire che eravamo in 20.000 (dati ufficiali forniti dall'ufficio stampa di Newmarket Racecourses, che ringraziamo); non è sufficiente scrivere che il pubblico era di tutte le età, dagli adolescenti ai nonni (e nemmeno troppo giovani); né che la scaletta ci ha consegnato l'esecuzione di 19 brani, tutti di gran classe, convincenti e coinvolgenti. Nemmeno far notare la delicatezza di avere sul palco la "traduzione" simultanea dei testi nel linguaggio dei segni. Ma qualcosa dobbiamo pur scrivere.
Sono circa le 8:30 pm, si sono da poco concluse le corse dei cavalli, dove abbiamo provato a fare il colpaccio scommettendo sul meno favorito, 5 sterline su Invisibility, che infatti si è dimostrato come il suo nome. Il pubblico in maniera molto rilassata si è spostato (tutti o quasi con un bicchiere d'ordinanza in mano, molti con una efficiente glacette di plastica trasparente) nelle vicinanze del palco che da lì a pochi minuti (orario di inizio circa le 8:40) ospiterà il ritorno al concerto di Tom Jones. Un'icona della musica anglosassone, con più di 100 milioni di dischi venduti.
Un leggerissimo ritardo di pochi minuti (quasi incredibile da queste parti) e la band si posiziona sul palco, il maxischermo si accende e si inizia a suonare. Pochi secondi e il cantante gallese, sorridente come un bambino al quale hanno appena restituito il pallone, inizia il suo, no, il nostro show. La sua felicità di tornare al palco ("al mio ultimo concerto avevo 79 anni" / "mi siete mancati") è naturalmente e sinceramente contagiosa: non c'è distanziamento, si canta tutti assieme e sono solo le mascherine (in tanti le indossiamo come precauzione) il simbolo visivo della pandemia. E' una forma di consapevolezza che non ne siamo ancora fuori, ma questo non minimizza la voglia che abbiamo - sul palco e sotto - di goderci una serata in musica, dopo tanta privazione.
Il concerto viene aperto con "Mama Told Me Not to Come", per poi passare - come da standard per ogni artista - ad alcuni brani tratti da "Surrounded by Time", il nuovo disco pubblicato in aprile e di conseguenza in promozione. Solitamente una nuova uscita è meno apprezzata dal pubblico nei concerti, ma questo progetto - per la precisione il quarantunesimo in carriera - è un album di cover (con un lusinghiero debutto al primo posto della classifica britannica), per cui i ventimila presenti non fanno la minima fatica a cantare (ma senza sovrapporsi o dare disturbo a chi vuole solo ascoltare la star) assieme al protagonista della serata.
"Sex Bomb" è eseguita con una classe e una padronanza di palco che ti fanno sperare di arrivare a 81 anni nelle stesse condizioni. "Tower of Song" è "una canzone di Leonard Cohen" e si sente. "Delilah" e "It's Not Unusual" sono un passaggio di condivisione totale tra cantante, musicisti (molto bravi) e pubblico. Vicino a noi una famiglia: padre e madre intorno ai 50 anni, molto distinti, figlia dagli occhioni azzurri attorno ai 22 e il fidanzato pari età. Tutti cantano e ballano. Vicino a loro un'altra coppia di fidanzate, una delle due si commuove ed è l'abbraccio e il bacio della compagna a rendere questo momento di commozione la chiara esemplificazione dell'effetto che la musica ha su tutti noi. Ci rendiamo conto che questo non è il contesto, ma quanto ci piacerebbe se qualsiasi genere di esternazione di amore, anche in Italia, fosse la normalità, ma forse ci arriveremo (speriamo).
Il concerto si avvia all'epilogo, in scaletta trovano spazio anche due "sentiti omaggi" (cit.) per Joe Cocker e Prince, ma sempre nello stile di Tom Jones. E ci stupisce ancora una volta avere la prova provata di come sia possibile attraversare canoni musicali così diversi, mantenendosi comunque sempre perfettamente riconoscibile. L'abbraccio con chi ha suonato - e si è divertito assieme a lui - e il saluto al pubblico sono la logica conclusione di una bellissima serata, che speriamo si ripeta sempre più spesso. Di sicuro Tom Jones, ora che ha avuto la possibilità di tornare sul palco, difficilmente ne vorrà scendere. Tanto per avvalorare, la sua prossima data da queste parti (siamo vicini a Cambridge) è già da tempo sold out. Idem per Londra.
Concludiamo dando più che volentieri spazio a una dichiarazione di Sophie Able, direttore generale di Newmarket Racecourses: "It was a joy to have live music back at The July Course after so long. The atmosphere was fantastic and Tom Jones put on an incredible show, performing songs from his most recent number one album as well as all the crowd-pleasers. I’d like to say thank you to everyone who joined us on the night, not only for the patience they’ve shown over the past two years but also for helping us celebrate the return of Newmarket Nights in such a fun and enjoyable way". Non crediamo sia necessaria la traduzione.
TOM JONES
LIVE AT NEWMARKET RACECOURSE
Setlist: Mama Told Me Not to Come - Popstar - The Windmills of Your Mind - One More Cup of Coffee - Green, Green Grass of Home - What's New Pussycat? - Sex Bomb - I'll Never Fall in Love Again - I Won't Crumble - Tower of Song - Lazarus Man - Delilah - It's Not Unusual - You Can Leave Your Hat On - If I Only Knew - Kiss - I’m Growing Old - There's No Hole in My Head - Strange Things Happening Every Day.
Durata: 90 minuti e tanta voglia di rifarlo ancora.








