Barock Project Live

I Barock Project sono un'interessante proiezione nel terzo millennio del progressive anni '70. E meno male che ci sono

i Barock Project in concerto
m&s - i Barock Project in concerto (foto © media & sipario)

Nel recente passato, anche italiano, avevamo band in grado di combinare le sonorità di jazz, classica, blues e rock tutte assieme, aggiungendo un fondamentale appeal con le esibizioni dal vivo e con una grande tecnica e qualità dei musicisti coinvolti, capaci - come pochi - di muoversi agevolmente da una partitura ad un'altra: tutto questo è (in forma di sintesi arbitraria) il progressive.

Gli artisti britannici - patria indiscussa del genere - lo hanno perpetuato nei decenni, mantenendosi costantemente ai vertici del successo, decretato dai propri fan e con uno zoccolo durissimo di appassionati in Italia: è così che i Genesis, ancora poco apprezzati in patria, ottengono i primi risultati tangibili proprio nel nostro paese, ma è anche così che le band del prog italiano, prima fra tutte la PFM, sbarcano nel Regno Unito, conquistandosi a suon di concerti la credibilità artistica che ancora conservano, a distanza di decenni.

Attualmente il progressive, italiano e britannico, è troppo poco presidiato, soprattutto gli italiani hanno scoperto che è molto più semplice usare le basi su cui buttare parole in ordine sparso o tentare il successo popolare, temporaneamente assicurato da discutibili trasmissioni televisive, aspetti che con la musica hanno veramente poco a che spartire. Anche per questo, ma non solamente (sarebbe riduttivo ed ingiusto nei loro confronti), fa molto piacere assistere al crescente successo dei Barock Project, progetto emiliano che caparbiamente continua a sfornare dischi (quelli veri, addirittura in vinile!) e tenere concerti praticamente dovunque, con frequentissime trasferte molto lontano da qui.

I B.P. hanno ricevuto l'attenzione del grande pubblico anche attraverso l'endorsement di Vittorio De Scalzi ("la migliore proiezione del Concerto Grosso, fusione tra rock e sinfonico/barocco"), ospite di gran lusso nell'album Skyline (2015), da notare che il vinile è stato recentemente ripubblicato in edizione limitata (500 copie) con la copertina illustrata da Paul Whitehead. Successivamente - dopo la parentesi del doppio live "Vivo" (2016) - hanno pubblicato "Detachment" (2017), ottima sintesi del passato con il presente e consolidamento del successo finora ottenuto: basti sapere che il disco ha venduto in 42 diverse nazioni. La prossima uscita è prevista a breve nel 2019, ma è ancora presto per parlarne (o scriverne), anche se qualcosa è stato fatto ascoltare in apertura del concerto.

La serata è una vera gioia principalmente per le orecchie, visto che la band non indugia molto in "movimenti" di scena, la scelta dei brani si è mossa attingendo primariamente su "Skyline", "Detachment" e "Coffee", esattamente in questo ordine per quantità, riuscendo ad offrire un panorama completo del suono Barock Project, reso sicuramente più vivace dall'esecuzione dal vivo. "Tired", eseguita abbondantemente ai due terzi del concerto, di "stanco" ha avuto solo il nome, considerando come i cinque musicisti si siano divertiti - e chi ha assistito anche di più, visto che si stava seduti comodamente in poltrona - a sgretolare il "muretto" che separa, ma nemmeno poi tanto, l'hard dal progressive, entrambi sottogeneri di lusso del classic.

Le influenze di Yes, Genesis o Jethro Tull, per altro sempre dichiarate dalla band, si avvertono, ma non sono piaggeria, quanto semplicemente il collocarsi in un tema musicale che anche altri hanno già esplorato, ma solo perché "quelli" sono nati molti anni prima, per il resto lo stile del quintetto è sicuramente personale e decisamente coinvolgente, con brani corposi (difficilmente siamo sotto i 6/8 minuti), nei quali tutti i componenti trovano il loro corretto e doveroso spazio esecutivo.

"Siamo una boy band", ha dichiarato, giocando, il cantante. Magari fossero tutte così le boy band attuali, almeno avremmo qualcosa d'altro da ascoltare e anche qualche nome da ricordare, dopo i canonici tre anni di contratto e "comparsate" un po' dovunque. Ma dubitiamo che ci sia un'imposizione dall'alto del "dio del rock" (cit.) che trasformi in musicisti dei prodotti commerciali. Per fortuna nostra ci sono i Barock Project e presto esce anche il loro disco nuovo. Nell'attesa ascoltiamoci quelli i vecchi. Il progressive è come il buon vino, invecchiando migliora. Un doveroso ma sentito ringraziamento a BZR Concerti (nella persona di Alexandra) e Claudio Cutrone (management della band).

BAROCK PROJECT
Luca Zabbini (tastiere, chitarra acustica, voce)
Eric Ombelli (batteria)
Marco Mazzuoccolo (chitarra)
Francesco Caliendo (basso)
Alex Mari (voce solista, chitarra acustica)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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